Mese: febbraio 2014

La prima corsa al pronto soccorso

Ebbene si, è capitato. Sabato dopo una lunga giornata fuori, a pranzo dalla nonna e a cena dai nonni, siamo tornati a casa e ti abbiamo messo a letto come sempre. Non ci hai dato nessuna avvisaglia. Semplicemente a mezzanotte hai cominciato a piangere. Io e mamma abbiamo riconosciuto subito che c’era qualcosa che non andava, perché non era la solita lagna notturna, ma un pianto disperato, con urla stridule, lacrimoni grandi quanto una casa! Ce la siamo fatta nelle mutande. Non sapevamo che fare, spogliarti? Vedere se avevi sbattuto? Ma no, dove! Eri a letto! Forse è dolore al pancino? Hai mangiato qualcosa che non sappiamo? No, no, è impossibile, ci stiamo troppo attenti. Allora cosa?

Notiamo che ti porti la mano all’orecchio e ipotizziamo otite. Il mese scorso anche la cuginetta ne ha sofferto, e leggiamo grazie al dott. google che un bimbo su tre ci soffre. Non capiamo come possa esserti venuta, ma tu in braccio a papà ti sei addormentato, quindi ti rimettiamo a ninna. Passa mezz’ora e ricominci. In preda al panico decidiamo di portarti al pronto soccorso.

Non appena arriviamo smetti di piangere, così l’infermiera ci prende per pazzi. Cosa ci fate qui? Ti misura la febbre. Non ne hai. Otite? Potrebbe essere mal di pancia! Sono le due e mezza di notte, e ci assegnano un codice verde. Tu rimani tranquillo, il dolore sembra essere scomparso. Nella sala d’attesa ci sono una decina di bambini malati, e il nostro è un continuo slalom nel cercare di tenerti lontano dai germi. Risultato: la mamma ha il mal di gola e la tosse. Io e tu niente. Ci sopportiamo non so quante puntate di Peppa Pig, proiettate a tutto volume da un televisore inspegnibile. Questo cartone è assurdo. Finisce sempre con sta famiglia di porci che salta sul fango.

Entriamo in ambulatorio alle tre di notte. La dottoressa ti controlla e la sua diagnosi è: orecchio sinistro arrossato. Non è otite, ne mal di pancia. Solo una piccola infezione. Ti fa una supposta e a casa. Ci prescrive un antibiotico a sciroppo per sei giorni e supposte di tachipirina, che in questi casi servono da antinfiammatori. Noi non ti abbiamo dato nulla.

La domenica sei stato benissimo e il lunedì siamo andati dal nostro pediatra. Lui ha constatato che non hai nulla all’orecchio. Quindi no panico, se urli e ti tocchi l’orecchio forse potrebbe essere il muco del naso, che si incanala male e ti fa provare dolore. La sua diagnosi è: pulire bene il naso.

Ce la siamo cavata con poco. A parte la mamma!

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Il giorno del Battesimo

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Ho pensato mille volte di scriverti riguardo al giorno del battesimo. Ne sono successe di tutti i colori, e io e tua madre lo ricordiamo come uno dei giorni più complicati da quando sei nato. Ci siamo organizzati cercando di spendere meno possibile ma fino alla sera prima ero in difficoltà riguardo ai soldi raccolti per il pagamento del locale. Inoltre non avevo una camicia adatta al vestito. Avevo qualche dubbio su tutto ma infondo è una ricorrenza, dicevo. Saremmo stati insieme, avremmo festeggiato con la famiglia…ne ero certo, sarebbe stata una gran bella giornata!

Ho ricordi frammentati della mattinata. Credo sia stata una normalissima domenica mattina. Sono vividi invece i ricordi in chiesa. Le  foto, che per fortuna abbiamo fatto prima della cerimonia, e il caldo umido quasi soffocante, a settembre. Dentro la chiesa ci sono altre quattro famiglie e altrettanti battezzanti. Il prete comincia la messa e noi siamo gli unici ad averti messo il vestitino caratteristico, una tunica molto bella cucita dalla bisnonna, che aveva indossato il nonno per il suo battesimo. Insomma, una reliquia di oltre cinquant’anni fa. Andiamo orgogliosi di questi tesori, siamo molto legati alle tradizioni. A quanto pare solo noi! Perché gli altri bambini sembrano di essere appena tornati dal mare. Chi con i completini sgargianti, chi con i sandali. Poca eleganza nel mondo dei neonati. E i parenti impazziti che fanno foto e video con i cellulari, a volte mettendosi pure tra noi e l’altare. Tu non hai apprezzato molto. Sarà stato il caldo, le zanzare, la folla, ma hai cominciato a piangere e hai pianto per quasi tutto il tempo della cerimonia. Gli altri genitori ci guardavano chi con fare superiore, tant’è che il loro bambino stava buonissimo! Chi con fare divertito, tant’è che era evidente quanto fossero più esperti di noi! La mamma ti ha portato fuori per un po’, ma non è servito. Piangevi e piangevi! Così finito il rito di cui ricordo solo i sorrisini nervosi del parroco, siete scomparsi, tu e la mamma. E io, tra i saluti dei parenti, le chiacchiere con quei pochi amici, sono stato il solito buontempone perditempo. Qualcuno mi ha recuperato dallo sproloquio, vi ho raggiunti in macchina e siamo scappati a casa della nonna. Un disastro! Non c’è stato modo di calmarti. Avrei tanto voluto avere d’appresso un paio di jeans, cambiarmi, che quel vestito si mi è costato quasi nulla, ma quanto è brutto! Ti mettiamo a ninna, sembra che dormi, andiamo in cucina, cerchiamo di sederci, bere un bicchiere d’acqua e la mamma alza la testa. “E´stato lui?” “Ma no, tranquilla, hai il suo pianto in testa!” “No, è stato lui!” E corre verso la tua stanza, da dove proviene un urlo agghiacciante. Io e la nonna ci guardiamo in faccia, pietrificati, sbiancati, terrorizzati e scappiamo di corsa. Ti troviamo con la capoccia tra il muro e la testata del letto, incastrato! Come accidenti ci sei arrivato fino a lì e come ti sei ficcato a quel modo in quella fessura è uno di quei piccoli misteri che solo tu conosci.

Temporeggiamo ma arrivano le prime chiamate dal ristorante. Si sta facendo tardi. La mamma mi dice di andare da solo, è molto stanca e tu non sembri affatto tranquillo. Perdiamo altri cinque minuti, poi si decide di andare tutti e tre. Arriviamo che dormi. Sono già tutti lì, gli invitati sembrano annoiati, un po’ abbandonati a se stessi. La disposizione dei tavoli non è esattamente come avevamo stabilito. E ci avevamo studiato parecchio! Anche perché, come ogni famiglia che si rispetti, ci sono situazioni che devono stare distanti. Invece per non so quale motivo vedo situazioni imbarazzanti mischiate. Me ne sarei persino occupato, ma non quella sera, non in quello stato appannato di stanchezza e nervosismo. Tu dormi, dicevo, ma non per molto. Il tempo di sederci e ricominci. Ormai sei talmente nervoso che appena ti toccano urli. Così chiediamo ai camerieri se è possibile usare una sala per farti stare tranquillo. E´un locale in disuso, dove vengono depositati i tavoli, le tovaglie, le sedie, alcuni carrelli, una poltrona…una poltrona! Dio grazie! E persino un divano! Non potevamo chiedere di meglio. La mamma ti mette sulle sue ginocchia, e ti dà del latte. Io dico ai camerieri di cominciare il servizio. La cena non è male, il cibo è buono, non ottimo ma buono, e ogni tanto cerco di dare il cambio alla mamma. I risultati sono penosi, un continuo andirivieni, di domande, “ma che ha?”, “dov’è il festeggiato?”, “ma come mai?”, fin quando non svieni e sei K.O.. Saranno state le dieci passate quando ti mettiamo sul passeggino e ti sistemiamo sotto un albero dietro al nostro tavolo. L’atmosfera dovrebbe essere di festa, ma c’è silenzio, le persone parlano piano per non disturbarti, in alcuni tavoli la tensione è alle stelle, c’è pochissimo movimento sotto lo sguardo severo della mamma, che sembra rimproverare con gli occhi chiunque faccia un rumorino! Le portate finiscono, arriva la torta. Anche questo sarebbe dovuto essere un dettaglio importante della serata. Invece ci sono errori. E´molto bella, ok, ma manca la scritta “battesimo di…” e la data. Però almeno la dedica c’è. Sono dei versi di Be Still dei The Killers. La decorazione con le conchiglie è molto bella, e il sapore è ottimo, quello si. Rimane di aprire i regali, e lo facciamo in fretta, per terminare la serata prima possibile, nel caso in cui tu vorresti rientrare in scena!

Saldo il conto con l’aiuto dei soldi regalati dai parenti (anche questa è andata) e si vola a casa. Esausti, tutti e tre.

Il prossimo figlio lo battezzeremo a un anno, questo è sicuro!