Mese: giugno 2013

I sacrifici di un papà (I nonni)

Un papà, ammettiamolo, è sempre sotto esame. Più di una neo mamma, sempre per il discorso dell’istinto primordiale di donna, che in qualche modo giustifica eventuali errori.

Il papà non ha scusanti. Lui è sempre in difetto.

Le critiche più furiose di solito sono quelle dei nonni. Spietati e superbi, affinati dall’esperienza, preoccupati perché coscienti di quel che ha bisogno un piccolo bebè, convinti che il neo papà non abbia idea di dove si sia andato a cacciare. -Sei al primo figlio- dicono. Dopo aver domandato: -ma quel giorno sapevi cosa stavi facendo?- E questo riesce a creare uno stato di sudditanza reverenziale. Il neo papà non può che pensare “azz forse è vero” e “no, non ne avevo proprio idea”. C’è il rischio di entrare in confusione, di sbattere la testa ripetutamente contro al muro. Non lo fate, reagite!

Nei primi giorni di vita di mio figlio me ne sono state dette di tutti i colori. Le frasi più gettonate sono state:

Statti zitto che sta dormendo, oppure variante: non lo baciare che si sveglia;
Non gli parlare in quel modo che lo innervosisci (gli parlo in siciliano);
Sdraialo sul fianco;
No, troppo sul fianco;
No, così gli viene la testa piatta;
No, mettilo a pancia in giù;
Non lo tenere a quel modo;
Tienigli la testa perché si stira il collo;
Non lo annacare così;
Nemmeno così;
Dallo a me che è meglio;
Vedi! Con te piange!
Ma come cambi il pannolino;
Meglio che per il bagnetto chiami me prima che lo anneghi!

Un giorno, addirittura, dopo aver sudato quattordici camicie per montare culla e fasciatoio, tutto solo, e aver perso cinque kg e tre ore di tempo, c’è chi è stato capace di dire: ma non è che ti sei dimenticato qualche vite e casca tutto addosso a mio nipote?

Come dicevo: reagite, neo papà di tutto il mondo!

Siete capaci di cose meravigliose, e i vostri bambini vi sorrideranno comunque, anche se avete dimenticato qualche vite o vi saranno scivolati nella vasca piena d’acqua, sapone, pipì e popò.

Quelle dei nonni sono piccole frecciate cariche di sana invidia e un pizzico di gelosia. C’è da assecondarli. Per loro, questi nipotini, sono il riscatto di tanti anni di (nostre) angherie e capricci. Basta immaginarli, immersi nei loro vent’anni, oppure trentenni, con due gemellini e un piccolo mostriciattolo, o con due marmocchietti e una bimbetta. Hanno avuto i loro pensieri. E hanno da recuperare quello che non hanno potuto fare con noi per le preoccupazioni che ci hanno tramandato.

Ok, sono giudici severi e imparziali, ma spensierati, sereni, felici. Possono dare tanto affetto e non permettete che i loro giudizi continui compromettano la loro presenza sul campo di battaglia.

Così,  un altro sacrificio che siamo costretti a sopportare noi papà,  è quello di sopportarli, i nonni. Stare zitti, portare pazienza, tanto la vita è tutto un ciclo.

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I sacrifici di un papà (intro)

Mi ingelosisco ogni tanto, sfogliando le varie pagine dei forum dedicate alle donne incinta e alle neo mamme. Ma ai neo papà? Chi ci pensa??? Eppure, credo che anche noi maschietti, una volta nato il bebè, siamo chiamati a tanti sacrifici. Cambiano così tante cose che se qualcuno mi domanda: ma com’è diventata la tua vita? Rispondo: E´ finita, la mia vita. Qualcuno, scetticamente, mi dice di essere esagerato. Ma fatelo un figlio, e poi ne riparliamo. Sono l’unico, tra i miei amici, ad aver fatto questo importante passo. E quasi tutti mi rispondono che, no, non possono per via della crisi, e allora aspetta e spera! Altri mi dicono che vogliono spararsi le ultime cartucce. Sparatevele bene! La vita per un neo papà non solo cambia, in un certo modo si annienta. Non prendiamocela a male, non c’è da essere orgogliosi in questo caso, avete fatto un figlio, c’è soltanto da lasciarsi andare verso quel baratro meraviglioso che è la nostra nuova essenza. Senza rancori. Non vi ha obbligato nessuno.

Per cominciare: diventiamo schiavi delle neo mamme, siamo costretti ad andare da soli al supermercato. Sbaglio a comprare l’ammorbidente?! E´ una tragedia! Compra i pomodorini, mi dice. Io compro una confezione di pomodorini e quando torno mi dice: cazzo hai comprato?! Io volevo la passata di pomodorini! Ecco, tutto questo riduce la mia autostima ad un pannolino sporco buttato nella spazzatura.

Te lo meriti! direbbe qualcuno. E infondo, forse, è vero. Troppo egocentrico. L’ho detto anche prima di sposarmi, al confessore. Lui l’aveva predetto: non avrai più modo di pensare a te stesso. Vero. Verissimo. Mi chiedo come, un uomo di chiesa, che di famiglia sa solo la teoria, possa essere stato così obiettivo.

Il mio io, adesso, è responsabile non solo del mio futuro, e di quello di mia moglie. Sono responsabile principalmente dell’avvenire del mio bambino. Bel da farsi. Per fortuna non esistono manuali, e anche se esistessero congetture, per fortuna ho il carattere che ho e di certo non le prenderei in considerazione. Così mi viene da ridere quando leggo tutti quei discorsi su come comportarsi nel caso in cui lui non voglia dormire nella culla. Su cosa fare quando ha le coliche. Se piange di notte. Scopro che ci sono dottori che hanno studiato tutta la vita i comportamenti dei bambini, e che per questo in ogni situazione, sanno cosa bisogna fare. Come se tutti i bambini fossero uguali! Seguire queste cazzate sarebbe il primo passo per trasformare mio figlio in un essere uguale ad altri milioni di figli. E allora: piange? e io lo faccio ballare e canto; ma perché non gli dai il ciuccio? perché non ho mai visto un cane o un gatto ciucciare un ciuccio, e nemmeno scimmie, delfini, rinoceronti, giraffe; non dorme nella culla? e lo faccio dormire a letto con noi. Crescerà come dirà il nostro istinto, e cestino per sempre anni e anni di ricerca medica.

Così, il primo grande sacrificio a cui siamo chiamati noi neo papà è rinunciare a noi stessi. Cominciare a pensare alla famiglia, cambiare gli schemi e le priorità. La stessa cosa succede alle neo mamme, ma il processo è diverso. Loro sanno già quello che succede, è insito nella stessa natura di donna. Noi invece arriviamo al parto totalmente impreparati. Lo scopriamo giorno per giorno, cosa significa crescere un bambino.

Poi quando sarà grande e magari avrà nel cervello qualche cellula di insana moralità degna del suo papà, forse la mia autostima ritornerà a crescere, esplodendo in un mare di orgoglio, tutto blu e verde, con la schiuma bianca delle onde che si infrange sugli scogli di questa vita così irrazionale.