Famiglia

Aggiornamenti di inizio autunno – Rapporto con il mare

Ci sono tantissime cose da dire. Quest’estate siamo andati al mare per la prima volta, ma non hai apprezzato il contatto con l’acqua fredda. Siamo andati al lido dove andavo io quando ero giovanotto. La vita l’ha reso decadente o forse certi degradi sfuggono all’occhio giovane. Non c’era nemmeno il trampolino! Tu hai fatto qualche timido passo verso la scaletta ma nulla di più. Ho cercato di metterti sulla paparella salvagente che avevamo comprato ma hai pianto quindi aspetteremo. Altri timidi tentativi a Fiumefreddo, dove però c’erano piccole onde e i sassolini non danno molta stabilità. E infine al Vaccarizzo dove hai fatto una lunga passeggiata sul bagnasciuga. Quest’inverno proveremo con la montagna e speriamo vada meglio!

Il primo taglio di capelli

Finalmente dal barbiere! Avevi i capelli così lunghi che tutti ti scambiavano per femminuccia. Sei nato con i capelli, e non ti sono mai caduti. Dopo un anno e quasi due mesi il ciuffo ti arrivava alla bocca, mentre dietro avevi dei boccoletti bellissimi. Oggi con la mamma e il nonno siete andati dal barbiere. Sei stato buonissimo, non ci avrebbe scommesso nessuno. Il ciuffo è andato via con un zack! Quando ti ho visto arrivare in negozio mi sei sembrato molto più grande. Stai crescendo troppo in fretta, in queste settimane. Entrano i bimbi in negozio, e mentre scorrazzano tra gli espositori, chiedo alle mamme quanti anni hanno, loro mi rispondono quindici mesi, sudo freddo! Tra molto poco sarai in grado di camminare da solo, e lo so già, mi mancherà tenerti in braccio. 

Poi siamo andati al bar e hai rubato una cartocciata con i würstel alla mamma. E ci fai penare per mangiare due cucchiai di pastina!

La festa del Primo Compleanno

Così è passato un anno. Ho un sacco di pensieri a riguardo e credo scriverò di più in un secondo momento. Intanto voglio parlarti dell’organizzazione della festa.

Per questa occasione così importante decidiamo di scartare il metodo low cost, vogliamo sia una bella festa, e abbiamo delle idee di come vorremmo tu la vedessi quando sarai più grande. Tutti, chi più chi meno, finiamo a guardare le foto del nostro primo compleanno. Ci si rende conto di come i tempi siano cambiati. Di come io sia diverso dai nonni, e il concetto di famiglia si sia trasformato in trent’anni. Tendiamo a valutare un po’ ridicolo il modo in cui sono vestiti gli zii, ad intenerirci dinanzi al sorrisi della mamma, che sembra sempre così piccola, e a ridere di altre cose, come guarda com’era la bottiglia della Coca Cola!

I nostri invitati sono pochi, non possiamo permetterci cento persone, solo i parenti strettissimi. Significa l’allegra fattoria, una parte della famiglia della mamma, le bisnonne (ce ne sono tre per la miseria!), due biszie e una zia acquisita. Siamo in venti circa. Qualcuno non è potuto venire, per il lavoro, ma è importante? Non saprei dirti in che termini. Lo deciderai tu quando sarai più grande. Per evitare spese inutili siamo rimasti in casa, così vedrai nelle foto com’era. Non abbiamo nemmeno un tavolo in salotto, solo una libreria, il divano e la tv. Ci siamo arrangiati con due tavolini da giardino. La mamma ha comprato tanti palloncini e il festone. Sembra tutto perfetto. Per il mangiare abbiamo deciso pezzi di rosticceria mignon. Quattro chili e mezzo. Sono bastati appena, ma meglio di quella volta che abbiamo festeggiato il compleanno della mamma e per lo stesso numero di persone abbiamo comprato due maxi pizze (sono rimasti tutti morti di fame). C’erano: pizzette, cartocciate, bombe fritte, arancini e cipolline. Fantastiche. Le abbiamo pagate 17 euro al kg in uno dei bar più importanti di Catania, e abbiamo fatto bene. Erano buonissime! Il tempo di andare in cucina a prendere due birre e s’erano ripuliti due vassoi! Il discorso torta invece è stato il più discusso. Volevamo qualcosa di particolarissimo, che ti stupisse anche tra quarant’anni. Questo genere di torte all’americana contrastano parecchio dallo stile classico siciliano. Vanno molto di moda, sono la novità in termini di pasticceria. E noi ci siamo rivolti al laboratorio più in voga del momento. L’abbiamo pagata 25 euro al kg. E’ su due piani azzurri, coperta da pasta di zucchero. Sulla base ci sta l’erba e i fiori, col tuo nome scritto in mezzo. Sul piano invece ci sono tre animaletti in pasta di zucchero. Elefante, leone, orsetto. All’interno ci stanno tre strati di pan di spagna al cioccolato separati da crema alla vaniglia chantilly. Il sapore, te l’assicuro, era una goduria. Tutto quello zucchero appiccicato sui denti, e il pan di spagna che si scoglieva in bocca con la chantilly che rinfrescava i sapori. A giorni di distanza ho ancora voglia di una forchettata. Non sarebbe mai stata troppa. Tu a stento sei arrivato a farele foto, poi sei crollato in un sonno profondo. Le candeline le abbiamo spente io e la mamma, con te in braccio che sembri un sacco di patate.

Infine le bomboniere ricordo. Sono dei topolini disney. Io non amo molto la disney, però sono carine e la mamma voleva farle per forza.

Per il regalo abbiamo scelto un bracciale in oro, con il tuo nome inciso e la data del compleanno, che possa rimanerti per sempre in ricordo di quanto ti amiamo.

Discussioni serali: il papà avventuroso

Ma questo limone da dove l’hai preso?
Da fuori, dal balcone!
Fuori non c’erano limoni. Ieri non ne ho visti.
Cretino, erano sul pavimento, dietro l’albero di natale (Pino, si, l’albero di natale di due anni fa è ancora in balcone).
E hai preso il limone da terra, fuori, tutto sporco, e l’hai messo a tavola?
Si, ma prima l’ho lavato!
Dico, ma che schifo…
Ok papi, ma non eri tu quello che dicevi di essere avventuroso? Vivere nel deserto con gli indigeni e insegnare a tuo figlio come usare la lancia?!
Si, ok, vero…ma i limoni presi da terra e messi a tavola è veramente troppo.

Resoconto Mese di Marzo 2014

Il mese di Marzo è stato surreale. Segnato dalla malattia persistente della mamma, che non è più voluta guarire. Solo negli ultimi giorni è stata meglio. La visita al pronto soccorso ci ha devastati. Ora io è da tre giorni che tossisco senza riuscire a stare meglio. Ho provato diversi sciroppi per la tosse secca, le pasticche, persino le pentole di vapore. Nulla. Un incubo. Stasera sono stanco, mi fa male la testa, ho gli occhi arrossati dal sonno e la gola in fiamme. Ogni colpo di tosse è una pugnalata ai polmoni. Provo un rimedio tutto naturale: camomilla, miele e…whiskey! Vediamo che succede. Affanculo le terapie mediche. Ho sempre pensato che se i medicinali servissero davvero a curare le malattie, le malattie scomparirebbero e non servirebbero più medicinali. Che paradosso. Tu nel frattempo dormi. Tra poco farai un anno e sei cresciuto un sacco. Hai due dentini, che si, sono pochi, ma non c’è fretta, e pesi circa undici kg. Sei un bambino curioso e ci imiti in tutto. Hai negli occhi una luce meravigliosa, ogni tanto ti guardo e penso: ma è davvero figlio mio! Non è uno scherzo! Nonostante sia stato un mese schifoso sono contento. In questi ultimi trenta giorni abbiamo subito attacchi su tutti i fronti, a lavoro. Non so se ne usciremo indenni, se succederà tu sarai già grande, ma non abbastanza per capire lo schifo che abbiamo vissuto. 

La prima corsa al pronto soccorso

Ebbene si, è capitato. Sabato dopo una lunga giornata fuori, a pranzo dalla nonna e a cena dai nonni, siamo tornati a casa e ti abbiamo messo a letto come sempre. Non ci hai dato nessuna avvisaglia. Semplicemente a mezzanotte hai cominciato a piangere. Io e mamma abbiamo riconosciuto subito che c’era qualcosa che non andava, perché non era la solita lagna notturna, ma un pianto disperato, con urla stridule, lacrimoni grandi quanto una casa! Ce la siamo fatta nelle mutande. Non sapevamo che fare, spogliarti? Vedere se avevi sbattuto? Ma no, dove! Eri a letto! Forse è dolore al pancino? Hai mangiato qualcosa che non sappiamo? No, no, è impossibile, ci stiamo troppo attenti. Allora cosa?

Notiamo che ti porti la mano all’orecchio e ipotizziamo otite. Il mese scorso anche la cuginetta ne ha sofferto, e leggiamo grazie al dott. google che un bimbo su tre ci soffre. Non capiamo come possa esserti venuta, ma tu in braccio a papà ti sei addormentato, quindi ti rimettiamo a ninna. Passa mezz’ora e ricominci. In preda al panico decidiamo di portarti al pronto soccorso.

Non appena arriviamo smetti di piangere, così l’infermiera ci prende per pazzi. Cosa ci fate qui? Ti misura la febbre. Non ne hai. Otite? Potrebbe essere mal di pancia! Sono le due e mezza di notte, e ci assegnano un codice verde. Tu rimani tranquillo, il dolore sembra essere scomparso. Nella sala d’attesa ci sono una decina di bambini malati, e il nostro è un continuo slalom nel cercare di tenerti lontano dai germi. Risultato: la mamma ha il mal di gola e la tosse. Io e tu niente. Ci sopportiamo non so quante puntate di Peppa Pig, proiettate a tutto volume da un televisore inspegnibile. Questo cartone è assurdo. Finisce sempre con sta famiglia di porci che salta sul fango.

Entriamo in ambulatorio alle tre di notte. La dottoressa ti controlla e la sua diagnosi è: orecchio sinistro arrossato. Non è otite, ne mal di pancia. Solo una piccola infezione. Ti fa una supposta e a casa. Ci prescrive un antibiotico a sciroppo per sei giorni e supposte di tachipirina, che in questi casi servono da antinfiammatori. Noi non ti abbiamo dato nulla.

La domenica sei stato benissimo e il lunedì siamo andati dal nostro pediatra. Lui ha constatato che non hai nulla all’orecchio. Quindi no panico, se urli e ti tocchi l’orecchio forse potrebbe essere il muco del naso, che si incanala male e ti fa provare dolore. La sua diagnosi è: pulire bene il naso.

Ce la siamo cavata con poco. A parte la mamma!

Il giorno del Battesimo

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Ho pensato mille volte di scriverti riguardo al giorno del battesimo. Ne sono successe di tutti i colori, e io e tua madre lo ricordiamo come uno dei giorni più complicati da quando sei nato. Ci siamo organizzati cercando di spendere meno possibile ma fino alla sera prima ero in difficoltà riguardo ai soldi raccolti per il pagamento del locale. Inoltre non avevo una camicia adatta al vestito. Avevo qualche dubbio su tutto ma infondo è una ricorrenza, dicevo. Saremmo stati insieme, avremmo festeggiato con la famiglia…ne ero certo, sarebbe stata una gran bella giornata!

Ho ricordi frammentati della mattinata. Credo sia stata una normalissima domenica mattina. Sono vividi invece i ricordi in chiesa. Le  foto, che per fortuna abbiamo fatto prima della cerimonia, e il caldo umido quasi soffocante, a settembre. Dentro la chiesa ci sono altre quattro famiglie e altrettanti battezzanti. Il prete comincia la messa e noi siamo gli unici ad averti messo il vestitino caratteristico, una tunica molto bella cucita dalla bisnonna, che aveva indossato il nonno per il suo battesimo. Insomma, una reliquia di oltre cinquant’anni fa. Andiamo orgogliosi di questi tesori, siamo molto legati alle tradizioni. A quanto pare solo noi! Perché gli altri bambini sembrano di essere appena tornati dal mare. Chi con i completini sgargianti, chi con i sandali. Poca eleganza nel mondo dei neonati. E i parenti impazziti che fanno foto e video con i cellulari, a volte mettendosi pure tra noi e l’altare. Tu non hai apprezzato molto. Sarà stato il caldo, le zanzare, la folla, ma hai cominciato a piangere e hai pianto per quasi tutto il tempo della cerimonia. Gli altri genitori ci guardavano chi con fare superiore, tant’è che il loro bambino stava buonissimo! Chi con fare divertito, tant’è che era evidente quanto fossero più esperti di noi! La mamma ti ha portato fuori per un po’, ma non è servito. Piangevi e piangevi! Così finito il rito di cui ricordo solo i sorrisini nervosi del parroco, siete scomparsi, tu e la mamma. E io, tra i saluti dei parenti, le chiacchiere con quei pochi amici, sono stato il solito buontempone perditempo. Qualcuno mi ha recuperato dallo sproloquio, vi ho raggiunti in macchina e siamo scappati a casa della nonna. Un disastro! Non c’è stato modo di calmarti. Avrei tanto voluto avere d’appresso un paio di jeans, cambiarmi, che quel vestito si mi è costato quasi nulla, ma quanto è brutto! Ti mettiamo a ninna, sembra che dormi, andiamo in cucina, cerchiamo di sederci, bere un bicchiere d’acqua e la mamma alza la testa. “E´stato lui?” “Ma no, tranquilla, hai il suo pianto in testa!” “No, è stato lui!” E corre verso la tua stanza, da dove proviene un urlo agghiacciante. Io e la nonna ci guardiamo in faccia, pietrificati, sbiancati, terrorizzati e scappiamo di corsa. Ti troviamo con la capoccia tra il muro e la testata del letto, incastrato! Come accidenti ci sei arrivato fino a lì e come ti sei ficcato a quel modo in quella fessura è uno di quei piccoli misteri che solo tu conosci.

Temporeggiamo ma arrivano le prime chiamate dal ristorante. Si sta facendo tardi. La mamma mi dice di andare da solo, è molto stanca e tu non sembri affatto tranquillo. Perdiamo altri cinque minuti, poi si decide di andare tutti e tre. Arriviamo che dormi. Sono già tutti lì, gli invitati sembrano annoiati, un po’ abbandonati a se stessi. La disposizione dei tavoli non è esattamente come avevamo stabilito. E ci avevamo studiato parecchio! Anche perché, come ogni famiglia che si rispetti, ci sono situazioni che devono stare distanti. Invece per non so quale motivo vedo situazioni imbarazzanti mischiate. Me ne sarei persino occupato, ma non quella sera, non in quello stato appannato di stanchezza e nervosismo. Tu dormi, dicevo, ma non per molto. Il tempo di sederci e ricominci. Ormai sei talmente nervoso che appena ti toccano urli. Così chiediamo ai camerieri se è possibile usare una sala per farti stare tranquillo. E´un locale in disuso, dove vengono depositati i tavoli, le tovaglie, le sedie, alcuni carrelli, una poltrona…una poltrona! Dio grazie! E persino un divano! Non potevamo chiedere di meglio. La mamma ti mette sulle sue ginocchia, e ti dà del latte. Io dico ai camerieri di cominciare il servizio. La cena non è male, il cibo è buono, non ottimo ma buono, e ogni tanto cerco di dare il cambio alla mamma. I risultati sono penosi, un continuo andirivieni, di domande, “ma che ha?”, “dov’è il festeggiato?”, “ma come mai?”, fin quando non svieni e sei K.O.. Saranno state le dieci passate quando ti mettiamo sul passeggino e ti sistemiamo sotto un albero dietro al nostro tavolo. L’atmosfera dovrebbe essere di festa, ma c’è silenzio, le persone parlano piano per non disturbarti, in alcuni tavoli la tensione è alle stelle, c’è pochissimo movimento sotto lo sguardo severo della mamma, che sembra rimproverare con gli occhi chiunque faccia un rumorino! Le portate finiscono, arriva la torta. Anche questo sarebbe dovuto essere un dettaglio importante della serata. Invece ci sono errori. E´molto bella, ok, ma manca la scritta “battesimo di…” e la data. Però almeno la dedica c’è. Sono dei versi di Be Still dei The Killers. La decorazione con le conchiglie è molto bella, e il sapore è ottimo, quello si. Rimane di aprire i regali, e lo facciamo in fretta, per terminare la serata prima possibile, nel caso in cui tu vorresti rientrare in scena!

Saldo il conto con l’aiuto dei soldi regalati dai parenti (anche questa è andata) e si vola a casa. Esausti, tutti e tre.

Il prossimo figlio lo battezzeremo a un anno, questo è sicuro!  

Zanzare a Dicembre

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Questa foto mi ha colpito moltissimo. Ma di quale strana malattia sono affetti questi tipi? Mi piacerebbe prendere un caffé con loro, chiedergli: ehi ma perché quelle facce scure? Cioè…a parte te, proprio te, con le palle più piccole. Te ti capisco. Ma gli altri?!

Il 2013 è finito. E’ stato un anno molto complicato. Tra qualche tempo spero di sedermi con me stesso, offrirmi un caffé e guardarmi in faccia e chiedermi: ehi perché sei così incazzato? Infondo che sarà stato mai? E´nato nostro figlio, nel 2013. E´stato uno degli anni più belli della nostra vita. Ma chi se ne frega dai, del lavoro, del fatto che hai perso tutte le certezze. Ci siamo andati avanti no? E allora…

Il dicembre appena trascorso è stato leggermente sottotono. Inutile parlare dell’attività di famiglia, in crisi ormai da anni e in perenne calo verticale. Le vendite crollano mese dopo mese, e guardare i budget passati è solo rigirare il dito nella piaga. Ho fatto trent’anni e abbiamo festeggiato al meglio delle nostre possibilità. Poi due settimane di lavoro tirato, senza un momento di pausa. Gente che entra in negozio, a stento augura buon natale, e tira dritto. Babbo Natale per loro non esiste più. Io invece ho il compito di farlo rinascere. E´arduo. Non sarà facile. Ma voglio che ci creda, e non smetta mai di farlo. Quest’anno sei così piccolo che sarebbe inutile far vestire qualcuno e poi ci sono così pochi regali! Il 24 dicembre siamo a casa dei nonni, e siamo solo noi cinque. Gli zii non ci sono. Così ci sbafiamo due scacciate e siccome minacci sonno ti facciamo aprire il tuo pacco gigante: una macchina da formula uno, bianca, cavalcabile, e con un manico spettacolare per spingerla in posizione eretta. La mia schiena (che stai mettendo a dura prova) ringrazia. A mezzanotte dormiamo già, nel nostro lettone, al calduccio. Tu piangi, ogni tanto, nel cuore della notte. Chissà perché. Qualche fitta, o quelle maledette zanzare. Zanzare a dicembre, che storia! Il 25 invece siamo a pranzo dalla nonna. Ci sono gli altri zii, la cuginetta piccola e la cuginetta grande. Persino lo zio di Roma e i cugini burini. Tu sei una superstar. Sempre alla ricerca dell’attenzione. In questo mi somigli. Ci siamo trovati. Nel pomeriggio si torna dagli altri nonni e ci sono gli zii che mancavano alla vigilia. Qui li chiamerò barbarossa e barbanera. Ti danno il loro regalo ed…è il girello. Ha la forma di una macchina, con tanto di comandi (sterzo, clacson, cambio) sul davanti. Ne sei innamorato, e sei anche bravo ad andarci avanti e indietro (storia diversa per i cambi di direzione). Tra il Natale e il Capodanno c’è un vortice di confusione. Tu non solo ne sei fuori, ma sei anche la salvezza del tuo papà. Prendiamo una decisione che farà scalpore. Probabilmente non ci saranno molti botti il 31 dicembre, ma a gennaio…oh si, a gennaio…è previsto un unico grande luminosissimo fuoco d’artificio. Un boato che ricorderemo come probabilmente la scelta più sofferta della nostra vita lavorativa. La barca affonda, che senso ha buttare via l’acqua con quei secchi arrugginiti, pieni di buchi, che ci hanno lasciato tra le mani? Allora si rischia tutto. O si va a fondo, o si rimane a galla. A me sono sempre piaciute le sfide, ed è dieci anni che mi dico che nulla potrà abbattermi, perché io non sono una persona normale. Sembra sia ora di mettersi in gioco. E ci sei tu a farmi forza quindi…

Il capodanno siamo a casa dei nonni e con noi c’è la bisnonna pazzerella, e lo zio barbanera e fidanzata. Sembra essere una cena tranquilla. Tu ti addormenti per le dieci circa. Noi continuiamo a mangiare un sacco di cose. Queste vacanze me le trascino ancora sullo stomaco. Poi, proprio quando la noia prendeva il sopravvento, la bisnonna se ne esce con una discussione assurda sul fatto che un prete in televisione le parla. Impossibile! sbotta la nonna. Ma no, io gli dico che problemi ho e lui risponde. Bisnonna, quello parla in un certo modo perché sa che è seguito da persone che hanno i tuoi stessi problemi teologici, per questo sembra stia parlando con te, ma non è così. Ma ne sei sicura? Certo. Una volta ho mandato un bacio a Iva Zanicchi, e lei ha ricambiato. Bisnonna ascolta, la gente in televisione non può vederci. Non lo dire a tuo fratello però, a lui non sta bene questa cosa.

Il nonno dopo questa discussione s’addormenta nel divano. Arriva la mezzanotte tra i fumi dell’alcol, che sorseggio con lo zio barbanera. Per la prima volta mancano dieci secondi alla mezzanotte e io non ho l’accendino pronto sulla miccia. La mamma ti ha preso in braccio perché ti sei svegliato, e ti sta riaddormentando. Io le dò un bacio e scappo in strada. Finito, è finito! Accendo il pozzetto da 55 euro e partono 59 colpi. Bellissimi. Forse i più belli di sempre. Tu dormi, non li hai visti. Sei con la mamma. Non li ha visti nemmeno lei. La nonna è con le cagnette, cerca di prevenire eventuali infarti. Il nonno segue tutto dalla terrazza. La bisnonna è rimasta in casa, manda baci di nascosto a Carlo Conti.

Ben arrivato 2014.

Trent’anni fa…

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Trent’anni fa ero un bimbo di sei giorni. Le prospettive sono cambiate in maniera irreversibile. Facendo due calcoli banali, un altro tanto e saranno sessanta, mentre tu ne avrai trenta. E magari sarai al posto mio a farti due conti. Io a trent’anni posso tirare una linea netta. È come rinascere, però più stressati, stanchi, svogliati. Trovo energia nei tuoi sorrisi e nelle tue smorfie. Se non ci fossi stato tu, ho come la sensazione che la mia sarebbe stata un’esistenza piatta. Guardandomi indietro ho un deserto che solo la mamma ha saputo rendere più romantico e vivo. Andando indietro ad intervalli di decenni, non ho ricordi precisi di una domenica pomeriggio di dicembre del 1993. Posso solo ipotizzare che c’erano i compiti da fare, e voglia di giocare con i miei fratelli. Nel 1993 non c’era un cazzo di quello che c’è oggi. Videogiochi, internet, cellulari…a stento una ventina di canali in televisione. Sono stato un bambino spensierato, e dovrei ringraziare i nonni per questo. Nel 2003 invece ero più grandetto, e cercavo di costruire un “me” profondo e consapevole. Avevo cominciato a scrivere da qualche anno e dentro la mia testa continuavo a ripetermi: Stephen King ha pubblicato il suo primo libro a 21 anni, ho ancora tempo, ho ancora tempo. Me lo sono ripetuto per qualche anno poi ho smesso. La domenica dopo i miei vent’anni probabilmente mi annoiavo a casa, con la fidanzatina di quel periodo. È strano ripensarci perché in effetti sarei dovuto essere più maturo. Invece ero un ragazzino viziato. Avevo tutto e sognavo una vita in eremitaggio per capire cosa significasse non avere nulla. Sentivo di avere la fossa già scavata. Avrei continuato il lavoro dei nonni, portato avanti l’azienda, sarei sprofondato in un lavoro monotono e la vita sarebbe stata un deserto arido e piatto. Odiavo questa eventualità, volevo fare altro, volevo scrivere, girare il mondo, e morire a 26 anni realizzato. Oggi è domenica, sono a lavoro, quel lavoro che odiavo. Sono passati 10 anni, e c’è chi dice che passano in fretta. Io no. Sembra passata un’eternità dalla domenica dei vent’anni. Sono successe così tante cose che stento a riconoscermi. Tiro questa linea e guardandomi intorno sento che, nonostante io non abbia ottenuto quello che volevo quando ero un sognatore, ho fatto più di quanto credevo potessi fare. Mi pavoneggio e vado fiero di avere la mia famiglia. Capisco qualcosa in più della vita, forse. Ho ancora tanta strada da fare per diventare una persona matura, ma ti confesso che non ho voglia di farla di premura. I miei propositi per i prossimi dieci anni (che arrivati a 40 non puoi più pensare che un altro tanto e saranno 80, sarebbe veramente troppo) sono godermi il mio bambino, farne almeno un altro, e crescervi a modo mio. Per quel che ne so sarà divertente. Non ne so nulla. Per questo sarà il viaggio più bello di tutti.

Sentimentalismi a gogò

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Discussione di stamattina tra la nonna e la mamma:

-Sai ieri non sono riuscita a guardare Silent Hill da sola. Era tardi ma non così tardi e mi sono impressionata. Ho provato con le luci accese ma nulla. Alla fine ho spento la tv.

-Io non riesco a guardare un film dell’orrore da quando sono incinta. L’ultimo è stato un pezzo di Rec3. Sono arrivata al punto in cui un prete è circondato dagli zombi, e negli specchi intorno si riflette l’immagine del demone del primo film. Quella ragazza magrissima posseduta da un vermone assatanato. Il papi era tutto eccitato ma io non ce l’ho fatta.

Devo ammetterlo. Questo cambiamento non è avvenuto solo nelle due donne più importanti della mia vita. Avverto qualcosa anch’io. Basti pensare alla tenerezza che mi ispirano adesso le donne incinte. Prima non riuscivo a guardarle, con quei pancioni all’infuori, così arroganti! Ora sorrido quando le incrocio per strada. Loro penseranno che è una smorfia di circostanza, invece no. Tenerezza liquida. Sarà che so cosa provano, cosa devono sopportare, la meraviglia che nascondono lì dentro. Ma non è questo che mi fa scattare la sensazione della lacrimuccia. Bensì cose molto più banali. Cose da reality show, per intenderci. Mi basta vedere un padre che canta e il suo bambino fremere dall’agitazione dietro le quinte. O un ragazzino incoraggiare la madre ad una gara culinaria, e sono entrambi enormi, ciccionissimi, così uguali da far stare male. Lo so che è pura finzione mediatica. Riesco però ad avvertire l’emozione. Ok, bravi gli autori, gli scenografi, i direttori artistici. Da quando sei nato le cose sono cambiate. Prima non me ne fregava nulla. Guardavo ma era un’occhiata superficiale, in cerca di altre cose. Come per i libri. Oggi li leggo con un’intensità diversa. Immagino quei legami, avverto la carica di sentimentalismo. È come se avessi all’improvviso, dal niente, acceso nel mio cervello un interruttore che non sapevo esistesse. No, no. Non è da me. Ok.

Sei stato tu, vero?