La Macchina Cappottata

Oggi per percorrere i quattro km che dividono negozio e casa dolce casa abbiamo impiegato un’ora. Le strade di Catania alle 13,00 erano intasate da matte scimmie al volante. Ci si accalcava senza grazia agli incroci, dietro ai semafori.  Scimpanzé superavano a destra, oranghi invadevano le corsie degli autobus bloccando ogni via di fuga e creando ingorghi sempre più fantascientifici. Un inferno di idiozia. Alcuni primati urlavano schiamazzi dai finestrini. Altri s’imbronciavano, emettendo striduli versi giungleschi, battendo i pugni sui clacson. Dopo mezz’ora di autocontrollo e grazie all’applicazione dei principi fondamentali di sopravvivenza cittadina, e la bellezza di circa 600 metri percorsi, siamo arrivati sani e salvi al pettine. E abbiamo capito il motivo di quel caos annodato: una macchina cappottata a centro di strada. Vi evito le mie fantasie per cercare di capire come fossero riusciti in un’impresa simile. E torno al nodo: pompieri, curiosi con gli iphone alzati, il dito opponibile sugli schermi per riprendere la scena. Macchine incolonnate per le foto ricordo. La totale assenza di vigili urbani o polizia, carabinieri, guardia di finanza…nulla. Forze dell’ordine assenti. Non pervenute. Dopo l’inghippo un’altra mezz’ora di fila alla circonvallazione, ma quella è fisiologica. Serve per metabolizzare la mattinata. Qualsiasi mattinata e a maggior ragione quella trascorsa. E così riflettendo arrivo all’osservazione, constatazione ovvia, che non solo la macchina è cappottata, ma l’intera società italiana. Siamo incastrati dentro al veicolo, con i piedi all’aria e il collo piegato sul petto, soffocanti. E ci atteggiamo a scimmie perché ne abbiamo bisogno, per stare meglio, avere meno pensieri, più impulsi animali. Un richiamo primordiale antico quanto il mondo. Non andiamo avanti, non andiamo indietro. Mi sento bloccato qui, ma devo reagire.

Lo devo a mio figlio.

Unico pensiero lucido: emigrare, prima che sia troppo tardi. E il tempo comincia a stringere.

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2 comments

  1. Direi che le metafore delle scimmie e della macchina cappottatta sono molto azzeccate; spero che quanto sta succedendo nel nostro paese negli ultimi anni si possa risolvere nel modo meno doloroso possibile . . . senza dover per forza emigrare.

    Un saluto

    1. Io penso che starò qui fin quando non avròque che mi serve per andare a vivere in pace da qualche altra parte. Un posto dove ci siano ancora dei valori legati ad aspetti differenti, lontani dal mondo finanziario. Grazie per il commento. Saluti

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