Matrimonio

I sacrifici di un papà (intro)

Mi ingelosisco ogni tanto, sfogliando le varie pagine dei forum dedicate alle donne incinta e alle neo mamme. Ma ai neo papà? Chi ci pensa??? Eppure, credo che anche noi maschietti, una volta nato il bebè, siamo chiamati a tanti sacrifici. Cambiano così tante cose che se qualcuno mi domanda: ma com’è diventata la tua vita? Rispondo: E´ finita, la mia vita. Qualcuno, scetticamente, mi dice di essere esagerato. Ma fatelo un figlio, e poi ne riparliamo. Sono l’unico, tra i miei amici, ad aver fatto questo importante passo. E quasi tutti mi rispondono che, no, non possono per via della crisi, e allora aspetta e spera! Altri mi dicono che vogliono spararsi le ultime cartucce. Sparatevele bene! La vita per un neo papà non solo cambia, in un certo modo si annienta. Non prendiamocela a male, non c’è da essere orgogliosi in questo caso, avete fatto un figlio, c’è soltanto da lasciarsi andare verso quel baratro meraviglioso che è la nostra nuova essenza. Senza rancori. Non vi ha obbligato nessuno.

Per cominciare: diventiamo schiavi delle neo mamme, siamo costretti ad andare da soli al supermercato. Sbaglio a comprare l’ammorbidente?! E´ una tragedia! Compra i pomodorini, mi dice. Io compro una confezione di pomodorini e quando torno mi dice: cazzo hai comprato?! Io volevo la passata di pomodorini! Ecco, tutto questo riduce la mia autostima ad un pannolino sporco buttato nella spazzatura.

Te lo meriti! direbbe qualcuno. E infondo, forse, è vero. Troppo egocentrico. L’ho detto anche prima di sposarmi, al confessore. Lui l’aveva predetto: non avrai più modo di pensare a te stesso. Vero. Verissimo. Mi chiedo come, un uomo di chiesa, che di famiglia sa solo la teoria, possa essere stato così obiettivo.

Il mio io, adesso, è responsabile non solo del mio futuro, e di quello di mia moglie. Sono responsabile principalmente dell’avvenire del mio bambino. Bel da farsi. Per fortuna non esistono manuali, e anche se esistessero congetture, per fortuna ho il carattere che ho e di certo non le prenderei in considerazione. Così mi viene da ridere quando leggo tutti quei discorsi su come comportarsi nel caso in cui lui non voglia dormire nella culla. Su cosa fare quando ha le coliche. Se piange di notte. Scopro che ci sono dottori che hanno studiato tutta la vita i comportamenti dei bambini, e che per questo in ogni situazione, sanno cosa bisogna fare. Come se tutti i bambini fossero uguali! Seguire queste cazzate sarebbe il primo passo per trasformare mio figlio in un essere uguale ad altri milioni di figli. E allora: piange? e io lo faccio ballare e canto; ma perché non gli dai il ciuccio? perché non ho mai visto un cane o un gatto ciucciare un ciuccio, e nemmeno scimmie, delfini, rinoceronti, giraffe; non dorme nella culla? e lo faccio dormire a letto con noi. Crescerà come dirà il nostro istinto, e cestino per sempre anni e anni di ricerca medica.

Così, il primo grande sacrificio a cui siamo chiamati noi neo papà è rinunciare a noi stessi. Cominciare a pensare alla famiglia, cambiare gli schemi e le priorità. La stessa cosa succede alle neo mamme, ma il processo è diverso. Loro sanno già quello che succede, è insito nella stessa natura di donna. Noi invece arriviamo al parto totalmente impreparati. Lo scopriamo giorno per giorno, cosa significa crescere un bambino.

Poi quando sarà grande e magari avrà nel cervello qualche cellula di insana moralità degna del suo papà, forse la mia autostima ritornerà a crescere, esplodendo in un mare di orgoglio, tutto blu e verde, con la schiuma bianca delle onde che si infrange sugli scogli di questa vita così irrazionale.

Reso conto economico di fine Aprile

Questo blog non appena sarai abbastanza grande diventerà cartaceo, e testimonierà le difficoltà che abbiamo passato e passeremo per mantenere e far crescere la nostra famiglia nella nazione Italia negli anni della più grande crisi ecnomico-sociale che si sia mai rregistrata. Il titolo non è casuale. Abbiamo deciso per Venti ossa rotte perché, si dice, è la misurazione del dolore che prova una donna partorendo. Venti ossa rotte tutte contemporaneamente. Finisse lì, mi sono detto! Poi c’è tutto il resto…quante ossa ci dovremo rompere per mantenere e far crescere la nostra famiglia italiana? I sacrifici sono tantissimi. Al momento siamo a stecchetto. Insieme guadagnamo 1400 euro al mese. Ma lavorando per noi stessi non sono mai garantiti. Significa che un mese possiamo permetterci lo stipendio, un mese no, e prendiamo solo il necessario. Questo aprile per esempio è stato pieno di sorprese. Sei arrivato tu, ed è stato il costo minore, credimi. Comunque, saresti valso qualsiasi spesa! Da qualche giorno sono arrivate anche le bollette di telecom, di enel, e di sky. Si parla di quasi 300 euro totali. Considerando che spendiamo almeno 40 euro a settimana di benzina per andare a lavoro (e non usciamo mai, perché chi se lo può permettere?), che diventano 160 euro al mese. E ci sono le rate della macchina da pagare, più quelle della moto, comprate entrambe in tempi più felici, per un complessivo di 580 euro. Più ipad in abbonamento 39 euro. Siamo già ad una spesa di 1079 euro. Queste per adesso sono spese fisse. Non possiamo cambiarle. Aggiungiamo però guasto moto 80 euro, bombola gas 26 euro, 18 euro di matherfucker vitamine, arriviamo ad un complessivo di spese pari a: 1203 euro. Con i rimanenti 197 facciamo spesa che di solito si stringe allo stretto e necessario. Non arrivo a pagare bolli, revisioni, tasse di vario genere. Quando sarà il momento vedremo che fare…per adesso si tira avanti. Felicissimamente. Alla faccia della rivoluzione sociale!

Una questione di aspettative…

Stasera tornando a casa dopo una lunga giornata dai nervi tesi, buone azioni, panino al Mc, gelato della nuova gelateria in via Vittorio Veneto.

La moglie sospira. E dice: non vedo l’ora di tornare a casa, così mi faccio un bagno caldo, mi rilasso, e nel frattempo tu cucini e mi fai trovare pronta la cena, polpettine in brodo, poi ci sdraiamo sul divano, guardiamo un po’ di tv, su Real Time, e mi massaggi i piedi, e poi andiamo a dormire abbracciati.

Il marito allora sospira, anch’egli. E dice: io immaginavo una cosa del tipo, torniamo a casa, ci stravacchiamo sul divano, magari facciamo sesso davanti a Mario, poi mangiamo, magari sempre sul divano, un panino senza alcuna pretesa, e magari sempre mentre facciamo sesso, davanti a Mario, e poi andiamo a letto, e ci addormentiamo esausti, senza nemmeno farci la doccia.

Siamo entrati nel nono mese. Le cose procedono alla grande, il bebè sta benissimo, e scalcia felice. Ancora del nostro mondo non ha visto nulla. E forse è meglio così. Dovrò raccontargli in che condizioni sociopolitiche era il mondo quando è nato? Cosa dovrei dirgli quando sarà grande?

“Sai amore, quando sei nato c’era un gran fermento. La carestia aveva colpito il reame e si cercava una soluzione. Il re, un vecchio bacucco con la gobba e una corona dorata sulla zucca pelata e lentigginosa, proclamava grandi discorsi di equità e laboriosità. Cercava degli eroi per incarichi importanti, e rimanevano a disposizione un nano con un esercito di bifolchi, un buffone con il cappello da clown e la sua mandria di caproni, e infine un’ameba incolore il cui scopo era far similitudini…”

Immagino quante domande: che significa carestia? che significa equità? che significa bifolchi, che significa similitudini?

Sempre che le cose cambino.

Pensando al secondo…?

La scorsa settimana è stata dura. Abbiamo avuto poco tempo per aggiornare il blog perché in negozio sono arrivati una cinquantina di colli da etichettare, antitaccheggiare, sistemare. Un lavoraccio. Questa non si prospetta migliore. Momi infatti non potrà farmi compagnia come sempre. Da oggi rimarrà a casa, almeno la mattina. Ora non so, sarà stata la stanchezza, o la pressione della negatività globale, ma mi sono trovato a riflettere sulla mia posizione: tra tre mesi sarò papà. Saremo genitori. E:

1) Non abbiamo un soldo. Abbiamo un lavoro che ci frutta 3 euro all’ora.

2) La casa dove abitiamo in realtà non è nostra (vabbé c’è poco da ridere, quante delle case che abitate sono vostre?), ma della banca.

3) Tra qualche giorno scade l’assicurazione della macchina.

4) Dobbiamo ancora pagare il fotografo del matrimonio.

5) Come posso fare?

La sequenza più o meno è stata questa. Non so più da quanto tempo lotto contro i mulini a vento, sono passati forse due anni? Mi sono impegnato a risolvere il rebus della crisi. Non ci sono riuscito, e quello che ho ottenuto non possono di certo chiamarsi risultati. Eppure ci siamo sposati. Si. E una settimana dopo abbiamo concepito il nostro primo figlio. Il 12 secondo la chiesa, il 19 secondo il ginecologo. Credo di poterlo urlare a gran voce:

Siamo antisociali!

E non ci fermiamo qui.
Orazio sarà il primo, noi già pensiamo al secondo. Si insinua nelle discussioni con fare naturale.

-Ma se nasce maschio poi come faccio a portarli tutti e due nel coast to coast in harley?
-Beh dovrai insegnare ad uno dei due a portare la moto e dovrai affittarne due anziché una (Momi ha sempre la soluzione semplice a portata di mano).
-Ma non sarebbe meglio se nascesse femmina, così rimane a casa con te?
-O’caca.

Oppure:

-Ma secondo te come andranno le cose tra due anni?
-In che senso?
-Magari avremo qualche soldo in più, non credi sia possibile?
-Per il secondo?
-Si…
-E vuoi aspettare altri due anni???
-Beh certo, mica sei tu che dovrai sopportarti le emorroidi dopo il parto!

Pochi lo sanno ma il parto implica emorroidi. Ho delle linee guida per far crescere la mia famiglia. Me le hanno date i miei genitori, i miei amici, e quei libri che non smetterò mai di leggere.

Termino con una citazione. Parte tutto da qui. Il resto lo lascio alle persone normali.

L’unica gente possibile sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi artificiali color giallo che esplodono come ragni traverso le stelle e nel mezzo si vede la luce azzurra dello scoppio centrale e tutti fanno Ooohhh!

Jack