Viaggio in Olanda 2013 – Soggiorno in Botel

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Ho viaggiato abbastanza in vita mia e mi vanto di aver trascorso notti al freddo e al gelo persino sotto ai ponti. Ho dormito in molti luoghi, dai classici motel con letto su rete e vista muro ai migliori hotel con camere lussuose e persino in villaggi eco sostenibili con vista caraibica. Così per questo viaggio, che con mio fratello abbiamo pianificato on the road, scegliamo di dormire in un posto dove non ero mai stato: un botel. Il Maastricht Botel. Per la scelta, all’inizio, ci siamo basati sul prezzo. Era la sistemazione più economica. Per cinque notti in due abbiamo pagato sulle 280 euro. Un prezzaccio, considerando che in altri alberghi si arrivava facilmente ai 400. Pensavamo il prezzo fosse dovuto alla distanza dal centro, o dalla mancanza di confort in nave. Non saprei. Noi siamo rimasti innamorati del Botel, ogni tanto ne ricordo l’odore, o gli scricchiolii del pavimento, la vertigine del leggero dondolio, e provo un senso di nostalgia strano, direi quasi romantico. Tornando al viaggio, eravamo gasatissimi per la scelta. Le foto sembravano spettacolari, le recensioni un po’ meno. Ma porca troia, è un botel, cosa pensano le persone…è normale che le condizioni di permanenza siano “particolari”. Ebbene, nemmeno noi potevamo quanto particolari.
Arrivati a Maastricht, nel minuscolo aeroporto, prendiamo un autobus per la stazione centrale, e ci troviamo a percorrere la Stationsstraat fino al Sint Servaasbrug. È una via piacevolissima piena di localini, botteghe alimentari, e alberghi. Noi, più avanti nella vacanza, chiameremo questa parte di città “la zona oltre il fiume”, o “la zona olandese”. È mattino, c’è più freddo del previsto, e il tempo promette pioggia. Arriviamo al ponte, dopo aver mangiato il primo cartoccio di patatine fritte, e il Maas è largo, blugrigio, lento ma imponente. Dovremmo già vedere il botel, e infatti è lì, a meno di un km, sulla sinistra. Come in foto. Affrettiamo il passo, evitando di guardarci intorno. I palazzi con i tetti spioventi, qualche campanile in stile gotico…vogliamo godercela, ma prima vogliamo sistemarci, abbandonare i bagagli, magari farci una doccia. Così arriviamo al botel. Sembrava più lontano. Entriamo in punta di piedi, a parte una ragazza seduta fuori che fuma una canna, sembra non esserci anima viva. Veniamo investiti da uno strano odore. Sembra muffa, ma è più agre. Forse è la moquette, o il legno dello scafo impregnato dall’acqua del fiume. Di fronte all’ingresso ci sono le scale per il piano di sotto, a sinistra un corridoio e i bagni, a destra l’area comune, dove c’è il banco reception, un grande tavolo pieno di depliant informativi, e il bar con birre a 2 euro, tra le più economiche di Maastricht. C’è caldo, ma il locale è ampio, le finestre s’affacciano sul fiume, l’atmosfera è accogliente, e un signore ci compare alle spalle. Credo sia il proprietario. Ci saluta con cortesia. Non capisce l’italiano, a stento qualche parola di inglese. Sarà una costante in Olanda. Ci fa il check in e ci dà la chiave della stanza. Sembra quella dello sgabuzzino di casa di mia nonna. Ci accompagna alle scale e ci fa segno di andare a destra. Così scendiamo e ci troviamo in un corridoio lungo quanto tutto il botel. Le pareti in legno bianche e la moquette rossa. L’odore agre è amplificato e siamo curiosi di vedere la stanza. La porta è proprio quella di uno sgabuzzino e quando la apriamo sembra quasi di entrare in una cabina armadio. Le pareti sono gialle, sull’arancio. Il pavimento in legno, ma sembra più parquet fotografato. Ci sono due letti ad angolo, formano una L e occupano quasi tutto lo spazio. Per terra rimane a stento lo spazio per le valigie. Un piccolo oblò si affaccia sul fiume.

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Ogni mattina ci affacceremo dall’oblò per capire che tempo fa. Per farlo dobbiamo salire sul letto. Quindi si dorme sott’acqua.
Tornando alla stanza, i materassi sono sottili, i cuscini molli, e le coperte belle pesanti. Accanto alla porta sulla destra c’è un minuscolo armadio, sulla sinistra il lavandino con lo specchio. Poi nell’angolo opposto ai letti una tenda dà l’accesso alla doccia. Non vediamo il gabinetto. Eravamo certi di aver ordinato la stanza con bagno. C’è c’è! È dentro la doccia! Soluzione che, seppur possa sembrare disgustosa, in realtà si rivelerà molto comoda. Ovviamente nessun bidè. Ma a questo sono abituato.
Ale si fa una doccia. Acqua fredda e acqua calda. Fa un odore strano, il classico sapore di un depuratore. Pensiamo venga direttamente dal fiume. Sarebbe divertente. Io rimango sdraiato sul letto, guardo la stanza e vengo quasi colto da spasmi di panico. Chi me l’ha fatto fare?! penso. Non sono sicuro di riuscire a stare lì dentro per cinque notti. Scappo fuori da quel buco, salgo le scale che sembrano ripidissime, e mi trovo nella sala comune. Mi siedo ad un tavolo, guardo fuori dalla finestra. Ci sono i fiori, la bandiera olandese sventola a prua, da un lato il fiume, dall’altro un bellissimo parco. Ogni tanto in strada passa una macchina, una bici. C’è silenzio, e il brontolio dell’acqua sembra volermi rassicurare. Siamo in un posto bellissimo.
In effetti basterà superare la prima notte per sentirsi a casa.
Dovessi mai tornare a Maastricht non avrei dubbi. Dormirei al Botel.

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