Ferragosto 2013

Augusto Ottaviano

Il ferragosto in famiglia, con un bimbo di quasi quattro mesi, è totalmente diverso da quel che potrebbe essere un qualsiasi ferragosto della mia vita. Ho sempre vissuto la notte del 14 agosto come se fosse capodanno, e il 15 mezzo abbattuto al mare, a smaltire rifiuti alcolici come una discarica abusiva sul bagnasciuga. Con un bimbo le cose cambiano. Così eccomi qui a raccontarvi il Feriae Augusti 2013.

La serata del 14 era organizzata in maniera diversa dal solito, ma pur sempre organizzata. A casa della suocera con i cuginetti più grandi. Sono ragazzini ormai, quindi niente a che spartire con un bebè. Non ho aspettative, non ci sono cartoni di birre da terminare, ne gare alcoliche da fronteggiare. Soltanto del pollo con le patate per menu, e vabbè, una bottiglia da 33 ci scappa. Spero. Non sono mica l’unico adulto, e l’amore che provo verso l’alcol non è di certo celato alle folle. Alle sette e un quarto chiudo il negozio e salgo dalla suocera, dove mi aspettano moglie e figlio. Trovo entrambi sul balconcino che da sulla strada interna della via. Il piccolo con gli occhietti gonfi e arrossati, la grande con una smorfia che la dice lunga sul suo stato fisico e mentale. A pezzi. La schiena ammaccata, i polsi doloranti, le occhiaie nere. Che è successo? chiedo. Niente, è nervoso. Così proviamo ad addormentarlo in balcone, con la danza degli indiani che fa più o meno così: ooiooiooiooh e riparte al ritmo di un tamburo tribale. Lui sembra placarsi e sono contento. Credo che la sicurezza morale di un genitore si trasmetta in serenità nel figlio. Ooiooiooiooh! Sembra esservi addormentato. Così entriamo e lo poggiamo nel lettone. Uuuunghueeeé! Fregati! Ricomincia a piangere come un matto. E´la prima volta che gli vedo spuntare una lacrimuccia. Tutto ciò è troppo, persino per me. Decidiamo di abbandonare l’allegra comitiva composta da suocera, zio (fratello della suocera) e figli, bisnonna (mamma della suocera) e nipotina in attesa genitori. Il nostro bebè è molto presuntuoso, testardo e capriccioso, fisicamente è tutto sua madre, ma in carattere credo abbia preso dal papà. Oltre per le orecchie e le gambette storte. Ma quelli sono dettagli per fare lo scrupoloso. Decidiamo di tornarcene a casa quindi, ma prima passiamo da una famosa gelateria di Catania per comprarci almeno un gelato, e festeggiare a modo nostro. Alle nove il piccolo è a letto, noi beviamo la nostra birra, una bud da 33 divisa in due, e dopo un piatto di pollo brodoso con patate a domicilio ci gustiamo il nostro gelato. Non riusciamo nemmeno a finirlo. Dico la verità. Mangiamo meno di prima, ma ingrassiamo. Sarà la felicità, è come scoprire l’acqua fredda. Siamo a letto alle dieci di sera. I fuochi d’artificio della spiaggia, che sono lontani parecchi chilometri, e anni, non disturbano il nostro sonno.

Il 15, ferragosto.
Ci svegliamo presto, come ogni mattina. Alle sei e mezza operativi. Speriamo sempre si riaddormenti, è una vana speranza. Eppure ogni volta ci proviamo. Così ci alziamo e andiamo a fare colazione. Mangio i cereali, ci sono le nocciole, so già che la pagherò cara. Dobbiamo deciderci sul da farsi. Perché con un piccolo bebè capriccioso non si sa mai come va a finire. L’imprevedibilità della vita. Persino quella cambia. Un giorno pensi: basta, domani parto per posti sconosciuti…poi non sai nemmeno se riesci ad andare al mare dai tuoi genitori. Anche questo significa avere un figlio. Guardiamo annoiati un telegiornale, sapendo già cosa capita nel mondo, è tutta l’estate che non si parla d’altro. Il governo, la grazia, gli spiaggiati. Tra foto scioccanti di tifoni nell’entroterra siciliana, manco fossimo ai tropici, decidiamo di farci forza e partire per il mare. Tra il bagnetto, la cacca, il sonnino del mattino, la doccia (nostra) siamo pronti per le dodici e arriviamo al mare per mezzogiorno. Oggi il baby sembra essere più accondiscendente, e non senza qualche capriccio, ci consente di mangiare in abbondanza e tranquillità. Io mi scolo tre bottiglie di birra e mezza, ricaricando il mio ego alcolizzato e pensando che si, ce la posso ancora fare, mi addormento sulla sdraio.

La situazione regge, forse grazie al crollo della sera precedente, e per finire il pomeriggio riusciamo a portarti persino in spiaggia, dove per la prima volta vedi il mare. I tuoi occhi grigi si fermano ad osservarlo, e sembri assorto in pensieri molto più grandi di te. Non ti nascondo che ogni giorno che passa sono sempre più innamorato di te e di quel modo che hai di guardarti intorno. So che è sbagliato avere delle pretese sui figli, ma mi auguro che questa curiosità te la porti dietro per l’intera durata della tua vita. Guardiamo tutti te, mentre tu guardi il mare. E ascolti le onde, con il tuo cappellino rosso sulla fronte, ancora troppo grande (seppur così minuscolo). Rientriamo solo quando sembri stanco e cominci a stropicciarti gli occhi. Si torna a casa, e si va a ninna, alle otto di sera sei k.o.

Momi adesso dorme al tuo fianco. Siete la mia famiglia. La cosa più importante che ho. So che la descrizione di questo evento è molto semplice. Infondo non abbiamo fatto nulla di speciale. Una volta i ferragosti forse erano più divertenti, ma rimaneva dentro un’insoddisfazione più grande di me. Oggi sono pieno, stanco e felice. Per questo vi ringrazio entrambi.

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