I sacrifici di una mamma (La reclusione)

Oppure: Le 5 euro nuove.

I sacrifici di una mamma, rispetto quelli di un papà, sono molto diversi. Se il papà è costretto a sopportare le angherie dei nonni, l’astinenza e la nuova sacralità del sesso, le domeniche a casa, la scomparsa della maggior parte degli amici, la stanchezza continua dovuta alla mancanza di sonno e all’apprensione perenne della moglie/mamma, e se quindi la sfera sacrificale è molto ampia ed include diversi ambienti e diverse situazioni, per la mamma invece è completamente diverso. I sacrifici vengono raccolti tutti in un unico grande insieme, per l’appunto, la reclusione. La mamma infatti è obbligata a rimanere a casa per accudire il piccolo. Quest’attività, e ne sono testimone, impegna parecchie delle 24 ore messe a disposizione dal standard temporale della giornata tipica. Si comincia (o in realtà non si finisce mai?) la mattina presto, alle sei, con la prima poppata. Poi c’è la cacca, il cambio del pannolino, ogni giorno più pestilenziale. Se siamo fortunati il baby si riaddormenta. Se no facciamo colazione tutti insieme, noi tre, verso le sette. In questo caso si procede a turno. Prima mangia lei e io tengo il baby, poi mangio io. Allora mi vesto e vado via. Siamo appena all’inizio. Si procede con il passeggiare il baby fino a quando non si addormenta, verso le dieci se tutto va bene. Nel frattempo viene accesa la tv, nella speranza che non facciano gli stessi programmi del giorno prima, che per quel senso ciclico senza fine, non si sa se sia lunedì, martedì o venerdì. Una volta che il bambino s’è addormentato bisogna come minimo lavare i piatti, attivare la lavatrice, pulire quel che si riesce della casa, stendere la biancheria pulita, e il pupo è lì che si muove nel lettone, piange, sbatte i piedi. Altra poppata, cacca, pannolino, passeggiata, e sono ancora le dodici. Insomma vi immaginate la sensazione di alienazione che ne deriva? Il ciclo ricomincia ma all’una torno a casa dal lavoro e cucino, sporco le pentole, i piatti, mangiamo, addormentiamo il baby, e vado via. Pronti? Via! Si ricomincia: la mamma lava i piatti, altre pulizie, altra biancheria, il baby che piange, la poppata, la cacca, il pannolino, la passeggiata. Credetemi, è stancante. La settimana sembra infinita. Quando finisce, la domenica, non sempre, capita di essere in giro. Abbiamo un’autonomia di circa cinquanta minuti, senza il piccolo. Lo lasciamo alla prima nonna disponibile e andiamo a fare una passeggiata supersonica al centro commerciale più vicino. Per spezzare la monotonia, vedere altra gente, cambiare aria. In macchina alla radio passano un pezzo di circa tre mesi fa.
-Ma è la nuova dei Daft Punk?- chiede Momi.
-Ehm, si, più o meno- le rispondo.
Come le spiego che è da tre mesi la canzone più suonata alla radio, in cima a tutte le classifiche internazionali, tormentone dell’estate?! Rido.
Nel frattempo siamo dentro ad un negozio, per farvi capire la velocità del tutto. Ho già scelto, provato, e pago due magliette. La commessa mi torna il resto. Cinque euro.
-Guardi che sono false- dice Momi, -ma ti rendi conto? è evidente, sono totalmente diverse…-
Io le faccio cenno con la testa. Sssh!
-Anche il colore, sembrano quelle del monopoli!-
La commessa sgrana gli occhi. Non sa che fare, è tesa, imbarazzata.
-Sono le cinque euro nuove- dice, -non le ha mai viste?-

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2 comments

  1. Innanzitutto complimenti per il post: semplice e diretto.
    Ma la cosa che mi ha fatto più sorridere è il fatto che -vabbe, anche io ho fatto dell’ironia sui cinque euro- ma quando ho letto “sembrano quelli del monopoli” mi si sono illuminati gli occhi: ho detto questa frase ogni volta che me li hano dati come resto, effettivamente sembrano finti.
    Anna

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