Trent’anni fa…

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Trent’anni fa ero un bimbo di sei giorni. Le prospettive sono cambiate in maniera irreversibile. Facendo due calcoli banali, un altro tanto e saranno sessanta, mentre tu ne avrai trenta. E magari sarai al posto mio a farti due conti. Io a trent’anni posso tirare una linea netta. È come rinascere, però più stressati, stanchi, svogliati. Trovo energia nei tuoi sorrisi e nelle tue smorfie. Se non ci fossi stato tu, ho come la sensazione che la mia sarebbe stata un’esistenza piatta. Guardandomi indietro ho un deserto che solo la mamma ha saputo rendere più romantico e vivo. Andando indietro ad intervalli di decenni, non ho ricordi precisi di una domenica pomeriggio di dicembre del 1993. Posso solo ipotizzare che c’erano i compiti da fare, e voglia di giocare con i miei fratelli. Nel 1993 non c’era un cazzo di quello che c’è oggi. Videogiochi, internet, cellulari…a stento una ventina di canali in televisione. Sono stato un bambino spensierato, e dovrei ringraziare i nonni per questo. Nel 2003 invece ero più grandetto, e cercavo di costruire un “me” profondo e consapevole. Avevo cominciato a scrivere da qualche anno e dentro la mia testa continuavo a ripetermi: Stephen King ha pubblicato il suo primo libro a 21 anni, ho ancora tempo, ho ancora tempo. Me lo sono ripetuto per qualche anno poi ho smesso. La domenica dopo i miei vent’anni probabilmente mi annoiavo a casa, con la fidanzatina di quel periodo. È strano ripensarci perché in effetti sarei dovuto essere più maturo. Invece ero un ragazzino viziato. Avevo tutto e sognavo una vita in eremitaggio per capire cosa significasse non avere nulla. Sentivo di avere la fossa già scavata. Avrei continuato il lavoro dei nonni, portato avanti l’azienda, sarei sprofondato in un lavoro monotono e la vita sarebbe stata un deserto arido e piatto. Odiavo questa eventualità, volevo fare altro, volevo scrivere, girare il mondo, e morire a 26 anni realizzato. Oggi è domenica, sono a lavoro, quel lavoro che odiavo. Sono passati 10 anni, e c’è chi dice che passano in fretta. Io no. Sembra passata un’eternità dalla domenica dei vent’anni. Sono successe così tante cose che stento a riconoscermi. Tiro questa linea e guardandomi intorno sento che, nonostante io non abbia ottenuto quello che volevo quando ero un sognatore, ho fatto più di quanto credevo potessi fare. Mi pavoneggio e vado fiero di avere la mia famiglia. Capisco qualcosa in più della vita, forse. Ho ancora tanta strada da fare per diventare una persona matura, ma ti confesso che non ho voglia di farla di premura. I miei propositi per i prossimi dieci anni (che arrivati a 40 non puoi più pensare che un altro tanto e saranno 80, sarebbe veramente troppo) sono godermi il mio bambino, farne almeno un altro, e crescervi a modo mio. Per quel che ne so sarà divertente. Non ne so nulla. Per questo sarà il viaggio più bello di tutti.

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Viaggio in Olanda 2013 – Soggiorno in Botel

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Ho viaggiato abbastanza in vita mia e mi vanto di aver trascorso notti al freddo e al gelo persino sotto ai ponti. Ho dormito in molti luoghi, dai classici motel con letto su rete e vista muro ai migliori hotel con camere lussuose e persino in villaggi eco sostenibili con vista caraibica. Così per questo viaggio, che con mio fratello abbiamo pianificato on the road, scegliamo di dormire in un posto dove non ero mai stato: un botel. Il Maastricht Botel. Per la scelta, all’inizio, ci siamo basati sul prezzo. Era la sistemazione più economica. Per cinque notti in due abbiamo pagato sulle 280 euro. Un prezzaccio, considerando che in altri alberghi si arrivava facilmente ai 400. Pensavamo il prezzo fosse dovuto alla distanza dal centro, o dalla mancanza di confort in nave. Non saprei. Noi siamo rimasti innamorati del Botel, ogni tanto ne ricordo l’odore, o gli scricchiolii del pavimento, la vertigine del leggero dondolio, e provo un senso di nostalgia strano, direi quasi romantico. Tornando al viaggio, eravamo gasatissimi per la scelta. Le foto sembravano spettacolari, le recensioni un po’ meno. Ma porca troia, è un botel, cosa pensano le persone…è normale che le condizioni di permanenza siano “particolari”. Ebbene, nemmeno noi potevamo quanto particolari.
Arrivati a Maastricht, nel minuscolo aeroporto, prendiamo un autobus per la stazione centrale, e ci troviamo a percorrere la Stationsstraat fino al Sint Servaasbrug. È una via piacevolissima piena di localini, botteghe alimentari, e alberghi. Noi, più avanti nella vacanza, chiameremo questa parte di città “la zona oltre il fiume”, o “la zona olandese”. È mattino, c’è più freddo del previsto, e il tempo promette pioggia. Arriviamo al ponte, dopo aver mangiato il primo cartoccio di patatine fritte, e il Maas è largo, blugrigio, lento ma imponente. Dovremmo già vedere il botel, e infatti è lì, a meno di un km, sulla sinistra. Come in foto. Affrettiamo il passo, evitando di guardarci intorno. I palazzi con i tetti spioventi, qualche campanile in stile gotico…vogliamo godercela, ma prima vogliamo sistemarci, abbandonare i bagagli, magari farci una doccia. Così arriviamo al botel. Sembrava più lontano. Entriamo in punta di piedi, a parte una ragazza seduta fuori che fuma una canna, sembra non esserci anima viva. Veniamo investiti da uno strano odore. Sembra muffa, ma è più agre. Forse è la moquette, o il legno dello scafo impregnato dall’acqua del fiume. Di fronte all’ingresso ci sono le scale per il piano di sotto, a sinistra un corridoio e i bagni, a destra l’area comune, dove c’è il banco reception, un grande tavolo pieno di depliant informativi, e il bar con birre a 2 euro, tra le più economiche di Maastricht. C’è caldo, ma il locale è ampio, le finestre s’affacciano sul fiume, l’atmosfera è accogliente, e un signore ci compare alle spalle. Credo sia il proprietario. Ci saluta con cortesia. Non capisce l’italiano, a stento qualche parola di inglese. Sarà una costante in Olanda. Ci fa il check in e ci dà la chiave della stanza. Sembra quella dello sgabuzzino di casa di mia nonna. Ci accompagna alle scale e ci fa segno di andare a destra. Così scendiamo e ci troviamo in un corridoio lungo quanto tutto il botel. Le pareti in legno bianche e la moquette rossa. L’odore agre è amplificato e siamo curiosi di vedere la stanza. La porta è proprio quella di uno sgabuzzino e quando la apriamo sembra quasi di entrare in una cabina armadio. Le pareti sono gialle, sull’arancio. Il pavimento in legno, ma sembra più parquet fotografato. Ci sono due letti ad angolo, formano una L e occupano quasi tutto lo spazio. Per terra rimane a stento lo spazio per le valigie. Un piccolo oblò si affaccia sul fiume.

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Ogni mattina ci affacceremo dall’oblò per capire che tempo fa. Per farlo dobbiamo salire sul letto. Quindi si dorme sott’acqua.
Tornando alla stanza, i materassi sono sottili, i cuscini molli, e le coperte belle pesanti. Accanto alla porta sulla destra c’è un minuscolo armadio, sulla sinistra il lavandino con lo specchio. Poi nell’angolo opposto ai letti una tenda dà l’accesso alla doccia. Non vediamo il gabinetto. Eravamo certi di aver ordinato la stanza con bagno. C’è c’è! È dentro la doccia! Soluzione che, seppur possa sembrare disgustosa, in realtà si rivelerà molto comoda. Ovviamente nessun bidè. Ma a questo sono abituato.
Ale si fa una doccia. Acqua fredda e acqua calda. Fa un odore strano, il classico sapore di un depuratore. Pensiamo venga direttamente dal fiume. Sarebbe divertente. Io rimango sdraiato sul letto, guardo la stanza e vengo quasi colto da spasmi di panico. Chi me l’ha fatto fare?! penso. Non sono sicuro di riuscire a stare lì dentro per cinque notti. Scappo fuori da quel buco, salgo le scale che sembrano ripidissime, e mi trovo nella sala comune. Mi siedo ad un tavolo, guardo fuori dalla finestra. Ci sono i fiori, la bandiera olandese sventola a prua, da un lato il fiume, dall’altro un bellissimo parco. Ogni tanto in strada passa una macchina, una bici. C’è silenzio, e il brontolio dell’acqua sembra volermi rassicurare. Siamo in un posto bellissimo.
In effetti basterà superare la prima notte per sentirsi a casa.
Dovessi mai tornare a Maastricht non avrei dubbi. Dormirei al Botel.

Viaggio in Olanda – Volo Ryanair

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Comincio a scrivere il reso conto del viaggio in Olanda con Ale. Settembre 2013.
La partenza è fissata per il secondo giovedì del mese. Volo Ryanair Catania – Bergamo delle otto e mezza con scambio Bergamo – Maastricht alle dieci e trenta. Credo di aver fatto male i calcoli, lo ammetto. Per effettuare lo scalo tecnico abbiamo solo mezz’ora, se non ci sono ritardi. Ma Ryanair è puntuale vero? Dicono di si. Così non ci pensiamo più di tanto. Riusciremo a cavarcela, dico. Anche quando da Catania partiamo con mezz’ora di ritardo. Esatto, proprio quella che ci serviva per il cambio volo. Comincio a preoccuparmi ma non lo do a vedere. Ho letto che la compagnia non garantisce in alcun modo la riuscita dello scalo. L’unica eccezione per il rimborso del biglietto è un ritardo superiore a tre ore. Così se qualcuno avesse intenzione di usufruire di più tratte in un unico giorno l’unico modo per avere una certezza di rimborso è quella di organizzare i voli con stacchi di tre ore uno dall’altro. Io queste cose le ho sapute dopo aver pagato i biglietti. Inoltre, altra cosa che non sapevo, uscendo da un volo Ryanair bisogna rieffettuare tutte le operazioni di check-in e questo complica ancora di più la nostra posizione. Ci mettiamo comodi. L’unica possibilità che abbiamo è che si voli veloci, per recuperare, oppure che l’altro aereo accumuli almeno una decina di minuti di ritardo. E ci auguriamo l’aeroporto di Bergamo sia piccolo così da non perderci. A bordo l’aereo è pulito. Io ne avevo sentite di cotte e di crude. Invece il personale è cordiale, il pilota non si addormenta sulla cloche e l’unica nota negativa è la vocina che imperterrita pubblicizza di tutto. Dai gratta e vinci, ai profumi, ai panini. Prendiamo la palla al balzo e ne ordiniamo uno. È un cornetto dolce al prosciutto e formaggio. Lo porti piastrato, grazie. Per quel che costa tanto vale fare le cose in maniera consona. La questione cibo sarà trattata a parte, ma anticipo che, dopo vari viaggi culinari magnifici, l’Olanda non si sia dimostrata all’altezza delle aspettative. Il cornetto ripieno è comunque saporito. Nel frattempo sono le dieci e siamo ancora su Roma. Non ci arriveremo mai! Vabbé tanto il volo Bergamo – Maastricht c’è costato una miseria. Mal che vada vediamo cosa troviamo lì sul posto, o prendiamo il volo del pomeriggio per Eindhoven. Mentre atterriamo sogniamo Marrakech, o Istanbul. Erano quelle le prime scelte, peccato che Catania sia tagliata fuori da molte tratte internazionali. E i soldi per questo viaggio siano pochi. Atterriamo quindi, e sono le dieci e mezza. Sgambettiamo con gli altri viaggiatori italianotti (negli aeroporti non so perché ma sembriamo piccole capre ubriache) e arriviamo al primo schermo informazioni. Il check-in è ancora aperto. Perfetto. Corriamo verso i metal detector e c’è una moderata fila. Ci facciamo spazio tra la gente, implorando grazia. E arriviamo allo stop. Il poliziotto di frontiera spara il biglietto e guarda perplesso il suo affare. Mi spiace, dice. Il volo è chiuso. Siamo fottuti, ho pensato. Soldi buttati dell’aereo e bloccati a Bergamo. Un incubo! Sudo freddo! Spiego che siamo appena atterrati, che il volo ha portato ritardo, che veniamo dalla Sicilia. E credo per una volta di essere stato fortunato. Il tipo mi tranquillizza e comincia a fare telefonate. Sono incredulo, penso faccia solo scena, il classico giochino per non fare la parte di chi non ci ha provato. Invece ci fa passare. Chiama un ragazzo e gli ordina di portarci all’aereo. Ha chiamato al comandante e ci accettano a bordo. L’incredulità si trasforma in sorpresa. Quel signore ci ha aiutato davvero. Lo ringraziamo e in panda con tanto di lampeggiante, pista pista, ci accompagnano all’aereo. Siamo felicissimi. È identico a quello precedente, solo mezzo vuoto. Ordiniamo un altro panino. Non ci crediamo ancora, Maastricht stiamo arrivando!

Alcune considerazioni: abbiamo scelto di volare con Ryanair perché pensavamo di risparmiare. Il volo più comodo era su Maastricht, da Bergamo l’abbiamo pagato sulle venti euro. Quello da Catania a Bergamo costa di più, sulle cento euro. Inserendo poi l’assicurazione siamo arrivati a spendere sulle duecento euro ciascuno. Sempre dopo aver pagato ho fatto un tentativo con Alitalia: Catania-Amsterdam con scalo (assicurato) veniva duecentoventi. Con assicurazione sarebbe stato duecentosessanta circa. Quindi abbiamo risparmiato sessanta euro circa, per il volo, al cardiopalma ok, per la grandezza del bagaglio, del peso, per l’eventuale perdita del volo. Poi c’è da dire che Maastricht è molto più economica di Amsterdam, ed è una città molto bella, e con la soluzione adottata per il soggiorno abbiamo risparmiato davvero molti soldini.

Altra piccola osservazione: la foto è di repertorio (google immagini).

Sentimentalismi a gogò

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Discussione di stamattina tra la nonna e la mamma:

-Sai ieri non sono riuscita a guardare Silent Hill da sola. Era tardi ma non così tardi e mi sono impressionata. Ho provato con le luci accese ma nulla. Alla fine ho spento la tv.

-Io non riesco a guardare un film dell’orrore da quando sono incinta. L’ultimo è stato un pezzo di Rec3. Sono arrivata al punto in cui un prete è circondato dagli zombi, e negli specchi intorno si riflette l’immagine del demone del primo film. Quella ragazza magrissima posseduta da un vermone assatanato. Il papi era tutto eccitato ma io non ce l’ho fatta.

Devo ammetterlo. Questo cambiamento non è avvenuto solo nelle due donne più importanti della mia vita. Avverto qualcosa anch’io. Basti pensare alla tenerezza che mi ispirano adesso le donne incinte. Prima non riuscivo a guardarle, con quei pancioni all’infuori, così arroganti! Ora sorrido quando le incrocio per strada. Loro penseranno che è una smorfia di circostanza, invece no. Tenerezza liquida. Sarà che so cosa provano, cosa devono sopportare, la meraviglia che nascondono lì dentro. Ma non è questo che mi fa scattare la sensazione della lacrimuccia. Bensì cose molto più banali. Cose da reality show, per intenderci. Mi basta vedere un padre che canta e il suo bambino fremere dall’agitazione dietro le quinte. O un ragazzino incoraggiare la madre ad una gara culinaria, e sono entrambi enormi, ciccionissimi, così uguali da far stare male. Lo so che è pura finzione mediatica. Riesco però ad avvertire l’emozione. Ok, bravi gli autori, gli scenografi, i direttori artistici. Da quando sei nato le cose sono cambiate. Prima non me ne fregava nulla. Guardavo ma era un’occhiata superficiale, in cerca di altre cose. Come per i libri. Oggi li leggo con un’intensità diversa. Immagino quei legami, avverto la carica di sentimentalismo. È come se avessi all’improvviso, dal niente, acceso nel mio cervello un interruttore che non sapevo esistesse. No, no. Non è da me. Ok.

Sei stato tu, vero?

La prima caduta dal lettone

Sabato 1 novembre ci hai fatto prendere uno di quei colpi che poi appena passato carica di consapevolezza che non è successo nulla, che ricapiterà chissà quante volte, durante la tua infanzia. Sei caduto dal lettone. La mamma era in salotto, ti aveva lasciato da appena un minuto, e stava accendendo la televisione quando ha sentito un tonfo.

-Nel palazzo se ne sentono in continuazione- ha dichiarato alla stampa. -Non pensavo mica fosse lui! Poi il pianto…-

Io ero a lavoro, e non sentirvi fino alle dodici mi aveva già messo in allerta. Ogni volta che penso possa succederti qualcosa le mie preoccupazioni più grandi vanno alla tua mamma. Così immaginavo già di trovarla spiaccicata sul marciapiede sotto casa. Donna si lancia dal balcone, su un foglio scrive al marito: perdonami, sono una cattiva madre, oggi ho pestato un piede a tuo figlio e non reggo il senso di colpa. Sbang! Così appena ha chiamato, con la voce assonnata, dopo tutto quel tempo che provavo a contattarvi, non ho capito. 

-Ti sei addormentata?
-Si, ma devo raccontarti una storia, e non è una bella storia.

Ecco, ho pensato. Ma non piange, e di solito lo fa, quindi non mi preoccupo. Man mano che va avanti nella storia, siamo arrivati al tonfo. -E cos’è stato?- chiedo io col cuore in gola. -Tuo figlio- mi dice.

Ti trova a pancia all’aria, per terra, sul freddo marmo. Ululante! Ti raccoglie e ti passa la mano sulla testa. Più tardi avrebbe dichiarato agli inquirenti che era certa l’avrebbe vista coperta di sangue. Invece no, non ce n’era. Tu smetti di piangere, fai i tuoi soliti versetti, così la mamma ti mette in culla e va in bagno a vomitare per l’agitazione.

-Ho pensato di farla finita,- dice ad un giornale il giorno dopo. -Ho pensato: lo faccio. Mi ammazzo. Ma poi avrei lasciato il bambino da solo, nella sua culla. Erano le dieci circa, il papi non sarebbe tornato fino all’una. Mi sono fatta forza. Si, queste sono di quelle situazioni in cui non si può fare nient’altro.-

E tornata in stanza e ti ha coccolato per un po’, ti ha dato il latte e…

Quando alle dodici e mezza circa ho esortato la mamma a chiamare un pediatra, lo ammetto, ero parecchio arrabbiato. Non tanto perché ti sei lanciato dal lettone, so che sono cose che capitano e sarebbe potuta capitare anche con me a casa. Non le ho mica attribuito la colpa. Ero arrabbiato perché non mi aveva chiamato prima, non appena vi eravate calmati, e perché tua madre è una testona, e fa solo quello che le dice la sua testa. Siamo tutti molto preoccupati per questa testardaggine. Fatto sta, per non tirarla troppo alle lunghe, che ha chiamato il pediatra il quale le ha raccomandato di non fare dormire il bambino, di mettere del ghiaccio sul bernoccolo e di tenerlo sveglio per un po’, di vedere se vomitava o porta spossatezza. Sono queste, infatti, le principali sintomatiche di un trauma cranico. -Mi raccomando signora, al minimo dubbio lo porti al pronto soccorso!- dice. -Si, ok, lo faccio, si, si-, finisce la telefonata.

Due ore prima invece la mamma ti ha coccolato per un po’, il tempo di capire se sentivi bene, e vedevi bene. E´ successo da poco il terribile episodio in cui un bimbo a causa di un pestaggio, per i danni alla calotta cranica, è diventato sordo e cieco. La cosa ci ha turbati. Rincuorata, si è rannicchiata al tuo fianco e…vi siete addormentati!

-Signora, ma è sempre sconsigliato addormentare un bambino dopo una botta in testa, non lo sa?- chiede la presentatrice di Verissimo.
-Si, lo so, ma che ci posso fare, eravamo così stremati dalla situazione che…

P.S.: Non so realmente cosa tu abbia sbattuto quel giorno. Non hai riportato alcun segno. Nessun bernoccolo, ne lividi. Non ho ancora capito come sia arrivato per terra. Con questo mistero, il caso è chiuso. 

Nuovo arrivo in famiglia

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Ormai sei grande quindi ho deciso che scriverò rivolgendomi direttamente a te. Ieri mattina siamo andati a trovare la cuginetta, nata il 25 ottobre. Presto comincerò a raccontarti qualcosa della tua famiglia. Così conoscerai chi siamo adesso, ad anni da come ci conoscerai quando capirai. La cuginetta intanto pesa qualcosina in più di te, e sembra così piccola! Quindi, ne deduco, anche tu eri così minuscolo quando sei nato. L’avevo dimenticato. Sarà perché cresci così velocemente. E´da qualche giorno che provi ad alzarti in piedi. Ti arrampichi ovunque, non stai fermo un solo attimo della giornata. Sgambetti, gattoni, tocchi ogni cosa. Ci e ti metti alla prova e sei testone come il tuo papà, non ti arrendi facilmente, anche se non riesci a oltrepassare barriere impenetrabili come un cuscino o il lenzuolo arricciato. Fai versi, non parli e non ci sono dentini all’orizzonte, ma fidati, quando la gente ti vede, pensano tutti che hai otto o nove mesi. E infondo non sei nemmeno così ciccione come dicono o così lungo. L’ultima misurazione dal pediatra dice otto kg e mezzo per sessantasette centimetri. Quindi sarà l’espressività che hai, quel modo di sorridere a tutti da gran ruffiano. Cicisbeo, per l’appunto. Dal quale proviene Cicis. Ieri sera hai corteggiato una bimba in farmacia. Lei aveva qualche annetto in più ma sei irresistibile, un gran conquistatore. Era successo pure al supermercato. Guardandoti abbiamo deciso con la mamma che ti faremo fare almeno tre sport al giorno. Se no chi ti tiene! Ci sarà proprio da divertirsi…

Metà ottobre spaccato – Cose inutili per un bimbo di quasi sei mesi

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Aggiornamento del 15 ottobre 2013
Per il mio bimbo, messaggio dal passato: sei monello. Ma così monello che con te non sappiamo più cosa inventarci. Pensavamo fosse un problema di gestione. Allora:

Non avevi giochi e ne abbiamo comprati diversi. “Così sarai impegnato in qualcosa!” ci siamo detti. Invece no. Perché non basterebbero giochini per distrarti. Hai distrutto la palestrina della Chicco. Ne ho un pezzo persino in macchina, perché quando artigli qualcosa, con quelle manine bellissime, non la lasci più. Sei capace di dormirci persino. Se proviamo a togliertela cominci a piangere e poi ridi, e piangi. Hai un gioco a forma di pianola che fa tutte le musichette classiche ed è l’unica cosa che ti tiene buono (dieci minuti massimo, giusto il tempo di farci pranzare) nel passeggino. Lo prendi letteralmente a calci. La cosa ti diverte. Fin quando non ti incazzi e cominci a piagnucolare in tono fasullo che sa tanto di presa per il culo. Per non parlare di quando riesci ad agguantare la pompetta per le caccole del naso. Cominci a sbatterla ovunque. Sembri un cowboy con il suo lazzo. Ieri te ne sei  dato un colpo in testa e che singhiozzoni (quelli veri eh)! Hai anche un tamburo, orsacchiotti, sonagli, e le chiavi…le chiavi! Ne vogliamo parlare?! La nonna non avendo che fare ti ha preso quelle che suonano. Hanno un marchingegno grosso e pesante che tu continui a sbattere sul tavolo (di vetro) o sulle tue cosciotte. Prima o poi mi spacchi un dente, con quella tortura cinese. E nonostante tutto questo, continui a rubarmi gli occhiali e mostrarli alla mamma come una conquista unica, un senso di orgoglio immenso. Hai vinto, ok. Hai vinto dal primo momento in cui ti ho visto. Ma vuoi dimostrarlo e te lo permetto. Raccolgo a quattro piedi le lenti da terra, fin quando non si perderanno definitivamente.

Non hai mai sopportato i posti chiusi. Ho montato con le mie stesse mani la tua culla. Pezzo per pezzo, sudore su sudore Come farebbero gli antichi. (Ok, era pre assemblata) Ci hai dormito non più di dieci ore, in sei mesi. Nel babypulman hai dormito invece, forse, un’ora. E’ incelofanato. Immacolato. Stessa sorte per la sdraio. Lì forse hai accumulato una dozzina di ore. Ora non ci entri più. Incelofanata. C’è il passeggino, in cui riusciamo a farti stare dieci minuti al giorno. E’ quello del trittico. Pesa troppo, così per uscire abbiamo comprato il passeggino da campo. Solo 7 kg. Rosso. Una meraviglia. Mai usato! “Lo useremo più avanti” dice la mamma. Credo finirà nel suo scatolo molto presto. Capitolo a parte il seggiolino. Spaziale, in tutti i sensi. Azzurro con le stelle, i pianeti. Bellissimo. Abbiamo fatto due foto, poi è finito in cameretta. Per quello non ho dubbi, arriverà il suo momento. E per finire il boxe. La gabbia. Quel coso orribile che non ho mai capito. E’ a tema marino. Lì sei entrato solo per vedere se le dimensioni lo permettevano. E’ in salotto a prendere polvere.

Sei uno spirito libero. La notte hai conquistato il nostro letto e lo dimostri dormendo con le braccia larghe, le gambe divaricate. Qui a Catania diciamo “a quattro di picche”. La posizione è quella. Ho la schiena a pezzi e dolori ovunque. Quando dicono che il tempo sembra volare, con i bambini, ci chiediamo…ma con quali bambini? Sono quasi passati sei mesi, tra due giorni, e se c’è una cosa vera, tra quelle che dicono, è che ci hai riempito la vita. E anche la casa.

Non vedo l’ora di portarti in giro. Spero ti impadronirai del mondo come per il lettone, che ti diventi presto stretta questa realtà, così limitata. Viaggeremo insieme, alla ricerca di qualcosa da conquistare. Il tuo papà pazzo sarà sempre lì, a raccogliere i pezzi delle cose che distruggi.

Postumi estivi di metà ottobre – Cose utili alla nascita

ImmagineCi stiamo riprendendo lentamente dalla batosta battesimo e mi rendo conto sia passato più di un mese dall’ultimo aggiornamento. La famiglia è sempre molto unita, anche se dovrei scrivere dei post riguardanti alcuni luoghi comuni della vita di coppia nel matrimonio. Ma lo farò più avanti, tanto sono luoghi comuni, si possono immaginare.

Battesimo, per l’appunto. Ma anche il viaggio in solitaria con mio fratello in Olanda. Le difficoltà economiche. Il mio piccolo che comincia a parlottare, a mangiare le pappe, e spingersi per camminare, muoversi, su, su, crescere!

Siamo ancora storditi, in realtà, e le riflessioni si incentrano principalmente su motivi di fuga. Argomento talmente vasto che non basterebbe il tempo e lo spazio. Così aggiorno con una riflessione, scaturita dal fatto che sta per nascere la cuginetta.

Ma quante cose inutili che si comprano quando nasce un bambino?

Il trittico per esempio. Ci sono trittici carissimi, si parte dalle 200 per finire dove si vuole. Passeggino, seggiolino e babypulman…tutti quei soldi per qualcosa che noi non abbiamo mai utilizzato! Avremmo potuto tranquillamente spendere 60/70 euro per un passeggino leggero, sarebbe bastato! Non voglio criticare nessuno, così non farò un elenco delle cose inutili, bensi delle cose utili al momento della nascita:

1) body e vestitini: sembrano non bastare mai. Cacca, pipì, vomito…in agguato, ovunque!

2) Gocce per le coliche: a sei mesi la vita è già complicata. Dolore ai denti, al pancino, problemi di digestione. Ma nei primi mesi bastavano cinque goccine e buonanotte! Ci hanno tolto da situazioni difficili.

3) Fasciatoio: vestire un bimbo è complicato. Farlo nella posizione sbagliata piegherebbe in due chiunque.

4) Giochini: sembrerà banale, ma per la mamma e il bimbo la giornata sembra non passare mai. Così le palestrine, i sonagli, i pupazzetti, le tastiere, diventano appigli a cui aggrapparsi per trascorrere quelle mezz’ore interminabili!

E poi sarebbe utile organizzare corsi in palestra per le braccia, la schiena, le gambe. I dolori e gli scricchiolii delle articolazioni non finiscono mai. Ora che il bimbetto pesa quasi nove kg la ninna nanna è una gara di resistenza. Sarebbe utile anche creare una cameretta insonorizzata. Vi assicuro che non è piacevole sentire piangere vostro figlio, dopo averlo addormentato con un’ora di ninna nanna, perché un idiota ama strombazzare il clacson giù in strada!

Finisco con una nota riguardo l’immagine ad inizio post. E’ tratta dal video di Atlas, dei Coldplay. Non è nello stile di mio figlio, ma il video gli piace. Tutte quelle linee, le esplosioni, i colori…proprio belli, si.

Bettesimo Low Cost

 

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E´arrivato il giorno del battesimo.

Sono stato latitante un po’ per i preparativi, un po’ per altre preoccupazioni. La situazione è precaria più che mai. Non parlo di quella sentimentale, non avrei sposato la donna che amo se avessi avuto dubbi, e non ci avrei fatto un figlio dopo nove mesi e otto giorni circa (ancora non ho ben capito quando ti abbiamo concepito! so solo che eravamo in Messico). Le discussioni non mancano, ma meglio di quelle coppie che “si amore tutto bene oggi” e poi ognuno a farsi i cazzi propri.

E´mattino, c’è quasi tutto pronto. Organizzare questa ricorrenza è stato più semplice del matrimonio. Avevamo le idee chiare, così abbiamo scelto l’ennesima chiesa piccolina, accogliente, semplicissima. La location è più cittadina, ma riservata.

Anche per la scelta degli invitati non abbiamo esitato granché. Parola d’ordine: escludere tutti gli escludibili. Così saremo 32 persone. I parenti stretti, di primo grado. E quegli amici che per lo più sono diventati, col passare degli anni, dei fratelli. Per tutti gli altri, sono spiacente, non c’è stato nulla da fare. 

Dovremmo andare dal parrucchiere ma il bebè dorme, così sorseggio un caffè uscito troppo annacquato, e scrivo questo resoconto dell’organizzazione del battesimo.

Dicevo, la situazione economica. Purtroppo non è delle migliori. A fine agosto sono arrivate le bollette Enel, Telecom, e per non farci mancare nulla, anche quella della spazzatura. Per un totale di quasi 500 euro. Non c’è da stupirsi che tutti i consumi siano fermi, che non si lavori.

Il budget di spesa è bassissimo. Così vi spiego in quattro mosse come organizzare un battesimo low cost.

1) Questione abiti: sfruttare al massimo gli sconti. Io ho comprato un vestito grigio scuro col 50%, è costato poco meno di 80 euro. La camicia l’ho riciclata tra quelle che avevo in armadio, idem per le scarpe. Mi sono fatto due conti: la mia cintura da sola è costata più di tutto quello che indosserò. E´quella del matrimonio. Nera, in pelle, e fibbia in acciaio. Momi invece ha comprato il suo abito su internet, Denny Rose, celeste, sempre con il 50%: 60 euro. Il copri spalle è stato acquistato in un negozio di roba economica. Bianco. 6 euro. I trucchi sono stati pagati con dei buoni regalati qualche mese fa alla suocera. Per l’acconciatura ci siamo fatti raccomandare, 20 euro anziché 35. Le scarpe riciclate anche quelle, dal matrimonio. Il nostro bimbo invece è stato il più fortunato. La bisnonna ha fatto smacchiare il vestitino del battesimo di mio padre. Quelle stoffe hanno quasi sessant’anni. E´una meraviglia. Sotto indosserà un completino Original Marines, azzurro e bianco, comprato con gli sconti per un totale di 40 euro. Scarpette 20 euro. In totale famiglia fanno: 226 euro.

2) Questione bomboniere: andate dal vostro rivenditore di fiducia. Fatevi dare un catalogo di bomboniere di marca. Apritelo ma fermatevi alle prime pagine. Non guardate nemmeno le ultime. Di solito le bomboniere più belle sono lì, il problema è che costano il doppio di quelle nelle prime pagine. Noi, diciamo, ci siamo fermati a metà: 10 euro cadauna più due euro a sacchettino. Sono andati via 300 euro. 

3) Questione ristorante: avevamo deciso di sfruttare la casa a mare per risparmiare, ma la verità è che sono più i casini che il denaro non speso. Quindi ci siamo rivolti ad un amico. Ci ha messo a disposizione un’area del suo locale, in giardino. E´un bel posto, sarà una bella serata. E la freschezza del cibo è garantita. Antipasti a volontà, primo, secondo, torta. 25 euro a persona. Sono 800 euro. 

4) Questione fotografo: uno di quegli amici di cui parlavo prima, un fratello, ama far foto. Ci regalerà le foto e l’album. Altro che mastercard, questo (!) non ha prezzo.

Rimane irrisolta la questione “offerta” in chiesa. Ho già raschiato il fondo del conto in banca, ma non credo basti dire che Gesù era comunista, odiava le strutture pacchiane, e professava la libertà. Così ascolto il cd dei One Republic, di cui all’inizio del post l’immagine di copertina, e svuoto il cervello. Infondo in soldi non sono tutto. Sono sicuro sarà una grandissima serata. Mio figlio merita questo, quello, e tutto il mondo.

Ferragosto 2013

Augusto Ottaviano

Il ferragosto in famiglia, con un bimbo di quasi quattro mesi, è totalmente diverso da quel che potrebbe essere un qualsiasi ferragosto della mia vita. Ho sempre vissuto la notte del 14 agosto come se fosse capodanno, e il 15 mezzo abbattuto al mare, a smaltire rifiuti alcolici come una discarica abusiva sul bagnasciuga. Con un bimbo le cose cambiano. Così eccomi qui a raccontarvi il Feriae Augusti 2013.

La serata del 14 era organizzata in maniera diversa dal solito, ma pur sempre organizzata. A casa della suocera con i cuginetti più grandi. Sono ragazzini ormai, quindi niente a che spartire con un bebè. Non ho aspettative, non ci sono cartoni di birre da terminare, ne gare alcoliche da fronteggiare. Soltanto del pollo con le patate per menu, e vabbè, una bottiglia da 33 ci scappa. Spero. Non sono mica l’unico adulto, e l’amore che provo verso l’alcol non è di certo celato alle folle. Alle sette e un quarto chiudo il negozio e salgo dalla suocera, dove mi aspettano moglie e figlio. Trovo entrambi sul balconcino che da sulla strada interna della via. Il piccolo con gli occhietti gonfi e arrossati, la grande con una smorfia che la dice lunga sul suo stato fisico e mentale. A pezzi. La schiena ammaccata, i polsi doloranti, le occhiaie nere. Che è successo? chiedo. Niente, è nervoso. Così proviamo ad addormentarlo in balcone, con la danza degli indiani che fa più o meno così: ooiooiooiooh e riparte al ritmo di un tamburo tribale. Lui sembra placarsi e sono contento. Credo che la sicurezza morale di un genitore si trasmetta in serenità nel figlio. Ooiooiooiooh! Sembra esservi addormentato. Così entriamo e lo poggiamo nel lettone. Uuuunghueeeé! Fregati! Ricomincia a piangere come un matto. E´la prima volta che gli vedo spuntare una lacrimuccia. Tutto ciò è troppo, persino per me. Decidiamo di abbandonare l’allegra comitiva composta da suocera, zio (fratello della suocera) e figli, bisnonna (mamma della suocera) e nipotina in attesa genitori. Il nostro bebè è molto presuntuoso, testardo e capriccioso, fisicamente è tutto sua madre, ma in carattere credo abbia preso dal papà. Oltre per le orecchie e le gambette storte. Ma quelli sono dettagli per fare lo scrupoloso. Decidiamo di tornarcene a casa quindi, ma prima passiamo da una famosa gelateria di Catania per comprarci almeno un gelato, e festeggiare a modo nostro. Alle nove il piccolo è a letto, noi beviamo la nostra birra, una bud da 33 divisa in due, e dopo un piatto di pollo brodoso con patate a domicilio ci gustiamo il nostro gelato. Non riusciamo nemmeno a finirlo. Dico la verità. Mangiamo meno di prima, ma ingrassiamo. Sarà la felicità, è come scoprire l’acqua fredda. Siamo a letto alle dieci di sera. I fuochi d’artificio della spiaggia, che sono lontani parecchi chilometri, e anni, non disturbano il nostro sonno.

Il 15, ferragosto.
Ci svegliamo presto, come ogni mattina. Alle sei e mezza operativi. Speriamo sempre si riaddormenti, è una vana speranza. Eppure ogni volta ci proviamo. Così ci alziamo e andiamo a fare colazione. Mangio i cereali, ci sono le nocciole, so già che la pagherò cara. Dobbiamo deciderci sul da farsi. Perché con un piccolo bebè capriccioso non si sa mai come va a finire. L’imprevedibilità della vita. Persino quella cambia. Un giorno pensi: basta, domani parto per posti sconosciuti…poi non sai nemmeno se riesci ad andare al mare dai tuoi genitori. Anche questo significa avere un figlio. Guardiamo annoiati un telegiornale, sapendo già cosa capita nel mondo, è tutta l’estate che non si parla d’altro. Il governo, la grazia, gli spiaggiati. Tra foto scioccanti di tifoni nell’entroterra siciliana, manco fossimo ai tropici, decidiamo di farci forza e partire per il mare. Tra il bagnetto, la cacca, il sonnino del mattino, la doccia (nostra) siamo pronti per le dodici e arriviamo al mare per mezzogiorno. Oggi il baby sembra essere più accondiscendente, e non senza qualche capriccio, ci consente di mangiare in abbondanza e tranquillità. Io mi scolo tre bottiglie di birra e mezza, ricaricando il mio ego alcolizzato e pensando che si, ce la posso ancora fare, mi addormento sulla sdraio.

La situazione regge, forse grazie al crollo della sera precedente, e per finire il pomeriggio riusciamo a portarti persino in spiaggia, dove per la prima volta vedi il mare. I tuoi occhi grigi si fermano ad osservarlo, e sembri assorto in pensieri molto più grandi di te. Non ti nascondo che ogni giorno che passa sono sempre più innamorato di te e di quel modo che hai di guardarti intorno. So che è sbagliato avere delle pretese sui figli, ma mi auguro che questa curiosità te la porti dietro per l’intera durata della tua vita. Guardiamo tutti te, mentre tu guardi il mare. E ascolti le onde, con il tuo cappellino rosso sulla fronte, ancora troppo grande (seppur così minuscolo). Rientriamo solo quando sembri stanco e cominci a stropicciarti gli occhi. Si torna a casa, e si va a ninna, alle otto di sera sei k.o.

Momi adesso dorme al tuo fianco. Siete la mia famiglia. La cosa più importante che ho. So che la descrizione di questo evento è molto semplice. Infondo non abbiamo fatto nulla di speciale. Una volta i ferragosti forse erano più divertenti, ma rimaneva dentro un’insoddisfazione più grande di me. Oggi sono pieno, stanco e felice. Per questo vi ringrazio entrambi.