Autore: momiemomix

Aggiornamenti di inizio autunno – Rapporto con il mare

Ci sono tantissime cose da dire. Quest’estate siamo andati al mare per la prima volta, ma non hai apprezzato il contatto con l’acqua fredda. Siamo andati al lido dove andavo io quando ero giovanotto. La vita l’ha reso decadente o forse certi degradi sfuggono all’occhio giovane. Non c’era nemmeno il trampolino! Tu hai fatto qualche timido passo verso la scaletta ma nulla di più. Ho cercato di metterti sulla paparella salvagente che avevamo comprato ma hai pianto quindi aspetteremo. Altri timidi tentativi a Fiumefreddo, dove però c’erano piccole onde e i sassolini non danno molta stabilità. E infine al Vaccarizzo dove hai fatto una lunga passeggiata sul bagnasciuga. Quest’inverno proveremo con la montagna e speriamo vada meglio!

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Menù per bimbi

E´ da molto che non aggiorno questo spazio. La sera arrivo così stanco che non riesco a far nulla. Una questione di abitudine forse. Il lavoro mi sta prosciugando, mi succhia via tutte le energie. Prima o poi migliorerà. Intanto ho raccolto un sacco di pensieri e cose che vorrei scrivere.

Per esempio…

Mi sono accorto che c’è un grande vuoto di informazioni riguardanti l’alimentazione dei bambini di un anno/due. Ci sono pochissime ricette e sembra che la gente si affidi a queste marche di omogeneizzati o pappine e quasi se ne lavi le mani. A pranzo una porzione di cibo precotto, la sera latte e biscotti e a nanna! Noi invece ci scervelliamo per capire cosa cucinare, farti variare quanto più spesso possibile gli alimenti. Capita quindi che la gente ti veda mangiare la pizza e dovresti vedere che facce! Ovviamente, e lo specifico per non sembrare quel padre scellerato che da in mano al proprio bimbo un panino del Mc Donald’s, mangiamo la pizza una volta ogni tanto, e per te faccio preparare la special, cioè una focaccia senza nulla. O a volte con della mozzarella e del pomodorino. O il bordo di un calzone mozzarella e prosciutto.

Stiamo cercando tra mille resistenze, di ridurre l’alimento che tu preferisci in assoluto. Il latte materno. Quindici mesi e non sentirli, eh? Ti attacchi quando hai bisogno di conforto, e spesso la notte verso le tre. Per il resto ammetto che è stato fatto tanto. La dipendenza resta.

Mangi cinque volte al giorno. Abbiamo seguito molto poco le specifiche del pediatra. Anche perché quelle schede preimpostate non è che diano molte indicazioni. Alimenti di stagione, uovo dopo i nove mesi, qualche pesce, la carne bianca, poi la carne rossa. Ok, ok. Abbiamo rispettato le tempistiche perché temevamo qualcosa potesse farti male. Cinque volte al giorno:

Colazione: mangi quello che mangiamo noi. Latte e biscotti, qualche cereale tostato, pane e marmellata, i pavesini. Non hai mai voluto bere il latte in polvere, nemmeno quello per la crescita. Così ti diamo il latte fresco intero. Ogni tanto una spolverata di orzo bimbo. La colazione non è di sicuro il pasto che preferisci.

Merenda a metà mattina/metà pomeriggio: prima mangiavi molta più frutta, per la merenda era l’ideale. Ora che possiamo darti gli yogurt è un po’ più semplice e sbrigativo. Banana a fettine e crema di latte. Fruttolo a volontà, soprattutto frutta mista. Il tuo preferito! Abbiamo provato a darti pure qualche merendina tipo fetta al latte, per i bimbi, e l’hai mangiata, ma è un casino tenerti buono, te la spappoli tra le mani. Più complicata e forse più adatta a quando sarai più grandetto. Ok, ok, non dovrei dirlo, ma ami i Kinder Pinguì.

Pranzo/Cena: questi sono i pasti più complicati in assoluto. Cerchiamo di variarli in continuazione. Mangi tanta pastina, ovviamente la tua preferita è la PFP: pastina, formaggino, parmigiano (che deve essere Grana Padano, il Reggiano proprio non lo sopporti). Poi c’è la 3P: pastina, pomodoro fresco, parmigiano. E la variante della domenica, cioè la 4P: pastina, pomodoro, parmigiano e polpettine (le polpettine sono fatte con mollica di pane, uova fresche delle galline della nonna, carne di vitello, parmigiano). Spesso e volentieri uniamo la pastina a degli omogeneizzati fatti in casa. Omogeneizziamo:

 

  • il pollo, cucinato a cottura lenta per una buona mezz’ora, con delle carote e le patate;
  • zucchine verdi, patate e pochissima cipolla;
  • legumi (soprattutto lenticchie), cucinati sempre con un po’ di patate e carote;
  • carne di vitello o di maiale (per lo scopo ottima la testa di filetto, non provateci invece con il filetto, noi abbiamo fuso l’omogenizzatore).

Spesso inseriamo le patate perché, anche se ne mettiamo una fettina, l’omogeneizzato viene più morbido e vellutato. In inverno usiamo molto anche la zucca. Di solito la pastina preferiamo dartela a pranzo, mentre a cena optiamo per una vellutata di verdure. Un’ottima alternativa alla classica patata bollita è il purè con un formaggino e una fettina di prosciutto magro. Sicuramente la mia ricetta preferita.

Per quel che riguarda bibite non ami quelle gasate, che inconsciamente ti abbiamo fatto assaggiare (Orange Soda, o aranciata, mai coca cola o simili). Non ami nemmeno i dolci, tranne qualche brioscina quando andiamo a fare la spesa, non mangi quasi mai dolciumi. Ogni tanto una leccata ad un gelato, gusto panna o fiordilatte (snobbi gli altri gusti).

Insomma è un casino, un lavoraccio che però sta dando i suoi frutti. Per adesso siamo molto soddisfatti. Mangi quasi tutto, e sei aperto ai nuovi gusti. Sei sempre lì che assaggi cose nuove e non ti tiri mai indietro davanti alla forchetta. C’è solo una cosa che proprio non ti piace, e in questo somigli molto a tuo padre. Il pesce. Un giorno lo apprezzerai, ne sono certo. Per adesso proprio non vuoi saperne! E non vedo l’ora di farti assaggiare la birra…ah si, quello sarà un gran giorno!

Il primo taglio di capelli

Finalmente dal barbiere! Avevi i capelli così lunghi che tutti ti scambiavano per femminuccia. Sei nato con i capelli, e non ti sono mai caduti. Dopo un anno e quasi due mesi il ciuffo ti arrivava alla bocca, mentre dietro avevi dei boccoletti bellissimi. Oggi con la mamma e il nonno siete andati dal barbiere. Sei stato buonissimo, non ci avrebbe scommesso nessuno. Il ciuffo è andato via con un zack! Quando ti ho visto arrivare in negozio mi sei sembrato molto più grande. Stai crescendo troppo in fretta, in queste settimane. Entrano i bimbi in negozio, e mentre scorrazzano tra gli espositori, chiedo alle mamme quanti anni hanno, loro mi rispondono quindici mesi, sudo freddo! Tra molto poco sarai in grado di camminare da solo, e lo so già, mi mancherà tenerti in braccio. 

Poi siamo andati al bar e hai rubato una cartocciata con i würstel alla mamma. E ci fai penare per mangiare due cucchiai di pastina!

La festa del Primo Compleanno

Così è passato un anno. Ho un sacco di pensieri a riguardo e credo scriverò di più in un secondo momento. Intanto voglio parlarti dell’organizzazione della festa.

Per questa occasione così importante decidiamo di scartare il metodo low cost, vogliamo sia una bella festa, e abbiamo delle idee di come vorremmo tu la vedessi quando sarai più grande. Tutti, chi più chi meno, finiamo a guardare le foto del nostro primo compleanno. Ci si rende conto di come i tempi siano cambiati. Di come io sia diverso dai nonni, e il concetto di famiglia si sia trasformato in trent’anni. Tendiamo a valutare un po’ ridicolo il modo in cui sono vestiti gli zii, ad intenerirci dinanzi al sorrisi della mamma, che sembra sempre così piccola, e a ridere di altre cose, come guarda com’era la bottiglia della Coca Cola!

I nostri invitati sono pochi, non possiamo permetterci cento persone, solo i parenti strettissimi. Significa l’allegra fattoria, una parte della famiglia della mamma, le bisnonne (ce ne sono tre per la miseria!), due biszie e una zia acquisita. Siamo in venti circa. Qualcuno non è potuto venire, per il lavoro, ma è importante? Non saprei dirti in che termini. Lo deciderai tu quando sarai più grande. Per evitare spese inutili siamo rimasti in casa, così vedrai nelle foto com’era. Non abbiamo nemmeno un tavolo in salotto, solo una libreria, il divano e la tv. Ci siamo arrangiati con due tavolini da giardino. La mamma ha comprato tanti palloncini e il festone. Sembra tutto perfetto. Per il mangiare abbiamo deciso pezzi di rosticceria mignon. Quattro chili e mezzo. Sono bastati appena, ma meglio di quella volta che abbiamo festeggiato il compleanno della mamma e per lo stesso numero di persone abbiamo comprato due maxi pizze (sono rimasti tutti morti di fame). C’erano: pizzette, cartocciate, bombe fritte, arancini e cipolline. Fantastiche. Le abbiamo pagate 17 euro al kg in uno dei bar più importanti di Catania, e abbiamo fatto bene. Erano buonissime! Il tempo di andare in cucina a prendere due birre e s’erano ripuliti due vassoi! Il discorso torta invece è stato il più discusso. Volevamo qualcosa di particolarissimo, che ti stupisse anche tra quarant’anni. Questo genere di torte all’americana contrastano parecchio dallo stile classico siciliano. Vanno molto di moda, sono la novità in termini di pasticceria. E noi ci siamo rivolti al laboratorio più in voga del momento. L’abbiamo pagata 25 euro al kg. E’ su due piani azzurri, coperta da pasta di zucchero. Sulla base ci sta l’erba e i fiori, col tuo nome scritto in mezzo. Sul piano invece ci sono tre animaletti in pasta di zucchero. Elefante, leone, orsetto. All’interno ci stanno tre strati di pan di spagna al cioccolato separati da crema alla vaniglia chantilly. Il sapore, te l’assicuro, era una goduria. Tutto quello zucchero appiccicato sui denti, e il pan di spagna che si scoglieva in bocca con la chantilly che rinfrescava i sapori. A giorni di distanza ho ancora voglia di una forchettata. Non sarebbe mai stata troppa. Tu a stento sei arrivato a farele foto, poi sei crollato in un sonno profondo. Le candeline le abbiamo spente io e la mamma, con te in braccio che sembri un sacco di patate.

Infine le bomboniere ricordo. Sono dei topolini disney. Io non amo molto la disney, però sono carine e la mamma voleva farle per forza.

Per il regalo abbiamo scelto un bracciale in oro, con il tuo nome inciso e la data del compleanno, che possa rimanerti per sempre in ricordo di quanto ti amiamo.

Discussioni serali: il papà avventuroso

Ma questo limone da dove l’hai preso?
Da fuori, dal balcone!
Fuori non c’erano limoni. Ieri non ne ho visti.
Cretino, erano sul pavimento, dietro l’albero di natale (Pino, si, l’albero di natale di due anni fa è ancora in balcone).
E hai preso il limone da terra, fuori, tutto sporco, e l’hai messo a tavola?
Si, ma prima l’ho lavato!
Dico, ma che schifo…
Ok papi, ma non eri tu quello che dicevi di essere avventuroso? Vivere nel deserto con gli indigeni e insegnare a tuo figlio come usare la lancia?!
Si, ok, vero…ma i limoni presi da terra e messi a tavola è veramente troppo.

Resoconto Mese di Marzo 2014

Il mese di Marzo è stato surreale. Segnato dalla malattia persistente della mamma, che non è più voluta guarire. Solo negli ultimi giorni è stata meglio. La visita al pronto soccorso ci ha devastati. Ora io è da tre giorni che tossisco senza riuscire a stare meglio. Ho provato diversi sciroppi per la tosse secca, le pasticche, persino le pentole di vapore. Nulla. Un incubo. Stasera sono stanco, mi fa male la testa, ho gli occhi arrossati dal sonno e la gola in fiamme. Ogni colpo di tosse è una pugnalata ai polmoni. Provo un rimedio tutto naturale: camomilla, miele e…whiskey! Vediamo che succede. Affanculo le terapie mediche. Ho sempre pensato che se i medicinali servissero davvero a curare le malattie, le malattie scomparirebbero e non servirebbero più medicinali. Che paradosso. Tu nel frattempo dormi. Tra poco farai un anno e sei cresciuto un sacco. Hai due dentini, che si, sono pochi, ma non c’è fretta, e pesi circa undici kg. Sei un bambino curioso e ci imiti in tutto. Hai negli occhi una luce meravigliosa, ogni tanto ti guardo e penso: ma è davvero figlio mio! Non è uno scherzo! Nonostante sia stato un mese schifoso sono contento. In questi ultimi trenta giorni abbiamo subito attacchi su tutti i fronti, a lavoro. Non so se ne usciremo indenni, se succederà tu sarai già grande, ma non abbastanza per capire lo schifo che abbiamo vissuto. 

La prima corsa al pronto soccorso

Ebbene si, è capitato. Sabato dopo una lunga giornata fuori, a pranzo dalla nonna e a cena dai nonni, siamo tornati a casa e ti abbiamo messo a letto come sempre. Non ci hai dato nessuna avvisaglia. Semplicemente a mezzanotte hai cominciato a piangere. Io e mamma abbiamo riconosciuto subito che c’era qualcosa che non andava, perché non era la solita lagna notturna, ma un pianto disperato, con urla stridule, lacrimoni grandi quanto una casa! Ce la siamo fatta nelle mutande. Non sapevamo che fare, spogliarti? Vedere se avevi sbattuto? Ma no, dove! Eri a letto! Forse è dolore al pancino? Hai mangiato qualcosa che non sappiamo? No, no, è impossibile, ci stiamo troppo attenti. Allora cosa?

Notiamo che ti porti la mano all’orecchio e ipotizziamo otite. Il mese scorso anche la cuginetta ne ha sofferto, e leggiamo grazie al dott. google che un bimbo su tre ci soffre. Non capiamo come possa esserti venuta, ma tu in braccio a papà ti sei addormentato, quindi ti rimettiamo a ninna. Passa mezz’ora e ricominci. In preda al panico decidiamo di portarti al pronto soccorso.

Non appena arriviamo smetti di piangere, così l’infermiera ci prende per pazzi. Cosa ci fate qui? Ti misura la febbre. Non ne hai. Otite? Potrebbe essere mal di pancia! Sono le due e mezza di notte, e ci assegnano un codice verde. Tu rimani tranquillo, il dolore sembra essere scomparso. Nella sala d’attesa ci sono una decina di bambini malati, e il nostro è un continuo slalom nel cercare di tenerti lontano dai germi. Risultato: la mamma ha il mal di gola e la tosse. Io e tu niente. Ci sopportiamo non so quante puntate di Peppa Pig, proiettate a tutto volume da un televisore inspegnibile. Questo cartone è assurdo. Finisce sempre con sta famiglia di porci che salta sul fango.

Entriamo in ambulatorio alle tre di notte. La dottoressa ti controlla e la sua diagnosi è: orecchio sinistro arrossato. Non è otite, ne mal di pancia. Solo una piccola infezione. Ti fa una supposta e a casa. Ci prescrive un antibiotico a sciroppo per sei giorni e supposte di tachipirina, che in questi casi servono da antinfiammatori. Noi non ti abbiamo dato nulla.

La domenica sei stato benissimo e il lunedì siamo andati dal nostro pediatra. Lui ha constatato che non hai nulla all’orecchio. Quindi no panico, se urli e ti tocchi l’orecchio forse potrebbe essere il muco del naso, che si incanala male e ti fa provare dolore. La sua diagnosi è: pulire bene il naso.

Ce la siamo cavata con poco. A parte la mamma!

Il giorno del Battesimo

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Ho pensato mille volte di scriverti riguardo al giorno del battesimo. Ne sono successe di tutti i colori, e io e tua madre lo ricordiamo come uno dei giorni più complicati da quando sei nato. Ci siamo organizzati cercando di spendere meno possibile ma fino alla sera prima ero in difficoltà riguardo ai soldi raccolti per il pagamento del locale. Inoltre non avevo una camicia adatta al vestito. Avevo qualche dubbio su tutto ma infondo è una ricorrenza, dicevo. Saremmo stati insieme, avremmo festeggiato con la famiglia…ne ero certo, sarebbe stata una gran bella giornata!

Ho ricordi frammentati della mattinata. Credo sia stata una normalissima domenica mattina. Sono vividi invece i ricordi in chiesa. Le  foto, che per fortuna abbiamo fatto prima della cerimonia, e il caldo umido quasi soffocante, a settembre. Dentro la chiesa ci sono altre quattro famiglie e altrettanti battezzanti. Il prete comincia la messa e noi siamo gli unici ad averti messo il vestitino caratteristico, una tunica molto bella cucita dalla bisnonna, che aveva indossato il nonno per il suo battesimo. Insomma, una reliquia di oltre cinquant’anni fa. Andiamo orgogliosi di questi tesori, siamo molto legati alle tradizioni. A quanto pare solo noi! Perché gli altri bambini sembrano di essere appena tornati dal mare. Chi con i completini sgargianti, chi con i sandali. Poca eleganza nel mondo dei neonati. E i parenti impazziti che fanno foto e video con i cellulari, a volte mettendosi pure tra noi e l’altare. Tu non hai apprezzato molto. Sarà stato il caldo, le zanzare, la folla, ma hai cominciato a piangere e hai pianto per quasi tutto il tempo della cerimonia. Gli altri genitori ci guardavano chi con fare superiore, tant’è che il loro bambino stava buonissimo! Chi con fare divertito, tant’è che era evidente quanto fossero più esperti di noi! La mamma ti ha portato fuori per un po’, ma non è servito. Piangevi e piangevi! Così finito il rito di cui ricordo solo i sorrisini nervosi del parroco, siete scomparsi, tu e la mamma. E io, tra i saluti dei parenti, le chiacchiere con quei pochi amici, sono stato il solito buontempone perditempo. Qualcuno mi ha recuperato dallo sproloquio, vi ho raggiunti in macchina e siamo scappati a casa della nonna. Un disastro! Non c’è stato modo di calmarti. Avrei tanto voluto avere d’appresso un paio di jeans, cambiarmi, che quel vestito si mi è costato quasi nulla, ma quanto è brutto! Ti mettiamo a ninna, sembra che dormi, andiamo in cucina, cerchiamo di sederci, bere un bicchiere d’acqua e la mamma alza la testa. “E´stato lui?” “Ma no, tranquilla, hai il suo pianto in testa!” “No, è stato lui!” E corre verso la tua stanza, da dove proviene un urlo agghiacciante. Io e la nonna ci guardiamo in faccia, pietrificati, sbiancati, terrorizzati e scappiamo di corsa. Ti troviamo con la capoccia tra il muro e la testata del letto, incastrato! Come accidenti ci sei arrivato fino a lì e come ti sei ficcato a quel modo in quella fessura è uno di quei piccoli misteri che solo tu conosci.

Temporeggiamo ma arrivano le prime chiamate dal ristorante. Si sta facendo tardi. La mamma mi dice di andare da solo, è molto stanca e tu non sembri affatto tranquillo. Perdiamo altri cinque minuti, poi si decide di andare tutti e tre. Arriviamo che dormi. Sono già tutti lì, gli invitati sembrano annoiati, un po’ abbandonati a se stessi. La disposizione dei tavoli non è esattamente come avevamo stabilito. E ci avevamo studiato parecchio! Anche perché, come ogni famiglia che si rispetti, ci sono situazioni che devono stare distanti. Invece per non so quale motivo vedo situazioni imbarazzanti mischiate. Me ne sarei persino occupato, ma non quella sera, non in quello stato appannato di stanchezza e nervosismo. Tu dormi, dicevo, ma non per molto. Il tempo di sederci e ricominci. Ormai sei talmente nervoso che appena ti toccano urli. Così chiediamo ai camerieri se è possibile usare una sala per farti stare tranquillo. E´un locale in disuso, dove vengono depositati i tavoli, le tovaglie, le sedie, alcuni carrelli, una poltrona…una poltrona! Dio grazie! E persino un divano! Non potevamo chiedere di meglio. La mamma ti mette sulle sue ginocchia, e ti dà del latte. Io dico ai camerieri di cominciare il servizio. La cena non è male, il cibo è buono, non ottimo ma buono, e ogni tanto cerco di dare il cambio alla mamma. I risultati sono penosi, un continuo andirivieni, di domande, “ma che ha?”, “dov’è il festeggiato?”, “ma come mai?”, fin quando non svieni e sei K.O.. Saranno state le dieci passate quando ti mettiamo sul passeggino e ti sistemiamo sotto un albero dietro al nostro tavolo. L’atmosfera dovrebbe essere di festa, ma c’è silenzio, le persone parlano piano per non disturbarti, in alcuni tavoli la tensione è alle stelle, c’è pochissimo movimento sotto lo sguardo severo della mamma, che sembra rimproverare con gli occhi chiunque faccia un rumorino! Le portate finiscono, arriva la torta. Anche questo sarebbe dovuto essere un dettaglio importante della serata. Invece ci sono errori. E´molto bella, ok, ma manca la scritta “battesimo di…” e la data. Però almeno la dedica c’è. Sono dei versi di Be Still dei The Killers. La decorazione con le conchiglie è molto bella, e il sapore è ottimo, quello si. Rimane di aprire i regali, e lo facciamo in fretta, per terminare la serata prima possibile, nel caso in cui tu vorresti rientrare in scena!

Saldo il conto con l’aiuto dei soldi regalati dai parenti (anche questa è andata) e si vola a casa. Esausti, tutti e tre.

Il prossimo figlio lo battezzeremo a un anno, questo è sicuro!  

Dentini e cibarie di casa

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Io e la mamma amiamo mangiare. Stasera ti scrivo ubriaco di Cheesecake. Un po’ per caso mentre tornavo a casa mi sono trovato davanti alla famosa pasticceria e mi son detto “ma si, compro una torta!”. Ultimamente non ci siamo passati molti capricci, e siccome ho da riconquistare il cuore della mamma (di questo scriverò), e abbiamo anche un evento da festeggiare, sono entrato e ho scelto due fette di Cheesecake, una alla nutella, e una classica. Due mattoni incredibili, sormontati da panna montata. Calorie su calorie. Ho l’esofago impastato di cioccolata e formaggio, una sensazione nauseabonda, ma anche inebriante. Credo tu sia troppo piccolo per capire, con le pappette che mangi, e quel poco di carne omogeneizzata e verdure. Avremo una grossa responsabilità, un giorno dovremo abituarti a mangiare sano. Niente merendine, niente cioccolata, niente pezzi di tavola calda, niente bibite gassate. Tanta frutta, tante verdure, tanta roba naturale. Boh, a volte guardo la mamma e sorrido. La moda del momento è far comparire sui social network articoli perbenisti in cui studiosi dal nome impronunciabile di università straniere lontane elencano marche di cibi dannose, contenenti grassi transgenici, nitriti di sodio…che? Cosa? M’immagino ciccioni mutanti vestiti da donna che affollano corridoi di supermercati e nitriscono una schiuma bianca sospetta. Un tizio col camice bianco e gli occhialoni, in una mano un tazzone di caffé (si ammazzano col caffé, e poi vengono a farci la ramanzina) e nell’altra una provetta, ne estrae un campione e lo assaggia, “è salato” urla. Una follia! Dico! Non darei mai da mangiare al mio bimbo una barretta di polistirolo ricoperta da petrolio e agenti chimici!

Tornando alla nostra serata, l’evento da festeggiare, prima che sembri voglia farlo passare in secondo piano, è che finalmente è spuntato un piccolo puntino bianco sulle tue gengive inferiori. E´apparso per mezza giornata poi s’è nascosto. Forse perché ti è gonfiato tutto, in zona. Così pare che almeno questo (il ritardo intendo, non il dentino) l’abbia preso da tuo padre. Come le orecchie, i piedi grandi e le sopracciglia lunghe. Si sa…sono i dettagli che fanno la differenza!

Oltre la cheesecake stasera abbiamo mangiato un altro dei nostri piatti preferiti. Quando dico alla gente che impazzisco per gli spaghetti di riso, le reazioni sono concordanti. Che schifo! Poi se specifico che li mangio con una dose massiccia di ortaggi, inzuppati nella salsa di soia, apriti cielo! Era la reazione che avevo anch’io prima di assaggiarli. Ho sempre detestato i ristoranti cinesi. La prima volta non avevo più di vent’anni. Ricordo che ordinai gli involtini primavera, emanavano un puzzo di fogna che il solo ricordo mi mette ansia. Poi dei ravioli grossi quanto due mafaldine, e anche da lì un puzzo di fogna. Volevo il gelato fritto, ma l’avevano terminato. Ordinai del sakè per dare un senso alla serata, ma anche quello esaurito. Per farsi perdonare mi portarono un bicchierino di liquore con dentro una prugna secca. Odio le prugne secche.
Sono tornato in un ristorante cinese con la mamma, parecchi anni dopo. Era una specie di self service, paghi venti euro e mangi quanto vuoi, a patto che mangi tutto quello che metti nel piatto. E´impossibile, che cazzo. Ci metto dentro delle palline che sembrano arancini invece c’è una specie di pastella giallognola e una cosa marroncina. Fanculo, davvero, che si fottano i cinesi e la merda che servono.

Gli spaghetti di riso però, fatti in casa, saltati con le verdure e la salsa di soia, no. Sono una storia a parte. Ogni tanto soffriggiamo anche del pollo, o della carne, e mischiamo tutto. Chi fa per se fa per tre. Questo dice padron Toni. Così va la vita. Provare per credere.

Ma l’insegnamento principale, stasera, è: mai fidarsi dei cinesi.

Zanzare a Dicembre

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Questa foto mi ha colpito moltissimo. Ma di quale strana malattia sono affetti questi tipi? Mi piacerebbe prendere un caffé con loro, chiedergli: ehi ma perché quelle facce scure? Cioè…a parte te, proprio te, con le palle più piccole. Te ti capisco. Ma gli altri?!

Il 2013 è finito. E’ stato un anno molto complicato. Tra qualche tempo spero di sedermi con me stesso, offrirmi un caffé e guardarmi in faccia e chiedermi: ehi perché sei così incazzato? Infondo che sarà stato mai? E´nato nostro figlio, nel 2013. E´stato uno degli anni più belli della nostra vita. Ma chi se ne frega dai, del lavoro, del fatto che hai perso tutte le certezze. Ci siamo andati avanti no? E allora…

Il dicembre appena trascorso è stato leggermente sottotono. Inutile parlare dell’attività di famiglia, in crisi ormai da anni e in perenne calo verticale. Le vendite crollano mese dopo mese, e guardare i budget passati è solo rigirare il dito nella piaga. Ho fatto trent’anni e abbiamo festeggiato al meglio delle nostre possibilità. Poi due settimane di lavoro tirato, senza un momento di pausa. Gente che entra in negozio, a stento augura buon natale, e tira dritto. Babbo Natale per loro non esiste più. Io invece ho il compito di farlo rinascere. E´arduo. Non sarà facile. Ma voglio che ci creda, e non smetta mai di farlo. Quest’anno sei così piccolo che sarebbe inutile far vestire qualcuno e poi ci sono così pochi regali! Il 24 dicembre siamo a casa dei nonni, e siamo solo noi cinque. Gli zii non ci sono. Così ci sbafiamo due scacciate e siccome minacci sonno ti facciamo aprire il tuo pacco gigante: una macchina da formula uno, bianca, cavalcabile, e con un manico spettacolare per spingerla in posizione eretta. La mia schiena (che stai mettendo a dura prova) ringrazia. A mezzanotte dormiamo già, nel nostro lettone, al calduccio. Tu piangi, ogni tanto, nel cuore della notte. Chissà perché. Qualche fitta, o quelle maledette zanzare. Zanzare a dicembre, che storia! Il 25 invece siamo a pranzo dalla nonna. Ci sono gli altri zii, la cuginetta piccola e la cuginetta grande. Persino lo zio di Roma e i cugini burini. Tu sei una superstar. Sempre alla ricerca dell’attenzione. In questo mi somigli. Ci siamo trovati. Nel pomeriggio si torna dagli altri nonni e ci sono gli zii che mancavano alla vigilia. Qui li chiamerò barbarossa e barbanera. Ti danno il loro regalo ed…è il girello. Ha la forma di una macchina, con tanto di comandi (sterzo, clacson, cambio) sul davanti. Ne sei innamorato, e sei anche bravo ad andarci avanti e indietro (storia diversa per i cambi di direzione). Tra il Natale e il Capodanno c’è un vortice di confusione. Tu non solo ne sei fuori, ma sei anche la salvezza del tuo papà. Prendiamo una decisione che farà scalpore. Probabilmente non ci saranno molti botti il 31 dicembre, ma a gennaio…oh si, a gennaio…è previsto un unico grande luminosissimo fuoco d’artificio. Un boato che ricorderemo come probabilmente la scelta più sofferta della nostra vita lavorativa. La barca affonda, che senso ha buttare via l’acqua con quei secchi arrugginiti, pieni di buchi, che ci hanno lasciato tra le mani? Allora si rischia tutto. O si va a fondo, o si rimane a galla. A me sono sempre piaciute le sfide, ed è dieci anni che mi dico che nulla potrà abbattermi, perché io non sono una persona normale. Sembra sia ora di mettersi in gioco. E ci sei tu a farmi forza quindi…

Il capodanno siamo a casa dei nonni e con noi c’è la bisnonna pazzerella, e lo zio barbanera e fidanzata. Sembra essere una cena tranquilla. Tu ti addormenti per le dieci circa. Noi continuiamo a mangiare un sacco di cose. Queste vacanze me le trascino ancora sullo stomaco. Poi, proprio quando la noia prendeva il sopravvento, la bisnonna se ne esce con una discussione assurda sul fatto che un prete in televisione le parla. Impossibile! sbotta la nonna. Ma no, io gli dico che problemi ho e lui risponde. Bisnonna, quello parla in un certo modo perché sa che è seguito da persone che hanno i tuoi stessi problemi teologici, per questo sembra stia parlando con te, ma non è così. Ma ne sei sicura? Certo. Una volta ho mandato un bacio a Iva Zanicchi, e lei ha ricambiato. Bisnonna ascolta, la gente in televisione non può vederci. Non lo dire a tuo fratello però, a lui non sta bene questa cosa.

Il nonno dopo questa discussione s’addormenta nel divano. Arriva la mezzanotte tra i fumi dell’alcol, che sorseggio con lo zio barbanera. Per la prima volta mancano dieci secondi alla mezzanotte e io non ho l’accendino pronto sulla miccia. La mamma ti ha preso in braccio perché ti sei svegliato, e ti sta riaddormentando. Io le dò un bacio e scappo in strada. Finito, è finito! Accendo il pozzetto da 55 euro e partono 59 colpi. Bellissimi. Forse i più belli di sempre. Tu dormi, non li hai visti. Sei con la mamma. Non li ha visti nemmeno lei. La nonna è con le cagnette, cerca di prevenire eventuali infarti. Il nonno segue tutto dalla terrazza. La bisnonna è rimasta in casa, manda baci di nascosto a Carlo Conti.

Ben arrivato 2014.