Vacanze di Natale

Zanzare a Dicembre

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Questa foto mi ha colpito moltissimo. Ma di quale strana malattia sono affetti questi tipi? Mi piacerebbe prendere un caffé con loro, chiedergli: ehi ma perché quelle facce scure? Cioè…a parte te, proprio te, con le palle più piccole. Te ti capisco. Ma gli altri?!

Il 2013 è finito. E’ stato un anno molto complicato. Tra qualche tempo spero di sedermi con me stesso, offrirmi un caffé e guardarmi in faccia e chiedermi: ehi perché sei così incazzato? Infondo che sarà stato mai? E´nato nostro figlio, nel 2013. E´stato uno degli anni più belli della nostra vita. Ma chi se ne frega dai, del lavoro, del fatto che hai perso tutte le certezze. Ci siamo andati avanti no? E allora…

Il dicembre appena trascorso è stato leggermente sottotono. Inutile parlare dell’attività di famiglia, in crisi ormai da anni e in perenne calo verticale. Le vendite crollano mese dopo mese, e guardare i budget passati è solo rigirare il dito nella piaga. Ho fatto trent’anni e abbiamo festeggiato al meglio delle nostre possibilità. Poi due settimane di lavoro tirato, senza un momento di pausa. Gente che entra in negozio, a stento augura buon natale, e tira dritto. Babbo Natale per loro non esiste più. Io invece ho il compito di farlo rinascere. E´arduo. Non sarà facile. Ma voglio che ci creda, e non smetta mai di farlo. Quest’anno sei così piccolo che sarebbe inutile far vestire qualcuno e poi ci sono così pochi regali! Il 24 dicembre siamo a casa dei nonni, e siamo solo noi cinque. Gli zii non ci sono. Così ci sbafiamo due scacciate e siccome minacci sonno ti facciamo aprire il tuo pacco gigante: una macchina da formula uno, bianca, cavalcabile, e con un manico spettacolare per spingerla in posizione eretta. La mia schiena (che stai mettendo a dura prova) ringrazia. A mezzanotte dormiamo già, nel nostro lettone, al calduccio. Tu piangi, ogni tanto, nel cuore della notte. Chissà perché. Qualche fitta, o quelle maledette zanzare. Zanzare a dicembre, che storia! Il 25 invece siamo a pranzo dalla nonna. Ci sono gli altri zii, la cuginetta piccola e la cuginetta grande. Persino lo zio di Roma e i cugini burini. Tu sei una superstar. Sempre alla ricerca dell’attenzione. In questo mi somigli. Ci siamo trovati. Nel pomeriggio si torna dagli altri nonni e ci sono gli zii che mancavano alla vigilia. Qui li chiamerò barbarossa e barbanera. Ti danno il loro regalo ed…è il girello. Ha la forma di una macchina, con tanto di comandi (sterzo, clacson, cambio) sul davanti. Ne sei innamorato, e sei anche bravo ad andarci avanti e indietro (storia diversa per i cambi di direzione). Tra il Natale e il Capodanno c’è un vortice di confusione. Tu non solo ne sei fuori, ma sei anche la salvezza del tuo papà. Prendiamo una decisione che farà scalpore. Probabilmente non ci saranno molti botti il 31 dicembre, ma a gennaio…oh si, a gennaio…è previsto un unico grande luminosissimo fuoco d’artificio. Un boato che ricorderemo come probabilmente la scelta più sofferta della nostra vita lavorativa. La barca affonda, che senso ha buttare via l’acqua con quei secchi arrugginiti, pieni di buchi, che ci hanno lasciato tra le mani? Allora si rischia tutto. O si va a fondo, o si rimane a galla. A me sono sempre piaciute le sfide, ed è dieci anni che mi dico che nulla potrà abbattermi, perché io non sono una persona normale. Sembra sia ora di mettersi in gioco. E ci sei tu a farmi forza quindi…

Il capodanno siamo a casa dei nonni e con noi c’è la bisnonna pazzerella, e lo zio barbanera e fidanzata. Sembra essere una cena tranquilla. Tu ti addormenti per le dieci circa. Noi continuiamo a mangiare un sacco di cose. Queste vacanze me le trascino ancora sullo stomaco. Poi, proprio quando la noia prendeva il sopravvento, la bisnonna se ne esce con una discussione assurda sul fatto che un prete in televisione le parla. Impossibile! sbotta la nonna. Ma no, io gli dico che problemi ho e lui risponde. Bisnonna, quello parla in un certo modo perché sa che è seguito da persone che hanno i tuoi stessi problemi teologici, per questo sembra stia parlando con te, ma non è così. Ma ne sei sicura? Certo. Una volta ho mandato un bacio a Iva Zanicchi, e lei ha ricambiato. Bisnonna ascolta, la gente in televisione non può vederci. Non lo dire a tuo fratello però, a lui non sta bene questa cosa.

Il nonno dopo questa discussione s’addormenta nel divano. Arriva la mezzanotte tra i fumi dell’alcol, che sorseggio con lo zio barbanera. Per la prima volta mancano dieci secondi alla mezzanotte e io non ho l’accendino pronto sulla miccia. La mamma ti ha preso in braccio perché ti sei svegliato, e ti sta riaddormentando. Io le dò un bacio e scappo in strada. Finito, è finito! Accendo il pozzetto da 55 euro e partono 59 colpi. Bellissimi. Forse i più belli di sempre. Tu dormi, non li hai visti. Sei con la mamma. Non li ha visti nemmeno lei. La nonna è con le cagnette, cerca di prevenire eventuali infarti. Il nonno segue tutto dalla terrazza. La bisnonna è rimasta in casa, manda baci di nascosto a Carlo Conti.

Ben arrivato 2014.

Vacanze di Natale – Presente

Il periodo dell’anno che odio sicuramente di più è il Natale. Non lo dico per sfrontatezza. Arriviamo a fine anno stanchi, spossati, demoralizzati. Un mese terribile alle spalle. Sono finiti i tempi in cui c’erano le vacanze, eravamo felici e pensavamo ai regali. Il negozio ci tiene impegnati pure la domenica, e siamo alla mercé della gente. Subiamo vero e proprio mobbing, chiusi tra le vetrine e i lastroni di dogato. Chiunque passi tira su di noi la propria merda. Alla mercé della gente e di una nevrosi generale. Anche volendo non si scappa. Presto o tardi veniamo contagiati, e arriviamo al Natale in uno stato d’animo alticcio, ubriacati da un vino acido, alle labbra annacquato e in gola troppo alcolico. Tagliato dalla spazzatura chimica di megaproduzioni alimentari. La vigilia a mezzanotte dormiamo già, abbracciati in un sudore post apocalittico. Sogno la voce delle persone, mi chiedono informazioni, e io cerco di vendere persino il cuscino. Apro gli occhi, abbraccio le coperte. So che è stato un sogno, so che è la stanchezza, ma cerco di vendere pure quelle. E si, sono sveglio, ma l’incubo mi perseguita anche ad occhi aperti. La vigilia alle dieci e mezza, altro che cenone, siamo k.o., svuotati da ogni parvenza di spirito natalizio. Persino il bambino Gesù del presepe non sfugge ad una carrettata di bestemmie.

La mattina del 25 ci si sveglia alle sette e mezza. Non ho dimenticato di spegnere la sveglia. No. E´semplicemente l’abitudine. Arriva quella sorta di pugno nello stomaco, di freddo e premura, la sensazione di essere in ritardo, d’aver dormito troppo, di venir meno alle mie responsabilità. Ci metto qualche minuto a razionalizzare. Il tempo di andare in bagno, accendere la stufa, che questa casa è gelata, e mettermi qualcosa addosso. E´il venticinque, porca miseria! Siamo chiusi. Già. Nonostante l’incredulità di qualche cliente. Non lavorate? Chiedono. Dopo tre settimane di tuttiigiornialavoro non si lavora?! Il più bel regalo. I ritmi rallentano, per due giorni soltanto, è vero, ed è una convalescenza razionata, scandita da forchettate e concerti di natale in tv, a suon di maiale e patate al forno, tartine al salmone e caviale, tortelloni alle melanzane e ricotta salata, torte al cioccolato e pandori alla nutella. Il mangiare sembra non finire mai. Anche nel cesso, il ventisei notte, quando tutto è già finito, la malattia è passata, e si ritorna a puntare la sveglia, con il terrore di non sentirla, di svegliarsi troppo tardi, e lo stomaco pulsa costante come una bomba ad orologeria pronta a scoppiare. Ti pieghi nel gabinetto e passi una o due ore li seduto a pregare di star meglio, almeno alle otto, per andare ad aprire senza il pensiero di quel dolore.

Il Natale presente è poco piacevole. Eggià. Descritto così fa paura. Ma tornerà ad essere bello. Già l’anno prossimo. Fino ad allora tirerò il fiato e mi tapperò il naso. Farò lo sforzo di non detestarvi, che ho da diventare papà tra qualche mese, e non posso permettermi di detestare nulla.