I sacrifici di un papà (Il dolce dormire)

Spesso quando si parla di neonati, il discorso verte intorno a due grandi argomenti. Quanti soldi ci vogliono per mantenere un bimbo appena nato, e il sonno. Nelle prime settimane ogni persona che incontravo per strada, dopo avermi fatto gli auguri, subito chiedeva: ma vi fa dormire? la notte dorme? si agita? quante volte si sveglia? Sono entrambi argomenti critici e in questo post analizzerò il secondo.

Il dolce dormire.

Cari neo papà, godetevi quei tre giorni in cui vostra moglie e il vostro bambino sono ancora ricoverati in ospedale. Saranno gli ultimi per chissà quanto tempo in cui riuscirete a riposare a fondo. Senza svegliarvi nemmeno una volta la notte, col cuore in gola per i singhiozzi di vostro figlio.  Dalla prima sera in casa cambia tutto.

Prima cosa: una lampadina sempre accesa in stanza. Noi ci siamo attrezzati con una bajour lilla posta in un angolo, accanto all’armadio. In tal modo la luce, pur essendo fastidiosa, non disturba eccessivamente i sogni. Per me è stato un gran problema. C’è chi dorme in ogni condizione ambientale, con la televisione accesa, o con la lampadina accanto al letto. Non io. Sono sempre stato abituato al buio più scuro e senza di esso ho sempre faticato a trovar sonno. Motivo per cui non riesco a dormire dopo pranzo, di giorno, sotto al sole al mare, in aereo in treno in macchina, e in miliardi di situazioni in cui c’è una fonte luminosa in circolazione. La prima notte ho capito che dovevo abituarmi alla presenza della bajour accesa. Ho ricordi frammentati a riguardo: il nostro baby dorme con noi, nel lettone, e sentire la sua presenza, per la prima volta, per tutta la notte, al mio fianco, è stato emozionante. Tanto che credo di aver dormito veramente poco.

Seconda cosa: non credevo che i bimbi avessero il sonno tanto leggero. Ho sprecato un centinaio di tentativi per addormentarlo. Per due notti mi è bastato massaggiargli i piedini, poi l’effetto è svanito, velocemente. Troppo velocemente. Poi ho provato ad accarezzargli la schiena, i colpetti sul sedere. Nulla. L’unica arma efficace è la passeggiata. Ad aprile c’è freddo, sopratutto di notte, e io dormo in mutande. Alzarsi, vestirsi, e passeggiarlo…un’impresa! Non mi sono arreso, dormo ancora in mutande. In quei giorni ho un’immagine vivida di me con gli occhi socchiusi in uno stato di trance. Sento il bimbo che sospira, o si muove, e l’atto di aprire gli occhi, controllare, di svegliarmi, se così si può dire, mi procura un’apnea, un’assenza totale di ossigeno. Boccheggio, un’unica boccata di aria, profonda, che allarga i polmoni. E sono sveglio, a guardare mio figlio.

Non si contano più le volte in cui, di notte, ho mandato a quel paese Momi. Una volta (lei dice, perché io non ricordo nulla) le ho detto: non ce la faccio. E´uscito più o meno così, tutta d’un fiato: nocelafacio. Un’altra volta l’ho fanculizzata a gestacci. Roba da matti.

Terza cosa: dimenticate le dormite fino a mezzogiorno. Io, sarà perché lavoro ormai da dieci anni, e prima ancora mi svegliavo presto per studiare, e prima ancora andavo a scuola, non ho mai avuto l’abitudine di alzarmi dopo le otto. Se dormivo fino alle dieci era per le occasioni, non so il primo dell’anno, ferragosto, santo Stefano. Oggi anche volendo, dopo tre mesi di sveglia alle sei, non riesco a dormire nemmeno fino alle otto. Così alle sei e mezza di solito siamo svegli, a giocare, parlottare, cambiare pannolini, passeggiare. Alle sette colazione abbondante. Bisogna arrivare al pranzo, e per il pranzo mancano ancora sette ore! Poi telegiornale e via a lavoro bello attivo. Sono sveglio da tre ore quando entro in negozio.

Quarta cosa: dimenticate le nottate con gli amici, le serate fuori, i film fino a tardi. C’è da ridere su questo punto. Quando torno a casa sono così stanco, ma così stanco, dopo una giornata di lavoro, che alle dieci e mezzo massimo sono uscito dalla doccia e sono stecchito a letto. Ogni tanto, mentre ceniamo, attacco un film. Ne vediamo un quarto d’ora e basta. Così vedere un semplicissimo film si trasforma in un’impresa. Per finirlo ci vogliono dalle due alle cinque sedute. A puntate: cominciamo la sera, un pezzo alle sei del mattino, un po’ dopo pranzo, il finale mentre si cena. No, la vostra latitanza dalla vita sociale non sarà esclusivamente colpa del vostro bambino. Sarà colpa vostra, e della vostra inattesa stanchezza. Inutile sentirsi leoni, dire mesi prima che potete farcela, che non cambierà nulla. L’ho già scritto, non c’è orgoglio nell’essere un genitore. Umiltà e sudditanza. Il vostro bimbo vi svuoterà da quel che eravate e vi riempirà di altro.

Così comincerete ad apprezzare le albe. I giorni si faranno più lunghi e stancanti. Le notti più brevi. Ma avrete lui, che si agita e vi cerca nella notte, con la manina o i piedini, e che appena vi trova si quieta. Si rasserena, torna nel mondo dei sogni. E´stato quel contatto, quel gesto così semplice. L’esserci. Siete stati voi, che prima dormivate a pancia in giù, al buio. Liberi di muovervi e scalciare le coperte. Di girarvi e rigirarvi. Da soli. C’è lui adesso, accanto a voi, e bisogna guardarsi persino dallo spostare il cuscino. Ma guardarlo dormire, con la bocca aperta, le braccia distese in alto, le gambe grassocce divaricate. Il pancino che si gonfia e si sgonfia. Il fiato leggero.

Che cosa sogni? Io, mi rendo conto ogni giorno che passa, lungo, e ogni notte, breve, ho sempre sognato te.

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2 comments

    1. Abbiamo deciso di affrontare il discorso “famiglia” in maniera più diretta possibile. Per questo magari i post sembrano crudi. Ci sono tante difficoltà, non è per niente facile, per fortuna l’amore per il nostro bambino ricompensa tutti i sacrifici! 😉

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