Mese: dicembre 2013

Trent’anni fa…

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Trent’anni fa ero un bimbo di sei giorni. Le prospettive sono cambiate in maniera irreversibile. Facendo due calcoli banali, un altro tanto e saranno sessanta, mentre tu ne avrai trenta. E magari sarai al posto mio a farti due conti. Io a trent’anni posso tirare una linea netta. È come rinascere, però più stressati, stanchi, svogliati. Trovo energia nei tuoi sorrisi e nelle tue smorfie. Se non ci fossi stato tu, ho come la sensazione che la mia sarebbe stata un’esistenza piatta. Guardandomi indietro ho un deserto che solo la mamma ha saputo rendere più romantico e vivo. Andando indietro ad intervalli di decenni, non ho ricordi precisi di una domenica pomeriggio di dicembre del 1993. Posso solo ipotizzare che c’erano i compiti da fare, e voglia di giocare con i miei fratelli. Nel 1993 non c’era un cazzo di quello che c’è oggi. Videogiochi, internet, cellulari…a stento una ventina di canali in televisione. Sono stato un bambino spensierato, e dovrei ringraziare i nonni per questo. Nel 2003 invece ero più grandetto, e cercavo di costruire un “me” profondo e consapevole. Avevo cominciato a scrivere da qualche anno e dentro la mia testa continuavo a ripetermi: Stephen King ha pubblicato il suo primo libro a 21 anni, ho ancora tempo, ho ancora tempo. Me lo sono ripetuto per qualche anno poi ho smesso. La domenica dopo i miei vent’anni probabilmente mi annoiavo a casa, con la fidanzatina di quel periodo. È strano ripensarci perché in effetti sarei dovuto essere più maturo. Invece ero un ragazzino viziato. Avevo tutto e sognavo una vita in eremitaggio per capire cosa significasse non avere nulla. Sentivo di avere la fossa già scavata. Avrei continuato il lavoro dei nonni, portato avanti l’azienda, sarei sprofondato in un lavoro monotono e la vita sarebbe stata un deserto arido e piatto. Odiavo questa eventualità, volevo fare altro, volevo scrivere, girare il mondo, e morire a 26 anni realizzato. Oggi è domenica, sono a lavoro, quel lavoro che odiavo. Sono passati 10 anni, e c’è chi dice che passano in fretta. Io no. Sembra passata un’eternità dalla domenica dei vent’anni. Sono successe così tante cose che stento a riconoscermi. Tiro questa linea e guardandomi intorno sento che, nonostante io non abbia ottenuto quello che volevo quando ero un sognatore, ho fatto più di quanto credevo potessi fare. Mi pavoneggio e vado fiero di avere la mia famiglia. Capisco qualcosa in più della vita, forse. Ho ancora tanta strada da fare per diventare una persona matura, ma ti confesso che non ho voglia di farla di premura. I miei propositi per i prossimi dieci anni (che arrivati a 40 non puoi più pensare che un altro tanto e saranno 80, sarebbe veramente troppo) sono godermi il mio bambino, farne almeno un altro, e crescervi a modo mio. Per quel che ne so sarà divertente. Non ne so nulla. Per questo sarà il viaggio più bello di tutti.