Sacrifici di papà

La festa del Primo Compleanno

Così è passato un anno. Ho un sacco di pensieri a riguardo e credo scriverò di più in un secondo momento. Intanto voglio parlarti dell’organizzazione della festa.

Per questa occasione così importante decidiamo di scartare il metodo low cost, vogliamo sia una bella festa, e abbiamo delle idee di come vorremmo tu la vedessi quando sarai più grande. Tutti, chi più chi meno, finiamo a guardare le foto del nostro primo compleanno. Ci si rende conto di come i tempi siano cambiati. Di come io sia diverso dai nonni, e il concetto di famiglia si sia trasformato in trent’anni. Tendiamo a valutare un po’ ridicolo il modo in cui sono vestiti gli zii, ad intenerirci dinanzi al sorrisi della mamma, che sembra sempre così piccola, e a ridere di altre cose, come guarda com’era la bottiglia della Coca Cola!

I nostri invitati sono pochi, non possiamo permetterci cento persone, solo i parenti strettissimi. Significa l’allegra fattoria, una parte della famiglia della mamma, le bisnonne (ce ne sono tre per la miseria!), due biszie e una zia acquisita. Siamo in venti circa. Qualcuno non è potuto venire, per il lavoro, ma è importante? Non saprei dirti in che termini. Lo deciderai tu quando sarai più grande. Per evitare spese inutili siamo rimasti in casa, così vedrai nelle foto com’era. Non abbiamo nemmeno un tavolo in salotto, solo una libreria, il divano e la tv. Ci siamo arrangiati con due tavolini da giardino. La mamma ha comprato tanti palloncini e il festone. Sembra tutto perfetto. Per il mangiare abbiamo deciso pezzi di rosticceria mignon. Quattro chili e mezzo. Sono bastati appena, ma meglio di quella volta che abbiamo festeggiato il compleanno della mamma e per lo stesso numero di persone abbiamo comprato due maxi pizze (sono rimasti tutti morti di fame). C’erano: pizzette, cartocciate, bombe fritte, arancini e cipolline. Fantastiche. Le abbiamo pagate 17 euro al kg in uno dei bar più importanti di Catania, e abbiamo fatto bene. Erano buonissime! Il tempo di andare in cucina a prendere due birre e s’erano ripuliti due vassoi! Il discorso torta invece è stato il più discusso. Volevamo qualcosa di particolarissimo, che ti stupisse anche tra quarant’anni. Questo genere di torte all’americana contrastano parecchio dallo stile classico siciliano. Vanno molto di moda, sono la novità in termini di pasticceria. E noi ci siamo rivolti al laboratorio più in voga del momento. L’abbiamo pagata 25 euro al kg. E’ su due piani azzurri, coperta da pasta di zucchero. Sulla base ci sta l’erba e i fiori, col tuo nome scritto in mezzo. Sul piano invece ci sono tre animaletti in pasta di zucchero. Elefante, leone, orsetto. All’interno ci stanno tre strati di pan di spagna al cioccolato separati da crema alla vaniglia chantilly. Il sapore, te l’assicuro, era una goduria. Tutto quello zucchero appiccicato sui denti, e il pan di spagna che si scoglieva in bocca con la chantilly che rinfrescava i sapori. A giorni di distanza ho ancora voglia di una forchettata. Non sarebbe mai stata troppa. Tu a stento sei arrivato a farele foto, poi sei crollato in un sonno profondo. Le candeline le abbiamo spente io e la mamma, con te in braccio che sembri un sacco di patate.

Infine le bomboniere ricordo. Sono dei topolini disney. Io non amo molto la disney, però sono carine e la mamma voleva farle per forza.

Per il regalo abbiamo scelto un bracciale in oro, con il tuo nome inciso e la data del compleanno, che possa rimanerti per sempre in ricordo di quanto ti amiamo.

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I sacrifici di un papà (Il dolce dormire)

Spesso quando si parla di neonati, il discorso verte intorno a due grandi argomenti. Quanti soldi ci vogliono per mantenere un bimbo appena nato, e il sonno. Nelle prime settimane ogni persona che incontravo per strada, dopo avermi fatto gli auguri, subito chiedeva: ma vi fa dormire? la notte dorme? si agita? quante volte si sveglia? Sono entrambi argomenti critici e in questo post analizzerò il secondo.

Il dolce dormire.

Cari neo papà, godetevi quei tre giorni in cui vostra moglie e il vostro bambino sono ancora ricoverati in ospedale. Saranno gli ultimi per chissà quanto tempo in cui riuscirete a riposare a fondo. Senza svegliarvi nemmeno una volta la notte, col cuore in gola per i singhiozzi di vostro figlio.  Dalla prima sera in casa cambia tutto.

Prima cosa: una lampadina sempre accesa in stanza. Noi ci siamo attrezzati con una bajour lilla posta in un angolo, accanto all’armadio. In tal modo la luce, pur essendo fastidiosa, non disturba eccessivamente i sogni. Per me è stato un gran problema. C’è chi dorme in ogni condizione ambientale, con la televisione accesa, o con la lampadina accanto al letto. Non io. Sono sempre stato abituato al buio più scuro e senza di esso ho sempre faticato a trovar sonno. Motivo per cui non riesco a dormire dopo pranzo, di giorno, sotto al sole al mare, in aereo in treno in macchina, e in miliardi di situazioni in cui c’è una fonte luminosa in circolazione. La prima notte ho capito che dovevo abituarmi alla presenza della bajour accesa. Ho ricordi frammentati a riguardo: il nostro baby dorme con noi, nel lettone, e sentire la sua presenza, per la prima volta, per tutta la notte, al mio fianco, è stato emozionante. Tanto che credo di aver dormito veramente poco.

Seconda cosa: non credevo che i bimbi avessero il sonno tanto leggero. Ho sprecato un centinaio di tentativi per addormentarlo. Per due notti mi è bastato massaggiargli i piedini, poi l’effetto è svanito, velocemente. Troppo velocemente. Poi ho provato ad accarezzargli la schiena, i colpetti sul sedere. Nulla. L’unica arma efficace è la passeggiata. Ad aprile c’è freddo, sopratutto di notte, e io dormo in mutande. Alzarsi, vestirsi, e passeggiarlo…un’impresa! Non mi sono arreso, dormo ancora in mutande. In quei giorni ho un’immagine vivida di me con gli occhi socchiusi in uno stato di trance. Sento il bimbo che sospira, o si muove, e l’atto di aprire gli occhi, controllare, di svegliarmi, se così si può dire, mi procura un’apnea, un’assenza totale di ossigeno. Boccheggio, un’unica boccata di aria, profonda, che allarga i polmoni. E sono sveglio, a guardare mio figlio.

Non si contano più le volte in cui, di notte, ho mandato a quel paese Momi. Una volta (lei dice, perché io non ricordo nulla) le ho detto: non ce la faccio. E´uscito più o meno così, tutta d’un fiato: nocelafacio. Un’altra volta l’ho fanculizzata a gestacci. Roba da matti.

Terza cosa: dimenticate le dormite fino a mezzogiorno. Io, sarà perché lavoro ormai da dieci anni, e prima ancora mi svegliavo presto per studiare, e prima ancora andavo a scuola, non ho mai avuto l’abitudine di alzarmi dopo le otto. Se dormivo fino alle dieci era per le occasioni, non so il primo dell’anno, ferragosto, santo Stefano. Oggi anche volendo, dopo tre mesi di sveglia alle sei, non riesco a dormire nemmeno fino alle otto. Così alle sei e mezza di solito siamo svegli, a giocare, parlottare, cambiare pannolini, passeggiare. Alle sette colazione abbondante. Bisogna arrivare al pranzo, e per il pranzo mancano ancora sette ore! Poi telegiornale e via a lavoro bello attivo. Sono sveglio da tre ore quando entro in negozio.

Quarta cosa: dimenticate le nottate con gli amici, le serate fuori, i film fino a tardi. C’è da ridere su questo punto. Quando torno a casa sono così stanco, ma così stanco, dopo una giornata di lavoro, che alle dieci e mezzo massimo sono uscito dalla doccia e sono stecchito a letto. Ogni tanto, mentre ceniamo, attacco un film. Ne vediamo un quarto d’ora e basta. Così vedere un semplicissimo film si trasforma in un’impresa. Per finirlo ci vogliono dalle due alle cinque sedute. A puntate: cominciamo la sera, un pezzo alle sei del mattino, un po’ dopo pranzo, il finale mentre si cena. No, la vostra latitanza dalla vita sociale non sarà esclusivamente colpa del vostro bambino. Sarà colpa vostra, e della vostra inattesa stanchezza. Inutile sentirsi leoni, dire mesi prima che potete farcela, che non cambierà nulla. L’ho già scritto, non c’è orgoglio nell’essere un genitore. Umiltà e sudditanza. Il vostro bimbo vi svuoterà da quel che eravate e vi riempirà di altro.

Così comincerete ad apprezzare le albe. I giorni si faranno più lunghi e stancanti. Le notti più brevi. Ma avrete lui, che si agita e vi cerca nella notte, con la manina o i piedini, e che appena vi trova si quieta. Si rasserena, torna nel mondo dei sogni. E´stato quel contatto, quel gesto così semplice. L’esserci. Siete stati voi, che prima dormivate a pancia in giù, al buio. Liberi di muovervi e scalciare le coperte. Di girarvi e rigirarvi. Da soli. C’è lui adesso, accanto a voi, e bisogna guardarsi persino dallo spostare il cuscino. Ma guardarlo dormire, con la bocca aperta, le braccia distese in alto, le gambe grassocce divaricate. Il pancino che si gonfia e si sgonfia. Il fiato leggero.

Che cosa sogni? Io, mi rendo conto ogni giorno che passa, lungo, e ogni notte, breve, ho sempre sognato te.