Mese: gennaio 2013

Pensando al secondo…?

La scorsa settimana è stata dura. Abbiamo avuto poco tempo per aggiornare il blog perché in negozio sono arrivati una cinquantina di colli da etichettare, antitaccheggiare, sistemare. Un lavoraccio. Questa non si prospetta migliore. Momi infatti non potrà farmi compagnia come sempre. Da oggi rimarrà a casa, almeno la mattina. Ora non so, sarà stata la stanchezza, o la pressione della negatività globale, ma mi sono trovato a riflettere sulla mia posizione: tra tre mesi sarò papà. Saremo genitori. E:

1) Non abbiamo un soldo. Abbiamo un lavoro che ci frutta 3 euro all’ora.

2) La casa dove abitiamo in realtà non è nostra (vabbé c’è poco da ridere, quante delle case che abitate sono vostre?), ma della banca.

3) Tra qualche giorno scade l’assicurazione della macchina.

4) Dobbiamo ancora pagare il fotografo del matrimonio.

5) Come posso fare?

La sequenza più o meno è stata questa. Non so più da quanto tempo lotto contro i mulini a vento, sono passati forse due anni? Mi sono impegnato a risolvere il rebus della crisi. Non ci sono riuscito, e quello che ho ottenuto non possono di certo chiamarsi risultati. Eppure ci siamo sposati. Si. E una settimana dopo abbiamo concepito il nostro primo figlio. Il 12 secondo la chiesa, il 19 secondo il ginecologo. Credo di poterlo urlare a gran voce:

Siamo antisociali!

E non ci fermiamo qui.
Orazio sarà il primo, noi già pensiamo al secondo. Si insinua nelle discussioni con fare naturale.

-Ma se nasce maschio poi come faccio a portarli tutti e due nel coast to coast in harley?
-Beh dovrai insegnare ad uno dei due a portare la moto e dovrai affittarne due anziché una (Momi ha sempre la soluzione semplice a portata di mano).
-Ma non sarebbe meglio se nascesse femmina, così rimane a casa con te?
-O’caca.

Oppure:

-Ma secondo te come andranno le cose tra due anni?
-In che senso?
-Magari avremo qualche soldo in più, non credi sia possibile?
-Per il secondo?
-Si…
-E vuoi aspettare altri due anni???
-Beh certo, mica sei tu che dovrai sopportarti le emorroidi dopo il parto!

Pochi lo sanno ma il parto implica emorroidi. Ho delle linee guida per far crescere la mia famiglia. Me le hanno date i miei genitori, i miei amici, e quei libri che non smetterò mai di leggere.

Termino con una citazione. Parte tutto da qui. Il resto lo lascio alle persone normali.

L’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Ooohhh!

Jack

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La nostra musica – Run Boy Run (Woodkid)

Io e Momi ogni tanto ci fissiamo con delle canzoni. In questo periodo ce ne sono poche, per lo più dei nostri gruppi preferiti. Poi capita mentre andiamo a lavoro di ascoltare in macchina un pezzo che ci ricorda qualcosa. Questo per esempio viene fuori dalle aperture di X-Factor 2012, ma credetemi non c’entra nulla con il reality show. La canzone è Run Boy Run di Woodkid. Il video è bellissimo, racchiude in se due canzoni, all’inizio Iron, poi Run Boy Run. Dura sette minuti ma vale la pena guardarlo tutto.

Buona visione:

La Macchina Cappottata

Oggi per percorrere i quattro km che dividono negozio e casa dolce casa abbiamo impiegato un’ora. Le strade di Catania alle 13,00 erano intasate da matte scimmie al volante. Ci si accalcava senza grazia agli incroci, dietro ai semafori.  Scimpanzé superavano a destra, oranghi invadevano le corsie degli autobus bloccando ogni via di fuga e creando ingorghi sempre più fantascientifici. Un inferno di idiozia. Alcuni primati urlavano schiamazzi dai finestrini. Altri s’imbronciavano, emettendo striduli versi giungleschi, battendo i pugni sui clacson. Dopo mezz’ora di autocontrollo e grazie all’applicazione dei principi fondamentali di sopravvivenza cittadina, e la bellezza di circa 600 metri percorsi, siamo arrivati sani e salvi al pettine. E abbiamo capito il motivo di quel caos annodato: una macchina cappottata a centro di strada. Vi evito le mie fantasie per cercare di capire come fossero riusciti in un’impresa simile. E torno al nodo: pompieri, curiosi con gli iphone alzati, il dito opponibile sugli schermi per riprendere la scena. Macchine incolonnate per le foto ricordo. La totale assenza di vigili urbani o polizia, carabinieri, guardia di finanza…nulla. Forze dell’ordine assenti. Non pervenute. Dopo l’inghippo un’altra mezz’ora di fila alla circonvallazione, ma quella è fisiologica. Serve per metabolizzare la mattinata. Qualsiasi mattinata e a maggior ragione quella trascorsa. E così riflettendo arrivo all’osservazione, constatazione ovvia, che non solo la macchina è cappottata, ma l’intera società italiana. Siamo incastrati dentro al veicolo, con i piedi all’aria e il collo piegato sul petto, soffocanti. E ci atteggiamo a scimmie perché ne abbiamo bisogno, per stare meglio, avere meno pensieri, più impulsi animali. Un richiamo primordiale antico quanto il mondo. Non andiamo avanti, non andiamo indietro. Mi sento bloccato qui, ma devo reagire.

Lo devo a mio figlio.

Unico pensiero lucido: emigrare, prima che sia troppo tardi. E il tempo comincia a stringere.

Primavera a Gennaio

A Catania oggi splende il sole, dopo due giorni di tempo alterno. Siamo in negozio. Momi lava il pavimento con il suo pancione e dopo si lamenterà del dolore al fianco. Le ho detto mille volte che lo faccio io, ma non si fida. Dice che non sono bravo con le pulizie, e credo sia vero.Tendo alla superficialità. Concentro le energie al pensiero. Per questo a volte sembro sopito, ascolto i discorsi a metà, rimango nel vago. Rispondo di si senza sapere cosa mi è stato domandato. Certo, dovrò stare più attento, tra qualche mese, alle mie risposte, e ancora di più tra qualche anno. Sono sicuro che ad ora di pranzo ci saranno almeno 18 gradi, e siamo a gennaio. Mancano tre mesi circa al parto e siamo tranquilli. Qualcuno dice troppo tranquilli. La nascità di un figlio comporta responsabilità. Io penso a partire, Momi pensa a quale animale adottare. Io guardo le foto di raduni in moto al freddo e al gelo. Lei sfoglia le pagine dei volontari su facebook. Ci dicono: mettete i soldi da parte per vostro figlio, che non avete idea di cosa ci voglia. E io rispondo di si, sempre un pò assente. Percepisco il discorso al 10% delle mie potenzialità celebrali. Rispondo di si e penso: ma di cosa avrà mai bisogno mio figlio? Suo papà l’aspetta impaziente, la mamma lo sogna la notte. Di soldi? Di vestiti? Di un letto dove dormire? Sono romantico e ottimista. Il 2013 è cominciato e sarà un grande anno.