Mese: novembre 2013

Viaggio in Olanda 2013 – Soggiorno in Botel

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Ho viaggiato abbastanza in vita mia e mi vanto di aver trascorso notti al freddo e al gelo persino sotto ai ponti. Ho dormito in molti luoghi, dai classici motel con letto su rete e vista muro ai migliori hotel con camere lussuose e persino in villaggi eco sostenibili con vista caraibica. Così per questo viaggio, che con mio fratello abbiamo pianificato on the road, scegliamo di dormire in un posto dove non ero mai stato: un botel. Il Maastricht Botel. Per la scelta, all’inizio, ci siamo basati sul prezzo. Era la sistemazione più economica. Per cinque notti in due abbiamo pagato sulle 280 euro. Un prezzaccio, considerando che in altri alberghi si arrivava facilmente ai 400. Pensavamo il prezzo fosse dovuto alla distanza dal centro, o dalla mancanza di confort in nave. Non saprei. Noi siamo rimasti innamorati del Botel, ogni tanto ne ricordo l’odore, o gli scricchiolii del pavimento, la vertigine del leggero dondolio, e provo un senso di nostalgia strano, direi quasi romantico. Tornando al viaggio, eravamo gasatissimi per la scelta. Le foto sembravano spettacolari, le recensioni un po’ meno. Ma porca troia, è un botel, cosa pensano le persone…è normale che le condizioni di permanenza siano “particolari”. Ebbene, nemmeno noi potevamo quanto particolari.
Arrivati a Maastricht, nel minuscolo aeroporto, prendiamo un autobus per la stazione centrale, e ci troviamo a percorrere la Stationsstraat fino al Sint Servaasbrug. È una via piacevolissima piena di localini, botteghe alimentari, e alberghi. Noi, più avanti nella vacanza, chiameremo questa parte di città “la zona oltre il fiume”, o “la zona olandese”. È mattino, c’è più freddo del previsto, e il tempo promette pioggia. Arriviamo al ponte, dopo aver mangiato il primo cartoccio di patatine fritte, e il Maas è largo, blugrigio, lento ma imponente. Dovremmo già vedere il botel, e infatti è lì, a meno di un km, sulla sinistra. Come in foto. Affrettiamo il passo, evitando di guardarci intorno. I palazzi con i tetti spioventi, qualche campanile in stile gotico…vogliamo godercela, ma prima vogliamo sistemarci, abbandonare i bagagli, magari farci una doccia. Così arriviamo al botel. Sembrava più lontano. Entriamo in punta di piedi, a parte una ragazza seduta fuori che fuma una canna, sembra non esserci anima viva. Veniamo investiti da uno strano odore. Sembra muffa, ma è più agre. Forse è la moquette, o il legno dello scafo impregnato dall’acqua del fiume. Di fronte all’ingresso ci sono le scale per il piano di sotto, a sinistra un corridoio e i bagni, a destra l’area comune, dove c’è il banco reception, un grande tavolo pieno di depliant informativi, e il bar con birre a 2 euro, tra le più economiche di Maastricht. C’è caldo, ma il locale è ampio, le finestre s’affacciano sul fiume, l’atmosfera è accogliente, e un signore ci compare alle spalle. Credo sia il proprietario. Ci saluta con cortesia. Non capisce l’italiano, a stento qualche parola di inglese. Sarà una costante in Olanda. Ci fa il check in e ci dà la chiave della stanza. Sembra quella dello sgabuzzino di casa di mia nonna. Ci accompagna alle scale e ci fa segno di andare a destra. Così scendiamo e ci troviamo in un corridoio lungo quanto tutto il botel. Le pareti in legno bianche e la moquette rossa. L’odore agre è amplificato e siamo curiosi di vedere la stanza. La porta è proprio quella di uno sgabuzzino e quando la apriamo sembra quasi di entrare in una cabina armadio. Le pareti sono gialle, sull’arancio. Il pavimento in legno, ma sembra più parquet fotografato. Ci sono due letti ad angolo, formano una L e occupano quasi tutto lo spazio. Per terra rimane a stento lo spazio per le valigie. Un piccolo oblò si affaccia sul fiume.

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Ogni mattina ci affacceremo dall’oblò per capire che tempo fa. Per farlo dobbiamo salire sul letto. Quindi si dorme sott’acqua.
Tornando alla stanza, i materassi sono sottili, i cuscini molli, e le coperte belle pesanti. Accanto alla porta sulla destra c’è un minuscolo armadio, sulla sinistra il lavandino con lo specchio. Poi nell’angolo opposto ai letti una tenda dà l’accesso alla doccia. Non vediamo il gabinetto. Eravamo certi di aver ordinato la stanza con bagno. C’è c’è! È dentro la doccia! Soluzione che, seppur possa sembrare disgustosa, in realtà si rivelerà molto comoda. Ovviamente nessun bidè. Ma a questo sono abituato.
Ale si fa una doccia. Acqua fredda e acqua calda. Fa un odore strano, il classico sapore di un depuratore. Pensiamo venga direttamente dal fiume. Sarebbe divertente. Io rimango sdraiato sul letto, guardo la stanza e vengo quasi colto da spasmi di panico. Chi me l’ha fatto fare?! penso. Non sono sicuro di riuscire a stare lì dentro per cinque notti. Scappo fuori da quel buco, salgo le scale che sembrano ripidissime, e mi trovo nella sala comune. Mi siedo ad un tavolo, guardo fuori dalla finestra. Ci sono i fiori, la bandiera olandese sventola a prua, da un lato il fiume, dall’altro un bellissimo parco. Ogni tanto in strada passa una macchina, una bici. C’è silenzio, e il brontolio dell’acqua sembra volermi rassicurare. Siamo in un posto bellissimo.
In effetti basterà superare la prima notte per sentirsi a casa.
Dovessi mai tornare a Maastricht non avrei dubbi. Dormirei al Botel.

Viaggio in Olanda – Volo Ryanair

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Comincio a scrivere il reso conto del viaggio in Olanda con Ale. Settembre 2013.
La partenza è fissata per il secondo giovedì del mese. Volo Ryanair Catania – Bergamo delle otto e mezza con scambio Bergamo – Maastricht alle dieci e trenta. Credo di aver fatto male i calcoli, lo ammetto. Per effettuare lo scalo tecnico abbiamo solo mezz’ora, se non ci sono ritardi. Ma Ryanair è puntuale vero? Dicono di si. Così non ci pensiamo più di tanto. Riusciremo a cavarcela, dico. Anche quando da Catania partiamo con mezz’ora di ritardo. Esatto, proprio quella che ci serviva per il cambio volo. Comincio a preoccuparmi ma non lo do a vedere. Ho letto che la compagnia non garantisce in alcun modo la riuscita dello scalo. L’unica eccezione per il rimborso del biglietto è un ritardo superiore a tre ore. Così se qualcuno avesse intenzione di usufruire di più tratte in un unico giorno l’unico modo per avere una certezza di rimborso è quella di organizzare i voli con stacchi di tre ore uno dall’altro. Io queste cose le ho sapute dopo aver pagato i biglietti. Inoltre, altra cosa che non sapevo, uscendo da un volo Ryanair bisogna rieffettuare tutte le operazioni di check-in e questo complica ancora di più la nostra posizione. Ci mettiamo comodi. L’unica possibilità che abbiamo è che si voli veloci, per recuperare, oppure che l’altro aereo accumuli almeno una decina di minuti di ritardo. E ci auguriamo l’aeroporto di Bergamo sia piccolo così da non perderci. A bordo l’aereo è pulito. Io ne avevo sentite di cotte e di crude. Invece il personale è cordiale, il pilota non si addormenta sulla cloche e l’unica nota negativa è la vocina che imperterrita pubblicizza di tutto. Dai gratta e vinci, ai profumi, ai panini. Prendiamo la palla al balzo e ne ordiniamo uno. È un cornetto dolce al prosciutto e formaggio. Lo porti piastrato, grazie. Per quel che costa tanto vale fare le cose in maniera consona. La questione cibo sarà trattata a parte, ma anticipo che, dopo vari viaggi culinari magnifici, l’Olanda non si sia dimostrata all’altezza delle aspettative. Il cornetto ripieno è comunque saporito. Nel frattempo sono le dieci e siamo ancora su Roma. Non ci arriveremo mai! Vabbé tanto il volo Bergamo – Maastricht c’è costato una miseria. Mal che vada vediamo cosa troviamo lì sul posto, o prendiamo il volo del pomeriggio per Eindhoven. Mentre atterriamo sogniamo Marrakech, o Istanbul. Erano quelle le prime scelte, peccato che Catania sia tagliata fuori da molte tratte internazionali. E i soldi per questo viaggio siano pochi. Atterriamo quindi, e sono le dieci e mezza. Sgambettiamo con gli altri viaggiatori italianotti (negli aeroporti non so perché ma sembriamo piccole capre ubriache) e arriviamo al primo schermo informazioni. Il check-in è ancora aperto. Perfetto. Corriamo verso i metal detector e c’è una moderata fila. Ci facciamo spazio tra la gente, implorando grazia. E arriviamo allo stop. Il poliziotto di frontiera spara il biglietto e guarda perplesso il suo affare. Mi spiace, dice. Il volo è chiuso. Siamo fottuti, ho pensato. Soldi buttati dell’aereo e bloccati a Bergamo. Un incubo! Sudo freddo! Spiego che siamo appena atterrati, che il volo ha portato ritardo, che veniamo dalla Sicilia. E credo per una volta di essere stato fortunato. Il tipo mi tranquillizza e comincia a fare telefonate. Sono incredulo, penso faccia solo scena, il classico giochino per non fare la parte di chi non ci ha provato. Invece ci fa passare. Chiama un ragazzo e gli ordina di portarci all’aereo. Ha chiamato al comandante e ci accettano a bordo. L’incredulità si trasforma in sorpresa. Quel signore ci ha aiutato davvero. Lo ringraziamo e in panda con tanto di lampeggiante, pista pista, ci accompagnano all’aereo. Siamo felicissimi. È identico a quello precedente, solo mezzo vuoto. Ordiniamo un altro panino. Non ci crediamo ancora, Maastricht stiamo arrivando!

Alcune considerazioni: abbiamo scelto di volare con Ryanair perché pensavamo di risparmiare. Il volo più comodo era su Maastricht, da Bergamo l’abbiamo pagato sulle venti euro. Quello da Catania a Bergamo costa di più, sulle cento euro. Inserendo poi l’assicurazione siamo arrivati a spendere sulle duecento euro ciascuno. Sempre dopo aver pagato ho fatto un tentativo con Alitalia: Catania-Amsterdam con scalo (assicurato) veniva duecentoventi. Con assicurazione sarebbe stato duecentosessanta circa. Quindi abbiamo risparmiato sessanta euro circa, per il volo, al cardiopalma ok, per la grandezza del bagaglio, del peso, per l’eventuale perdita del volo. Poi c’è da dire che Maastricht è molto più economica di Amsterdam, ed è una città molto bella, e con la soluzione adottata per il soggiorno abbiamo risparmiato davvero molti soldini.

Altra piccola osservazione: la foto è di repertorio (google immagini).

Sentimentalismi a gogò

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Discussione di stamattina tra la nonna e la mamma:

-Sai ieri non sono riuscita a guardare Silent Hill da sola. Era tardi ma non così tardi e mi sono impressionata. Ho provato con le luci accese ma nulla. Alla fine ho spento la tv.

-Io non riesco a guardare un film dell’orrore da quando sono incinta. L’ultimo è stato un pezzo di Rec3. Sono arrivata al punto in cui un prete è circondato dagli zombi, e negli specchi intorno si riflette l’immagine del demone del primo film. Quella ragazza magrissima posseduta da un vermone assatanato. Il papi era tutto eccitato ma io non ce l’ho fatta.

Devo ammetterlo. Questo cambiamento non è avvenuto solo nelle due donne più importanti della mia vita. Avverto qualcosa anch’io. Basti pensare alla tenerezza che mi ispirano adesso le donne incinte. Prima non riuscivo a guardarle, con quei pancioni all’infuori, così arroganti! Ora sorrido quando le incrocio per strada. Loro penseranno che è una smorfia di circostanza, invece no. Tenerezza liquida. Sarà che so cosa provano, cosa devono sopportare, la meraviglia che nascondono lì dentro. Ma non è questo che mi fa scattare la sensazione della lacrimuccia. Bensì cose molto più banali. Cose da reality show, per intenderci. Mi basta vedere un padre che canta e il suo bambino fremere dall’agitazione dietro le quinte. O un ragazzino incoraggiare la madre ad una gara culinaria, e sono entrambi enormi, ciccionissimi, così uguali da far stare male. Lo so che è pura finzione mediatica. Riesco però ad avvertire l’emozione. Ok, bravi gli autori, gli scenografi, i direttori artistici. Da quando sei nato le cose sono cambiate. Prima non me ne fregava nulla. Guardavo ma era un’occhiata superficiale, in cerca di altre cose. Come per i libri. Oggi li leggo con un’intensità diversa. Immagino quei legami, avverto la carica di sentimentalismo. È come se avessi all’improvviso, dal niente, acceso nel mio cervello un interruttore che non sapevo esistesse. No, no. Non è da me. Ok.

Sei stato tu, vero?

La prima caduta dal lettone

Sabato 1 novembre ci hai fatto prendere uno di quei colpi che poi appena passato carica di consapevolezza che non è successo nulla, che ricapiterà chissà quante volte, durante la tua infanzia. Sei caduto dal lettone. La mamma era in salotto, ti aveva lasciato da appena un minuto, e stava accendendo la televisione quando ha sentito un tonfo.

-Nel palazzo se ne sentono in continuazione- ha dichiarato alla stampa. -Non pensavo mica fosse lui! Poi il pianto…-

Io ero a lavoro, e non sentirvi fino alle dodici mi aveva già messo in allerta. Ogni volta che penso possa succederti qualcosa le mie preoccupazioni più grandi vanno alla tua mamma. Così immaginavo già di trovarla spiaccicata sul marciapiede sotto casa. Donna si lancia dal balcone, su un foglio scrive al marito: perdonami, sono una cattiva madre, oggi ho pestato un piede a tuo figlio e non reggo il senso di colpa. Sbang! Così appena ha chiamato, con la voce assonnata, dopo tutto quel tempo che provavo a contattarvi, non ho capito. 

-Ti sei addormentata?
-Si, ma devo raccontarti una storia, e non è una bella storia.

Ecco, ho pensato. Ma non piange, e di solito lo fa, quindi non mi preoccupo. Man mano che va avanti nella storia, siamo arrivati al tonfo. -E cos’è stato?- chiedo io col cuore in gola. -Tuo figlio- mi dice.

Ti trova a pancia all’aria, per terra, sul freddo marmo. Ululante! Ti raccoglie e ti passa la mano sulla testa. Più tardi avrebbe dichiarato agli inquirenti che era certa l’avrebbe vista coperta di sangue. Invece no, non ce n’era. Tu smetti di piangere, fai i tuoi soliti versetti, così la mamma ti mette in culla e va in bagno a vomitare per l’agitazione.

-Ho pensato di farla finita,- dice ad un giornale il giorno dopo. -Ho pensato: lo faccio. Mi ammazzo. Ma poi avrei lasciato il bambino da solo, nella sua culla. Erano le dieci circa, il papi non sarebbe tornato fino all’una. Mi sono fatta forza. Si, queste sono di quelle situazioni in cui non si può fare nient’altro.-

E tornata in stanza e ti ha coccolato per un po’, ti ha dato il latte e…

Quando alle dodici e mezza circa ho esortato la mamma a chiamare un pediatra, lo ammetto, ero parecchio arrabbiato. Non tanto perché ti sei lanciato dal lettone, so che sono cose che capitano e sarebbe potuta capitare anche con me a casa. Non le ho mica attribuito la colpa. Ero arrabbiato perché non mi aveva chiamato prima, non appena vi eravate calmati, e perché tua madre è una testona, e fa solo quello che le dice la sua testa. Siamo tutti molto preoccupati per questa testardaggine. Fatto sta, per non tirarla troppo alle lunghe, che ha chiamato il pediatra il quale le ha raccomandato di non fare dormire il bambino, di mettere del ghiaccio sul bernoccolo e di tenerlo sveglio per un po’, di vedere se vomitava o porta spossatezza. Sono queste, infatti, le principali sintomatiche di un trauma cranico. -Mi raccomando signora, al minimo dubbio lo porti al pronto soccorso!- dice. -Si, ok, lo faccio, si, si-, finisce la telefonata.

Due ore prima invece la mamma ti ha coccolato per un po’, il tempo di capire se sentivi bene, e vedevi bene. E´ successo da poco il terribile episodio in cui un bimbo a causa di un pestaggio, per i danni alla calotta cranica, è diventato sordo e cieco. La cosa ci ha turbati. Rincuorata, si è rannicchiata al tuo fianco e…vi siete addormentati!

-Signora, ma è sempre sconsigliato addormentare un bambino dopo una botta in testa, non lo sa?- chiede la presentatrice di Verissimo.
-Si, lo so, ma che ci posso fare, eravamo così stremati dalla situazione che…

P.S.: Non so realmente cosa tu abbia sbattuto quel giorno. Non hai riportato alcun segno. Nessun bernoccolo, ne lividi. Non ho ancora capito come sia arrivato per terra. Con questo mistero, il caso è chiuso.