La prima caduta dal lettone

Sabato 1 novembre ci hai fatto prendere uno di quei colpi che poi appena passato carica di consapevolezza che non è successo nulla, che ricapiterà chissà quante volte, durante la tua infanzia. Sei caduto dal lettone. La mamma era in salotto, ti aveva lasciato da appena un minuto, e stava accendendo la televisione quando ha sentito un tonfo.

-Nel palazzo se ne sentono in continuazione- ha dichiarato alla stampa. -Non pensavo mica fosse lui! Poi il pianto…-

Io ero a lavoro, e non sentirvi fino alle dodici mi aveva già messo in allerta. Ogni volta che penso possa succederti qualcosa le mie preoccupazioni più grandi vanno alla tua mamma. Così immaginavo già di trovarla spiaccicata sul marciapiede sotto casa. Donna si lancia dal balcone, su un foglio scrive al marito: perdonami, sono una cattiva madre, oggi ho pestato un piede a tuo figlio e non reggo il senso di colpa. Sbang! Così appena ha chiamato, con la voce assonnata, dopo tutto quel tempo che provavo a contattarvi, non ho capito. 

-Ti sei addormentata?
-Si, ma devo raccontarti una storia, e non è una bella storia.

Ecco, ho pensato. Ma non piange, e di solito lo fa, quindi non mi preoccupo. Man mano che va avanti nella storia, siamo arrivati al tonfo. -E cos’è stato?- chiedo io col cuore in gola. -Tuo figlio- mi dice.

Ti trova a pancia all’aria, per terra, sul freddo marmo. Ululante! Ti raccoglie e ti passa la mano sulla testa. Più tardi avrebbe dichiarato agli inquirenti che era certa l’avrebbe vista coperta di sangue. Invece no, non ce n’era. Tu smetti di piangere, fai i tuoi soliti versetti, così la mamma ti mette in culla e va in bagno a vomitare per l’agitazione.

-Ho pensato di farla finita,- dice ad un giornale il giorno dopo. -Ho pensato: lo faccio. Mi ammazzo. Ma poi avrei lasciato il bambino da solo, nella sua culla. Erano le dieci circa, il papi non sarebbe tornato fino all’una. Mi sono fatta forza. Si, queste sono di quelle situazioni in cui non si può fare nient’altro.-

E tornata in stanza e ti ha coccolato per un po’, ti ha dato il latte e…

Quando alle dodici e mezza circa ho esortato la mamma a chiamare un pediatra, lo ammetto, ero parecchio arrabbiato. Non tanto perché ti sei lanciato dal lettone, so che sono cose che capitano e sarebbe potuta capitare anche con me a casa. Non le ho mica attribuito la colpa. Ero arrabbiato perché non mi aveva chiamato prima, non appena vi eravate calmati, e perché tua madre è una testona, e fa solo quello che le dice la sua testa. Siamo tutti molto preoccupati per questa testardaggine. Fatto sta, per non tirarla troppo alle lunghe, che ha chiamato il pediatra il quale le ha raccomandato di non fare dormire il bambino, di mettere del ghiaccio sul bernoccolo e di tenerlo sveglio per un po’, di vedere se vomitava o porta spossatezza. Sono queste, infatti, le principali sintomatiche di un trauma cranico. -Mi raccomando signora, al minimo dubbio lo porti al pronto soccorso!- dice. -Si, ok, lo faccio, si, si-, finisce la telefonata.

Due ore prima invece la mamma ti ha coccolato per un po’, il tempo di capire se sentivi bene, e vedevi bene. E´ successo da poco il terribile episodio in cui un bimbo a causa di un pestaggio, per i danni alla calotta cranica, è diventato sordo e cieco. La cosa ci ha turbati. Rincuorata, si è rannicchiata al tuo fianco e…vi siete addormentati!

-Signora, ma è sempre sconsigliato addormentare un bambino dopo una botta in testa, non lo sa?- chiede la presentatrice di Verissimo.
-Si, lo so, ma che ci posso fare, eravamo così stremati dalla situazione che…

P.S.: Non so realmente cosa tu abbia sbattuto quel giorno. Non hai riportato alcun segno. Nessun bernoccolo, ne lividi. Non ho ancora capito come sia arrivato per terra. Con questo mistero, il caso è chiuso. 

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