Mese: febbraio 2013

32esima settimana – Apri gli occhi baby!

Alcuni esperti hanno scoperto che il bambino sviluppa la sensibilità alle temperature in questo periodo, ed è possibile sentirlo scalciare se mettete un panno caldo sulla vostra pancia.

[Fonte: http://www.settimanedigravidanza.com ]

Ecco perché la notte mi prendi a calci sui reni.

Momi dice sempre che sono bollente, dorme di fianco poggiata alla mia schiena. E tu mi svegli perché senti caldo! Ai, sui vari siti commentano lo stato della madre, del bebè, ma nessuno quello del padre!

Mancano otto settimane circa al parto. Il papà non sembra essere cosciente del cambiamento che sta per investirlo. Continua a giocare con la playstation nella pausa pranzo, a leggere la sera prima di andare a dormire. Va a lavoro pensando alla giornata d’inferno che sarà, e torna a casa la sera cercando di cancellare i volti di tutta la gente che ha incontrato, nel tentativo di farsi un bagno caldo, con la moglie magari. Sa che se lo può sognare! Si appiccica davanti alla tv e sfoga la frustrazione guardando programmi serial-demenziali. Non ha idea di cosa significhi quello che accadrà tra due mesi. E in fondo che importanza ha? Tanto vale aspettare e mantenere la calma.

Oddio, credo abbia ragione mia madre…la mia vita sta per cambiare.

La mia vita comincia adesso.

Annunci

Messico e Cappuccino

La prima volta che ho scoperto il cappuccino in Messico era mattina presto. Aspettavamo un bus che ci portasse da qualche parte, in giro per le rovine Maya. Avevo fatto premura a Momi ed era presto. Così presto che il ristorante per la colazione non aveva ancora aperto. Io ho una fissa per la colazione. Non è esatto. Io ho una fissa per il cibo. Ma la colazione più è internazionale più ci impazzisco. Così sedevamo sugli scalini della reception in attesa del bus. Il sole timido delle sette illuminava quella distesa immensa di giungla che è lo Yucatan. Dovresti vederlo: colora ogni cosa di arancio e verde pastello. Io mi lamentavo con Momi per la fame, perché quella mattina ci saremmo persi la colazione, e lei si lamentava perché come al solito l’avevo fatta alzare presto, e ogni volta siamo i primi ad arrivare. Dice che non occorre essere sempre così puntuali, tanto qualcuno ti farà aspettare comunque. Ecco, io odio aspettare, e quella mattina ero in preda a tenui spasmi di collera, quando un tizio dai contorni indefiniti spuntò oltre i divanetti del bar con un bicchiere lungo e stretto pieno di qualcosa marrone, bianco, fumante. Lo confesso, non sembrava mica invitante. Ma il bar era aperto, allora! E stavano servendo qualcosa, allora! Così mi alzo e lascio Momi lì da sola. Vado al bar sperando ci fosse qualcosa di buono da mangiare, ma non c’è nulla di nulla. Mi avvicino al barista, demoralizzato, e gli chiedo cos’era quella bevanda fumante. Cappuccino, risponde. E io penso: cappuccino? In Messico?! Proviamolo! Il tizio comincia a prepararlo. E´basso, tarchiato, con la pelle abbronzata. Quasi tutti in questa regione sono bassi tarchiati e abbronzati. Prepara il caffé, lento e lungo, americano, che non mi dispiace. Monta il latte e lo aggiunge. Ecco il cappuccino messicano, servito in un bicchiere da cocktail in plastica. Una brodaglia scura con schiuma bianca sull’orlo.

Fu così che ho scoperto il cappuccino messicano, una settimana dopo essere arrivato al villaggio. Il suo gusto accompagnò molti momenti di relax. A bordo piscina, con i piedi a mollo e l’acqua più calda del caffè. Il tramonto sulle nostre teste, sempre arancio e verde pastello.

Ho una grande nostalgia dentro, verso quella terra. Abbiamo visto poco, e conosciuto una briciola del territorio. Il Messico, dicevano le guide, non è questo. E io, ogni volta che bevo un caffè annacquato dal gusto timido, penso che ci devo tornare, in qualche modo. E farti vedere dove sei stato concepito.