Mese: dicembre 2012

Vacanze di Natale – Presente

Il periodo dell’anno che odio sicuramente di più è il Natale. Non lo dico per sfrontatezza. Arriviamo a fine anno stanchi, spossati, demoralizzati. Un mese terribile alle spalle. Sono finiti i tempi in cui c’erano le vacanze, eravamo felici e pensavamo ai regali. Il negozio ci tiene impegnati pure la domenica, e siamo alla mercé della gente. Subiamo vero e proprio mobbing, chiusi tra le vetrine e i lastroni di dogato. Chiunque passi tira su di noi la propria merda. Alla mercé della gente e di una nevrosi generale. Anche volendo non si scappa. Presto o tardi veniamo contagiati, e arriviamo al Natale in uno stato d’animo alticcio, ubriacati da un vino acido, alle labbra annacquato e in gola troppo alcolico. Tagliato dalla spazzatura chimica di megaproduzioni alimentari. La vigilia a mezzanotte dormiamo già, abbracciati in un sudore post apocalittico. Sogno la voce delle persone, mi chiedono informazioni, e io cerco di vendere persino il cuscino. Apro gli occhi, abbraccio le coperte. So che è stato un sogno, so che è la stanchezza, ma cerco di vendere pure quelle. E si, sono sveglio, ma l’incubo mi perseguita anche ad occhi aperti. La vigilia alle dieci e mezza, altro che cenone, siamo k.o., svuotati da ogni parvenza di spirito natalizio. Persino il bambino Gesù del presepe non sfugge ad una carrettata di bestemmie.

La mattina del 25 ci si sveglia alle sette e mezza. Non ho dimenticato di spegnere la sveglia. No. E´semplicemente l’abitudine. Arriva quella sorta di pugno nello stomaco, di freddo e premura, la sensazione di essere in ritardo, d’aver dormito troppo, di venir meno alle mie responsabilità. Ci metto qualche minuto a razionalizzare. Il tempo di andare in bagno, accendere la stufa, che questa casa è gelata, e mettermi qualcosa addosso. E´il venticinque, porca miseria! Siamo chiusi. Già. Nonostante l’incredulità di qualche cliente. Non lavorate? Chiedono. Dopo tre settimane di tuttiigiornialavoro non si lavora?! Il più bel regalo. I ritmi rallentano, per due giorni soltanto, è vero, ed è una convalescenza razionata, scandita da forchettate e concerti di natale in tv, a suon di maiale e patate al forno, tartine al salmone e caviale, tortelloni alle melanzane e ricotta salata, torte al cioccolato e pandori alla nutella. Il mangiare sembra non finire mai. Anche nel cesso, il ventisei notte, quando tutto è già finito, la malattia è passata, e si ritorna a puntare la sveglia, con il terrore di non sentirla, di svegliarsi troppo tardi, e lo stomaco pulsa costante come una bomba ad orologeria pronta a scoppiare. Ti pieghi nel gabinetto e passi una o due ore li seduto a pregare di star meglio, almeno alle otto, per andare ad aprire senza il pensiero di quel dolore.

Il Natale presente è poco piacevole. Eggià. Descritto così fa paura. Ma tornerà ad essere bello. Già l’anno prossimo. Fino ad allora tirerò il fiato e mi tapperò il naso. Farò lo sforzo di non detestarvi, che ho da diventare papà tra qualche mese, e non posso permettermi di detestare nulla.

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Davanti la tv

Tv: Com’è successo?

Tv: Al settimo mese ho cominciato ad ingrassare, ho perso la fiducia in me stessa…

Momi: ti prego non permetterlo mai!

Tv: …vesto come un uomo. Com’è possibile?

Tv: Sara aveva perso il piacere di vestirsi come una donna. Adesso Mike ha preso il controllo del suo guardaroba.

Momi: Io avrei molta paura, se fossi tu per me compreresti abiti enormi. Pensi che io sia cicciona.

Tv: Sono ancora pantaloni Premaman? Sono diventati la sua divisa…sono orribili!

Tv: Accendiamo il tritabiti!

Tv: Che meraviglia!

Tv: Mettiamo anche questi? Addio! Oh si! Sei terribile!

Momix: Anche io non avrei pietà.

Momi: Ma tu cosa elimineresti? Dai, non c’è nulla?

Momix: Mmm no…anzi si: le borsette Braccialini!

Tv: Mike deve comprare il nuovo guardaroba. Cosa comprerà? Non sa nulla di shopping…

Momi: Io so cosa compreresti per me.

Momix: Solo vestiti scollati e minigonne!

Tv: Mike quell’abito ha troppa poca stoffa, ma che fai?! E quella maglia, non è troppo scollata?!

Momix: …ecco…

Tv: Mike spende 2000 sterline comprando solo vestitini scollati, scarpe anonime e non pensa minimamente alla biancheria intima.

Momix: Che coglione.

Momi: Io ti comprerei una bella camicia aderente e un gilet alla Justin Timberlake. E tu?

Momix: Io una bella vestaglia nera, trasparente e con i pizzi…e anch’io non baderei alla biancheria intima!

Momi: Ma non sessuale…sempre a cose sessuali pensi.

Tv: [pubblicità in sottofondo]

Momi: Dai, cosa?

Momix: Un Trench beige, un vestitino nero aderente lunghezza alle ginocchia, calze a rete, e scarpe col tacco.

Momi: Sei proprio un maiale.

Albero di Natale

Io e momi stasera abbiamo fatto l’albero di Natale. Il primo. L’abbiamo chiamato Pino. E´piccolo e grassottello. Sembra incinta pure lui. L’abbiamo avvolto nelle luci, e pensavo fosse più semplice. Invece no, è un casino. Il primo filo è finito male. Una volta attorcigliato ho attaccato la presa alla vecchia ciabatta rifilata in garage, staccandola è rimasta impigliata nei fori. In poche parole l’ho tirata tanto forte da romperla. Abbiamo rifatto tutto daccapo. Poi abbiamo posizionato le palline, tutte azzurre e argentate. Pino è un buon albero.

Motivazioni

Era da un po’ di tempo che pensavo ad aprire un blog per raccontare la vita matrimoniale di una giovin famiglia italiana. Crearne una, con i tempi che corrono, è una faccenda seria. Soprattutto quando si parla di ragazzi. L’Italia non è esattamente il luogo ideale dove provarci. Diciamola tutta. Sarà per i tempi che corrono, sarà per la crisi economica e politica, sarà per l’assenza di ideali, di valori, di motivazioni! Metter su famiglia, in questo momento, è azzardato. Non ci sono certezze, il lavoro non regge, così altalenante, e chiunque ci guardi, notando la fede alle dita e la pancia di Momi, non riesce a nascondere un’occhiata incuriosita. Quasi fossimo animali da circo. “Ma chi te l’ha fatto fare?” mi chiedono gli uomini. “Ma come? Sei così giovane!” dicono a Momi le donne. Sono persone avanti con l’età, spesso sopra i quaranta. Uomini goliardici, donne biasimanti. Esseri umani rassegnati al tempo che corre. Io e Momi ci siamo sposati perché crediamo l’uno nell’altra, per un pizzico di incoscienza, e perché abbiamo una motivazione. La famiglia. Poco importa se non abbiamo quello che per gli altri è sinonimo di sicurezza. La nostra motivazione è forte. E ci spinge a vivere il momento in fretta, con gusto. Oggi abbiamo creato questo blog perché non esiste solo Rihanna che posta foto seminuda su twitter, o Berlusconi che pretende le scuse ufficiali della Littizzetto con annessa polemica sul festival di Sanremo. O l’Inter che perde contro la Lazio, e i record di Messi. Non ci sono solo Imu e tasse e guerre. Dentro tutto questo ci siamo noi, e presto nascerà nostro figlio. Gli racconteremo dell’Italia e del nostro mondo.

Quando sarà il momento questi racconti saranno tuoi.